Meloni e Sánchez litigano su Ceuta nascondendo le colpe del Marocco

Italia e Spagna si scontrano pubblicamente per convenienza politica interna, ma non denunciano l’attacco ibrido di Rabat per non disturbare i regimi che ricattano l’Europa controllando i flussi migratori 

4 SET 26
Immagine di Meloni e Sánchez litigano su Ceuta nascondendo le colpe del Marocco
La reazione del governo Meloni alla crisi di Ceuta, con la decisione di sospendere l’accordo di Schengen con la Spagna, è stata sicuramente dettata da ragioni di politica interna: stigmatizzare il lassismo di un governo alleato del Pd di Elly Schlein e mostrare i muscoli sull’immigrazione per arginare l’avanzata del generale Vannacci. Ma anche in Spagna, l’analoga risposta del governo Sánchez ha ragioni domestiche: confrontarsi con un governo di destra amico di Vox e distogliere l’attenzione dai problemi con il Marocco. Questa differenza di trattamento, inspiegabilmente cordiale con Rabat ed eccessivamente dura con Roma, è stata sottolineata più volte dai partiti di opposizione spagnoli.
Dal 31 luglio, il giorno dopo l’invasione dell’exclave spagnola in Africa da parte di 70-80 mila immigrati provenienti dal Marocco, e per tutto il mese successivo, il governo spagnolo ha sempre ringraziato le autorità marocchine per la “collaborazione” ed escluso categoricamente qualsiasi responsabilità del regime di Muhammad VI, nonostante numerose evidenze contrarie. Al contrario il 30 luglio, dopo che il ministro degli Esteri Tajani ha annunciato la chiusura di Schengen con Madrid e criticato le politiche migratorie del governo, il suo omologo José Manuel Albares ha definito il messaggio di Tajani “indegno” e ha convocato per il giorno successivo l’ambasciatore italiano per protesta. Lo scorso 25 agosto, quando ormai le responsabilità del Marocco erano chiare, la portavoce del Partito popolare al Congresso Ester Muñoz ha incalzato in audizione il ministro della Difesa Margarita Robles: “Perché il governo non ha convocato l’ambasciatore marocchino dopo che il suo ministro della Giustizia ha affermato che Ceuta e Melilla sono marocchine? Perché avete aperto un conflitto diplomatico con l’Italia e non con il Marocco?”. Pochi giorni dopo, il 28 agosto, sempre in audizione al Congresso, a un’analoga domanda sul perché il governo avesse convocato l’ambasciatore italiano in poche ore e non quello marocchino, il ministro degli Esteri Albares ha risposto sibillinamente: “Le convocazioni degli ambasciatori raramente sono rese pubbliche”.
In effetti, quello che nessuno sapeva perché il governo l’aveva tenuto riservato, è che la convocazione dell’ambasciatore del Marocco era già avvenuta. L’ha rivelato ieri Pedro Sánchez durante un intervento al Congresso sulla crisi di Ceuta: “Abbiamo ascoltato due ministri [del Marocco] fare dichiarazioni inaccettabili su Ceuta e Melilla – ha detto il primo ministro riferendosi a rivendicazioni marocchine sulla sovranità delle due città spagnole – due dichiarazioni per le quali, voglio informarvi, abbiamo convocato l’ambasciatrice marocchina il passato 21 agosto”. Ciò che Sánchez ha omesso di dire, come poi hanno rivelato i giornali spagnoli, è che l’ambasciatrice marocchina non era in Spagna in quei giorni e che l’incontro non c’è mai stato: andò in sua vece un incaricato d’affari. In ogni caso, il ministero non diede notizia dell’incontro né delle proteste “per prudenza”. Questa riservatezza non c’è stata in altre crisi diplomatiche, come quelle che che recentemente la Spagna ha avuto con Israele, Argentina e Italia. In sostanza, il governo spagnolo ha reagito in maniera dura all’azione dell’Italia su Schengen alzando pubblicamente il livello dello scontro diplomatico, mentre ha mantenuto segreta la convocazione dell’ambasciatore di un paese i cui militari – secondo le evidenze raccolte dalla Polizia spagnola hanno “guidato” l’invasione di Ceuta, considerata da Sánchez una “violazione dell’integrità territoriale” – e i cui ministri rivendicano pubblicamente la sovranità di due città spagnole.
D’altro canto, il comportamento delle autorità italiane non è stato diverso. Esattamente come ha fatto Madrid, anche Roma ha evitato accuratamente di attribuire responsabilità al Marocco per la violazione di una frontiera che – come ripete sempre l’Italia per Lampedusa e le coste mediterranee – è una “frontiera europea”. Per il governo italiano, invece, la colpa è della “regolarizzazione di oltre 500 mila immigrati” decisa dal governo Sánchez. Eppure la regolarizzazione non c’entra nulla. Intanto perché in passato ne hanno fatte, e di più grosse, i governi di destra in Italia senza che questo provocasse invasioni di massa. In secondo luogo perché non c’è alcun legame temporale con la crisi di Ceuta. In terzo luogo perché nelle informative della Polizia e dell’intelligence spagnola non c’è alcun riferimento al provvedimento. In quarto luogo perché, secondo gli ultimi dati, la regolarizzazione ha prodotto un aumento di 338 mila iscritti stranieri alla Sicurezza sociale, con un leggero aumento della disoccupazione: vuol dire che la stragrande maggioranza degli irregolari in Spagna già lavorava (in nero) o ha subito trovato occupazione.
In sostanza, mentre litigano pubblicamente tra di loro per ragioni di posizionamento politico interno, i governi Sánchez e Meloni sono concordi su una cosa: non identificare le responsabilità del Marocco per la crisi di Ceuta e, più in generale, non disturbare i regimi che ricattano l’Europa controllando i flussi migratori. Gli allarmi sul pericolo degli attacchi “ibridi” all’Europa non servono a nulla se, mentre avvengono sotto i nostri occhi, si decide di girare la testa.