Su Ceuta Sánchez difende una linea sempre meno credibile

Tornato in parlamento, il primo ministro ammette l'esistenza di un attacco “all’integrità territoriale” spagnola, ma allo stesso tempo esclude ogni responsabilità di Rabat. E anche i membri della coalizione di governo iniziano a diffidare

3 SET 26
Ultimo aggiornamento: 17:13
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Foto ANSA

Madrid. E’ stata una lunga seduta parlamentare, quella di giovedì mattina al Congresso dei deputati spagnoli. Dopo quasi un mese di vacanze e una recente intervista radiofonica, il primo ministro Pedro Sánchez è andato finalmente in Parlamento a riferire sulla crisi di Ceuta. Oltre sei ore di dibattito acceso che però non abbattono un solo mattone del muro contro muro che vede contrapposti il bunker dei ministri, da una parte, e le diverse opposizioni dall’altra, inclusi gli eterogenei alleati che ancora sostengono la maggioranza, ma che su Ceuta dimostrano di essere sempre meno propensi a bersi la versione di Sánchez.
Anche dopo le rivelazioni del giorno prima, con la pubblicazione di un rapporto di polizia nel quale si dettagliano le responsabilità dirette e indirette delle forze dell’ordine marocchine nell’invasione (disarmata, certo, ma traumatica) della città spagnola, il premier mantiene la stessa linea. Una linea che sfida gli esperimenti mentali della fisica più avanzata, poiché presuppone la coesistenza di realtà opposte, come per il gatto vivo e morto di Schrödinger. Continua a dire che c’è stato un attacco “all’integrità territoriale” spagnola ma, sebbene sia evidente che l’attacco proveniva dal territorio marocchino, Sánchez scarta ogni responsabilità di Rabat, mentre il rapporto di polizia scarta l’ipotesi mafiosa e punta il dito su forze dell’ordine ufficiali, in divisa o in borghese.
Il premier evita lo scontro diretto con gli investigatori, ma nega tutto, facendone una questione di ermeneutica del testo. Evita anche l’attacco frontale ai servizi segreti, pur continuando a dire che il governo non è stato informato su quanto stava per accadere. Eppure i report che parlavano dei rischi sono sui giornali. Lui promette di desecretarli tutti, quelli delle ultime settimane, e dai banchi dei socialisti parte l’applauso. L’unica a non applaudire è Margarita Robles, ministra della Difesa. Dal primo momento insiste che le informazioni c’erano e che il governo ne era in possesso. Fotografi e telecamere l’hanno inchiodata nella sua passività, visibilmente infastidita, che sicuramente stonava con l’entusiasmo degli altri.
Un altro argomento forte a sostegno della tesi dell’attacco ibrido marocchino sta nelle varie rivendicazioni della sovranità su Ceuta e Melilla rilasciate in questo mese da almeno due ministri del governo di Rabat. E qui l’audizione parlamentare ha riservato forse la sua unica vera sorpresa. Sánchez ha rivelato che il 21 agosto il governo ha convocato l’ambasciatrice del Marocco a causa di quelle “dichiarazioni inaccettabili”. Inaccettabile per l’opposizione è che la convocazione di un ambasciatore si faccia “clandestinamente”, come ha detto il leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo. A quali conclusioni saranno giunti? E non basta, perché nel giro di pochi istanti arrivava anche il fact-checking dei giornali: il 21 agosto scorso l’ambasciatrice Kerima Benyaich non era in Spagna. La notizia obbligava il ministero degli Esteri a precisare che avevano parlato con l’incaricato d’affari.
Questi, nella lunga seduta plenaria, sono stati i “momenti alti”, quelli in cui comunque si è riusciti a rimanere sul tema. Il resto è rimasto in balia di una deriva di argomenti sui massimi sistemi, con qualche curiosità da rivista divulgativa. Per sottolineare l’ispanità di Ceuta, Sánchez ha esordito ricordando l’origine dei due leoni di bronzo che fiancheggiano i portoni del parlamento, bronzo fuso nel 1865 utilizzando i cannoni catturati alle truppe marocchine nella Guerra d’Africa (un appunto che i suoi simpatizzanti della sinistra accademica e postcoloniale possono perdonare solo a uno come Sánchez).
Per il resto ha parlato della guerra in Iraq del 2003, basata su prove false, ha rivendicato l’aumento degli investimenti nella Difesa dicendo che non investe in Difesa bensì “in sicurezza”, ha citato frasi del 2012 dell’ex premier Mariano Rajoy (del Partito popolare) sui buoni rapporti con il Marocco, come se nel frattempo non ci fosse stata un’altra invasione di Ceuta nel 2021. E via discorrendo fra l’estrema sinistra, che riesce a tirare sempre in ballo Israele, e gli indipendentisti catalani che, anche se si parla di 140 morti al largo di Ceuta, devono sempre far sapere quanto stia soffrendo il popolo catalano.
Infine, Sánchez ha addirittura accusato l’Europa di “scarsa ambizione” quando la Spagna, 40 anni fa, entrò nell’allora Comunità economica europea. Crede che sia stato un errore tenere Ceuta e Melilla fuori dall’unione doganale e ha promesso di “europeizzarle” definitivamente. Tra le misure annunciate: una maggiore presenza di Frontex e l’ingresso delle due città nel Comitato europeo delle regioni. Il solito Ignacio Cembrero, grande conoscitore delle complicate relazioni ispano-marocchine, sul giornale El Confidencial ha ricordato che tutto ciò darebbe maggiore voce in capitolo a Bruxelles su quell’unica frontiera terrestre che l’Ue ha con l’Africa. E questo, dice, potrebbe infastidire ulteriormente il Marocco.