Esteri
crisi di partito •
Su Ceuta la linea di Sánchez si trova contro la Polizia e pezzi di Psoe
Madrid ha infine ammesso che la risposta all'emergenza migratoria è stata insufficiente. E spunta un rapporto di polizia in cui si parla di un'operazione delle forze dell'ordine marocchine
3 SET 26

Foto ANSA
Madrid. Alla fine, Pedro Sánchez ha chiesto scusa agli abitanti di Ceuta riconoscendo che la situazione non è risolta e che la risposta dello Stato è stata insufficiente. Lo ha fatto con un video alla vigilia dell’audizione parlamentare di oggi, prima della quale deve solo sperare che dai notiziari non arrivino altre picconate alla narrativa che lui da un mese va adattando alle occasioni. Lunedì aveva accusato russi e israeliani di essere i responsabili occulti della valanga migratoria che da un mese tiene la città in ginocchio, ma perfino la Commissione europea ha dichiarato che la Russia ha sì cavalcato la crisi, però non ci sono prove per dire che l’abbia provocata.
Ma la notizia più imbarazzante arriva martedì sera, quando El Español rivela che la polizia ha inviato un rapporto alla giudice che indaga sui fatti di Ceuta. Vi si legge che l’operazione sarebbe stata pianificata ed eseguita da agenti delle forze dell’ordine marocchine. Per Sánchez significa “buona la prima”, ossia aveva ragione quando definiva quella drammatica valanga umana un “attacco all’integrità territoriale”. Peccato che non ne abbia tratto le dovute conseguenze, ma è andato in vacanza. Il testo, redatto dall’unità di intelligence della Direzione generale della Polizia di frontiera, sottolinea che l’incidente non può essere visto come un fenomeno migratorio, bensì come un attacco alla sovranità, proprio perché la maggior parte di coloro che hanno attraversato illegalmente il confine sono tornati indietro nel giro di poche ore. Una lettura che accentua la gravità dell’azione e stride con una frase ormai da antologia del ministro dei Trasporti Óscar Puente, che il 1° agosto twittava: “Un’altra crisi risolta da Pedro Sánchez”.
Il rapporto segnala “la scarsa presenza delle forze dell’ordine marocchine e l’indirizzamento attivo della folla verso i punti di transito da parte di tali forze dell’ordine”. Una versione che si concilierebbe con quanto i media spagnoli dicono da tempo, cioè di aver identificato agenti marocchini nella folla e veicoli addetti al supporto logistico. Gli investigatori, inoltre, parlano esplicitamente di motivazioni legate a rivendicazioni territoriali, “ambiguità calcolata” e “avanzata graduale”, caratteristiche tipiche delle “strategie da zona grigia”, volte a screditare l’apparato di intelligence del paese preso di mira. E invece il rapporto aggiunge che un’allerta era stata emessa il 29 luglio, annunciando proprio l’ondata che si preparava per il 30.
Più sorprendente ancora è che il ministro dell’Interno sia rimasto all’oscuro di tutto. Poco dopo la mezzanotte di mercoledì, Fernando Grande-Marlaska scriveva al Direttore generale della Polizia nazionale, Francisco Pardo, per chiedere se la notizia fosse vera e del perché nessuno lo avesse informato. Ore dopo, i due si sono incontrati e, conclusa la riunione, il ministero ha comunicato che il rapporto non incolpava le autorità marocchine, né l’intelligence aveva mai etichettato come “alto rischio” l’eventualità di un’invasione di fine luglio. Insomma, il governo smentiva documenti che nel frattempo si trovavano già virgolettati o persino fotografati su tutte le testate nazionali. Inoltre, il ministro non era stato avvertito perché la stessa giudice ha raccomandato all’unità di intelligence di non avvisare i superiori. Dettaglio rivelatore della serenità con cui si lavora nei reparti investigativi in Spagna.
Intanto, gli spagnoli si muovono: ieri la Federazione nazionale dei municipi ha indetto manifestazioni in tutto il territorio nazionale per il Giorno di Ceuta, il 2 settembre appunto, in ricordo della battaglia del 1415. Il Partito socialista (Psoe) ha provato a intralciare l’iniziativa facendo pressione sui propri amministratori locali, ma è stata alta l’adesione anche dei sindaci socialisti. Cani sciolti? La portavoce del Psoe, Montse Mínguez, ha trovato una definizione più poetica: “Versi liberi”. Si vedrà, in questa che è anche un’epocale crisi di partito, chi, fra la base e il vertice, morderà per primo o canterà per ultimo.