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Quanti governi sono cambiati in Europa da quando Meloni è a Palazzo Chigi
Quattro premier nel Regno Unito, cinque in Francia, due cancellieri tedeschi e tre austriaci. Da Mark Rutte a Donald Tusk, la carrellata degli esecutivi europei che si sono succeduti mentre la coalizione della premier supera il record di longevità in Italia

Foto ANSA
Il primato per il governo più duraturo nella storia repubblicana, che Giorgia Meloni si appresta a festeggiare sul palco allestito nel porto di Bari, porta con sé numerose implicazioni che vanno ben oltre i confini nazionali. Solitamente denigrata all’estero come la patria della spaghetti politics, un sinonimo di instabilità politica ed economica, l’Italia è passata nel giro di pochi anni a rappresentare quasi un esempio in senso opposto. La coalizione guidata da Fratelli d’Italia costituisce infatti un raro caso di governo rimasto in sella durante un momento storico di instabilità cronica e populismi dilaganti. Per rendersene conto, basta tornare all’ingresso di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, in quell’ormai lontano 22 ottobre 2022, e osservare cosa è cambiato da allora nei governi di altri paesi europei.
Regno Unito: quattro premier
Il confronto più impietoso è quello con il Regno Unito, reduce dal suo record storico di primi ministri cambiati. Al momento dell’insediamento del governo Meloni, a Downing Street risiedeva la conservatrice Liz Truss, ultima premier nominata sotto la regina Elisabetta II nonché capo del governo meno longevo della storia britannica, con solo 49 giorni alla guida del paese. Solo tre giorni dopo l’arrivo di Meloni, infatti, Truss si dimetteva per lasciare il posto a Rishi Sunak, che sarebbe poi stato sconfitto nelle elezioni di luglio 2024 in una delle disfatte più rovinose nella storia dei tories. Dal canto loro i laburisti, tornati al governo dopo 14 anni, hanno già vissuto il loro primo turnover con la nomina di Andy Burnham al posto di Keir Starmer.
Germania: due cancellieri
Anche in Germania ci sono stati avvicendamenti alla guida del paese: se a ottobre 2022 la leadership del cancelliere Olaf Scholz, che l’anno precedente aveva portato i socialdemocratici di Spd a diventare il primo partito al Bundestag per la prima volta dal 1998, appariva ancora solida, nel giro di due anni lo scenario è cambiato radicalmente. A dicembre 2024, Scholz è stato sfiduciato dal parlamento federale e ha indetto le elezioni anticipate che hanno riportato alla guida del paese la Cdu con Friedrich Merz.
Austria e Paesi Bassi: tre cancellieri, tre premier
Non più felice è stata la sorte di quelli che qualche anno fa si chiamavano paesi frugali: l’Austria ha cambiato tre cancellieri (Nehammer, Schallenberg e infine Christian Stocker, attualmente in carica) dall’insediamento di Meloni, pur rimanendo in seno allo storico Partito Popolare Austriaco. Più caotico è invece il caso dei Paesi Bassi, dove a ottobre 2022 l’incarico di premier era ancora nelle mani dell’attuale segretario generale Nato Mark Rutte (il capo del governo più longevo della storia del paese con ben 14 anni in quattro mandati). Sia l’esecutivo di Rutte che il successivo (il più a destra nella storia del paese, quello che includeva il Pvv di Geert Wilders) si sono però spaccati sul tema dell’immigrazione, lasciando spazio all’attuale governo di centrosinistra guidato da Rob Jetten.
Lettonia (tre premier), Polonia (due premier) e Slovacchia (due premier)
Nel quadrante orientale dell’Europa, ben tre governi sono caduti solo nel 2023. I premier di Polonia e Slovacchia sono stati entrambi sfiduciati e sostituiti da politici più moderati (Mateusz Morawiecki da Donald Tusk e Eduard Heger da Ludovit Odor). In Lettonia, invece, il conservatore Arturs Karins ha lasciato il posto alla collega di partito Evika Silina, il cui esecutivo si è successivamente spaccato per divergenze interne rispetto alla difesa anti russa. Oggi a capo del governo c’è Andris Kulbergs, che resterà in carica fino alle elezioni parlamentari del prossimo 3 ottobre.
Francia e Portogallo: due paesi semipresidenziali, sette premier
Spostandosi in Francia, pochi elementi illustrano le difficoltà della presidenza Macron meglio del continuo ricambio dei primi ministri: prima di Sebastien Lecornu, in carica dal settembre 2025, dalla nomina di Meloni si sono succeduti Élisabeth Borne, Gabriel Attal, Jean Barnier e François Bayrou. Anche il Portogallo, altro ordinamento semipresidenziale, ha subito un avvicendamento tra il 2023 e il 2024, con le dimissioni di Antonio Costa (oggi presidente del Consiglio europeo) e l’elezione di Luis Montenegro.
Bonus: il caso svedese
Il governo Meloni può trovare in Europa una sorta di “gemello”, quantomeno dal punto di vista anagrafico: l’esecutivo svedese di centrodestra guidato da Ulf Kristersson, che si è insediato quattro giorni prima di quello italiano. Il governo di Stoccolma affronterà le elezioni tra dieci giorni, e il suo principale avversario è un partito populista di estrema destra in forte crescita, i Democratici svedesi di Jimmie Akesson. La formazione politica, di ispirazione antieuropeista e che promuove la difesa dell’identità nazionale, è stata frequentemente accusata di razzismo, antisemitismo e islamofobia.
Sulle ragioni della stabilità italiana in questo contesto di caos si potrebbe dire molto. Di certo, come ha scritto il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, alcuni elementi chiave nel successo dell’esecutivo sono la maggioranza netta ottenuta alle elezioni del 2022, una coalizione che è stata in grado di governare le tensioni interne e un’opposizione debole che non è mai riuscita a mettere in difficoltà la maggioranza.


