Nelle ultime settimane
Mosca sta colpendo le città ucraine di giorno, le sta bloccando con allarmi continui causati da droni a reazione, sistemi d’arma molto più difficili da intercettare che la Russia ha usato per tutta l’estate nel Mar Nero per bloccare il traffico e impedire il trasporto del grano dai porti ucraini.
L’economia ucraina non può privarsi della vendita dei cereali, l’obiettivo di Mosca è fare in modo che nessuna compagnia assicurativa sia disposta a coprire i costi del trasporto nelle acque del Mar Nero: finora è riuscita a svuotare le banchine dei porti, colpendo i mercantili che si sono avventurati e causando anche vittime negli equipaggi. Ora Kyiv applica lo stesso sistema ai cieli, vuole svuotarli, disincentivare le assicurazioni a coprire la tratta, fare in modo che gli aeroporti di Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg, Rostov sul Don e altri rimangano senza aerei, secondo un piano che l’Ucraina aveva escogitato già mesi fa. L’Atlantic ha raccontato come la squadra di esperti di Zelensky fosse andata dal presidente presentandogli una nuova possibile operazione per mettere la Russia alle strette e accettare i negoziati. Il nome in codice dell’operazione era “M&M’s”, in riferimento ai piccoli droni che sarebbero stati lanciati nei cieli russi per interrompere il traffico aereo, tanti e circolari come noccioline. Il piano prevedeva che droni dotati di sistemi di guida basati sull’intelligenza artificiale volassero in sciami contro gli aeroporti russi, costringendo le compagnie a rinunciare alla tratta. Mirava a creare una situazione di blocco evidente e spettacolare – già in passato gli aeroporti russi sono stati costretti a chiudere, ma il piano ucraino non ambiva a un blocco sporadico, ma a una totale paralisi continuata dei cieli russi. Fu Zelensky a rimandare l’attacco, che faceva parte delle idee portate avanti dall’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, e lo fece perché temeva un incidente con il coinvolgimento di passeggeri internazionali. Quando un aeroporto russo si blocca, viene annunciata una situazione di “kaver”, che vuol dire tappeto. L’obiettivo ucraino è mettere al tappeto il sistema aeroportuale russo e se Zelensky aveva avuto delle remore, dopo gli ultimi attacchi alle città e i tentativi russi di immobilizzare l’economia dell’Ucraina – in cui non volano aerei dal 24 febbraio del 2022, a causa dei missili e dei droni della Russia – ha scelto di annunciare il piano per fare nei cieli russi quello che Mosca fa nel Mar Nero: bloccare, strangolare, fare in modo che nessuno si senta più tranquillo ad atterrare in un aeroporto russo come non si azzarda a navigare nelle acque ucraine. Nella speranza che prima o poi qualche funzionario abbastanza influente – e ce ne sono pochi – varcherà la soglia dello studio di Putin al Cremlino e gli dica: abbiamo un problema, fermiamoci.