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campanella antierea •
Ucraina, territori occupati e Russia, il primo giorno di scuola in tre sfumature di guerra
Kyiv inizia la scuola sotto le bombe, Mosca scrivendo un libro per formare sui banchi di scuola i futuri soldati e da portare dietro durante l'invasione
2 SET 26

In Russia e in Ucraina le campanelle del primo giorno di scuola suonano all’unisono, ma la continuità sonora è soltanto lo sfondo di due realtà opposte. Ieri in Ucraina si celebrava la Prima campanella, una cerimonia che ricorre tutti gli anni e segna l’inizio dell’anno scolastico, tra fiori, palloncini, discorsi degli insegnanti, dei bambini e dei genitori. Il presagio nella capitale Kyiv e in altre città che, nonostante la guerra, hanno mantenuto un regime di lezioni in presenza, è che quest’anno sarà diverso, bisognerà adattarsi a un cambiamento costante del campo di battaglia che si estende lontano dal fronte e punta dritto alla vita civile. Ieri il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è andato a salutare alcuni bambini per partecipare alla cerimonia di apertura e mentre i canti, gli scambi di fiori e i discorsi di buoni propositi iniziavano ad animare la cerimonia, è suonato l’allarme antiaereo.
Zelensky, i bambini, gli insegnanti e i genitori si sono spostati nel seminterrato della scuola, portandosi dietro i palloncini blu e gialli come la bandiera. L’anno scolastico inizia con il suono delle sirene e anche con la consapevolezza che gli attacchi durante la giornata aumenteranno, per questa ragione molte scuole hanno chiesto un regime misto, con la possibilità, nei giorni più complicati, di continuare con le lezioni online – ci sono parti dell’Ucraina in cui, dalla pandemia alla guerra, gli studenti non sono mai tornati in classe. Finora Kyiv e la maggior parte delle città non sul fronte di guerra avevano cercato di mantenere le scuole aperte, come segnale di normalità e di resistenza. Kharkiv e Zaporizhzhia, città molto vicine al territorio che la Russia occupa e da cui lancia gli attacchi, si sono riorganizzate e hanno iniziato a spostare le lezioni sottoterra dall’inizio dell’invasione totale. La vita sottoterra va avanti, senza finestre, isolata da ciò che accade all’esterno, ma nella certezza che lì non succederà nulla. Il programma di studio degli ucraini è andato avanti come ha potuto, in questi anni, nonostante Mosca abbia colpito, in alcuni casi, anche le scuole, e soprattutto abbia dichiarato guerra ai libri in lingua ucraina.
La Bbc ha calcolato che sono stati distrutti circa dodicimila volumi. La scorsa settimana, un missile ha colpito una tipografia vicino Kyiv che stampa libri per la scuola, alcuni destinati all’anno scolastico appena iniziato. Non c’è spazio per credere che la campagna contro biblioteche, case editrici, magazzini e tipografie risponda a un errore di traiettoria per colpire qualcosa nelle vicinanze. I libri bruciano non per volontà del caso, ma perché la distruzione della produzione in lingua ucraina fa parte della guerra di Putin dal suo inizio. Quando la Russia occupa, cancella.
Anche nei territori occupati è suonata la campanella e il rito di apertura dell’anno scolastico ha lo stesso nome che si usa a Mosca, e che in Ucraina sta cadendo in disuso: “Giorno della conoscenza”. Sono più di millenovecento le scuole dei territori occupati e gli alunni inghiottiti dal sistema scolastico russo sono circa seicentomila. I bambini sono ucraini, gli insegnanti vengono dalla Russia con la missione di russificare il sistema scolastico, le menti, i costumi, di spiegare agli studenti che tutto ciò che hanno appreso, la lingua in cui è stato loro insegnato, la storia stampata sui loro vecchi libri ormai bruciati è tutto sbagliato. Quello che accade nei territori sotto occupazione è una caricatura delle fissazioni e del ridicolo del regime; il grottesco che emerge da ogni riga della propaganda a Mosca in queste parti di Ucraina che soffocano nella bolla russa diventa mostruoso, anche sui banchi di scuola, nelle uniformi fatte indossare ai bambini, nella glorificazione di personaggi come Stalin.
Il Cremlino sa che i futuri soldati crescono sui banchi di scuola e in un paese che non ha abbracciato con entusiasmo l’“operazione militare speciale”, ma l’ha sostenuta con passività, serve creare nuove leve, incattivire, renderle duttili alle prossime guerre. La scuola russa si è militarizzata, i libri di testo si concentrano sulla riscrittura della storia dell’Ucraina, nell’accrescere il senso di odio e di ingiustizia nei confronti del popolo confinante usurpatore. Nei giorni scorsi, il direttore della Società storica militare russa, Michail Mjagov, ha annunciato l’avvio della stesura per un nuovo testo di storia dell’Ucraina che si concentrerà “sull’unità dell’antico popolo russo” e spiegherà come “l’attuale regime di Kyiv sia arrivato a questo punto”. La parte interessante dell’annuncio, non è la presentazione di un nuovo testo di storia in cui viene illustrata la deviazione degli ucraini e l’aggettivo “sovietico” viene sostituito con “russo” per presentare le vittorie della Seconda guerra mondiale come un unico merito di Mosca, ma la notizia che questo libro è pensato per gli studenti delle scuole dei territori “ancora sotto il controllo del regime di Kyiv”. Mjagov non ha spiegato come intende distribuire il volume nell’Ucraina libera, ma il progetto manifesta che la Russia a far finire la guerra non ci pensa, vuole continuare, con le armi e con la russificazione.