Sulla crisi di Ceuta Sánchez difende il Marocco e colpisce re Felipe

Il primo ministro spagnolo al suo re: “Governa da oltre vent’anni, quante volte è andato a Ceuta e Melilla?”. Frase fattualmente sbagliata e malevola, perché i viaggi del monarca devono essere autorizzati dal premier. Stoccate e tattiche verso le elezioni del 2027

1 SET 26
Immagine di Sulla crisi di Ceuta Sánchez difende il Marocco e colpisce re Felipe

Foto LaPresse

Madrid. I giornali parlano di migliaia di immigrati vaganti per le strade di Ceuta o nascosti nei tunnel di drenaggio che sfociano sulle spiagge, mentre le tv mostrano i residenti indignati, anche se non tutti inclini a cedere alle strumentalizzazioni degli ultrà violenti. Domenica scorsa è stata cancellata una manifestazione pacifica contro il governo e la sua gestione della crisi proprio perché i promotori, evidentemente più vigili delle guardie alla frontiera, hanno previsto l’arrivo di gruppi estremisti che, si leggeva in un comunicato, “incitano alla violenza”. Per il 2 settembre restano in agenda le manifestazioni di solidarietà in tutta la Spagna. E’ in questo contesto che Pedro Sánchez ha iniziato la settimana andando negli studi della radio Cadena Ser per la sua prima lunga intervista dopo la crisi di Ceuta, antipasto del prossimo 3 settembre, quando il primo ministro riferirà nel plenario parlamentare.
Sarà perché gestisce i tempi dell’agenda mediatica un po’ come gli pare, ma Sánchez ha una dote che nessuno può negargli: parla sempre con lo stesso tono di voce caldo e rassicurante in mezzo a qualunque scenario di crisi, come quei messaggi registrati che vi spiegano dolcemente come gonfiare il giubbotto di salvataggio nel caso in cui l’aereo in cui viaggiate stia precipitando da 10 mila metri.
Non ha detto nulla di diverso da quanto già dichiarato dai suoi ministri negli ultimi giorni, per esempio José Manuel Albares, titolare degli Esteri. Fin dalla prima ora il ministro parla di “internazionale reazionaria” e, nella sua audizione parlamentare di venerdì scorso, ha accusato dell’ondata migratoria a Ceuta gli influencer, le reti sociali, Elon Musk e i russi. Sánchez lo ha ripetuto con più aplomb e abilità discorsiva, aggiungendo Israele ai nemici della Spagna. Perché, dice il premier, Mosca ce l’ha con noi per la nostra posizione sulla guerra in Ucraina, Tel Aviv per la nostra posizione sul “genocidio a Gaza”.
Gli unici rapporti eccellenti sembrano essere quelli con il Marocco, che Sánchez difende. L’unica vera stoccata avvelenata, invece, Sánchez l’ha riservata al suo re: “Governa da oltre vent’anni, quante volte è andato a Ceuta e Melilla?”. Una frase fattualmente sbagliata perché Filippo VI è sul trono da 12 anni, ma soprattutto malevola, perché il dibattito sull’assenza del re da Ceuta è in corso da un mese e si sa che i viaggi del monarca devono essere autorizzati dal premier, che continua a dire “ci andrà al momento opportuno”. Ma allora perché toccare il capo di stato su questo nervo scoperto?
Qui si entra in scenari quasi distopici, letture difficili sul futuro prossimo della Spagna che analisti e aruspici vari evocano da tempo con argomenti indimostrabili finché non si realizzano, ma di cui forse conviene prendere nota. Secondo molti, Sánchez può sperare di vincere le elezioni del 2027 solo tirando al massimo la corda delle tensioni politiche; secondo alcuni, questa tattica includerebbe un confronto diretto con lo stesso capo di stato, un duello che potrebbe portare addirittura a una soluzione “stile David Cameron” con la Brexit, ossia un referendum su Monarchia o Repubblica.
Chiuso il discorso sulle ipotesi, restano i fatti, pochi ma non privi d’interesse. La stoccata di Sánchez arriva dopo settimane di attacchi del ministro Óscar Puente al re. Il motivo: durante una cerimonia in Colombia (l’insediamento del nuovo presidente Abelardo de la Espriella), un giornalista spagnolo noto per dei metodi discutibili e posizioni di estrema destra ha avvicinato Filippo VI per scattare un selfie. Il re ha accettato e Puente ha twittato “ignominia”. Pare sia la prima volta nella storia spagnola che un membro del governo attacchi il monarca in maniera così frontale. Puente è un ministro che conta sempre meno, soprattutto dopo l’incidente ferroviario di Adamuz (46 morti, centinaia di feriti e la Tav spagnola che in seguito ha dovuto abbassare la velocità), ma anche il più esuberante, sempre in cerca di visibilità. In piena polemica social, però, è stato Nicolás Redondo, un socialista basco (sebbene espulso nel 2023 perché contrario all’amnistia per i secessionisti catalani), a scrivere che il gesto di Puente era il “canarino nella miniera” e che “ciò che dice Puente lo dirà a tempo debito, se le circostanze lo consentiranno, Sánchez”, il quale “nella prossima campagna elettorale, solleverà alcune questioni di natura costituzionale”. Ieri mattina, con la voce calda che faceva invidia agli altri speaker radiofonici, pare abbia già detto qualcosa.