Sánchez risponde alla crisi di Ceuta con barriere e leggi più dure sull’immigrazione

Le nuove norme prodotte dal tardivo Consiglio dei ministri prevedono l’inasprimento e l’accelerazione delle procedure di rimpatrio ed eliminano la possibilità di presentare un ricorso amministrativo preventivo in caso di diniego. Inoltre nel procedimento alla frontiera, le autorità avranno il potere di disporre misure di confinamento
29 AGO 26
Immagine di Sánchez risponde alla crisi di Ceuta con barriere e leggi più dure sull’immigrazione

Foto LaPresse

Per capire gli effetti a medio e lungo termine che la crisi di Ceuta avrà sulla società spagnola bisogna guardare agli atti politici di sostanza, al di là delle schermaglie verbali fra opposte fazioni. A questo livello, si sa, si litiga su tutto e molti non demordono dall’idea di poter dare lezioni morali e perfino (per il noto principio del “chi parla male pensa male”) lessicali. Ad esempio la ministra della Salute, Mónica García, insiste nel rifiutare l’espressione “emergenza sanitaria” intesa come luogo comune dello “straniero portatore di malattie”. E’ una crisi umanitaria, dice, cui bisogna “rispondere in maniera umanitaria”. Se la diagnosi non è corretta, ha fatto notare giustamente la dott. García nella sua udienza in commissione parlamentare, non sarà corretta nemmeno la cura. Però ha da poco deliberato l’invio di 45 mila dosi di vaccini, quando già da tempo i sindacati del settore mettevano in guardia dal rischio di malattie contagiose derivante non dall’etnia dei nuovi arrivati, “bensì dalle loro condizioni di vita materiali, legate al sovraffollamento e alle carenze igieniche”. Fra l’altro la ministra, con questa decisione, ha aperto l’ennesima polemica (in Spagna non possono mancare) con le comunità autonome, soprattutto quella di Madrid, che accusa il governo di non attingere alle riserve nazionali e di voler privare le regioni dei vaccini necessari.
Ancora più notevoli i cambiamenti in arrivo sul piano dell’accoglienza ai migranti. L’altra parola su cui ci si accapiglia pubblicamente, infatti, è “invasione”. La usano soprattutto a destra, mentre a sinistra si preferisce “crisi migratoria”, ma alla fine il governo, pur evitando ogni minimo screzio con il Marocco, reagisce come davanti a un’invasione. Lo stesso Pedro Sánchez aveva fin dall’inizio parlato di attacco all’integrità del suolo spagnolo, pur attribuendone la colpa alle mafie. Quanto accaduto a Ceuta a fine luglio, in fondo, può essere tutto questo e molto altro ancora: crisi migratoria, tragedia umanitaria (oltre cento morti, quasi tutti marocchini, a cui Rabat non ha ancora dedicato una giornata di lutto), ma anche attacco ibrido come se n’erano già visti in altre zone d’Europa, per esempio al confine fra Bielorussia e Polonia. Per questo, il tardivo Consiglio dei ministri del 25 agosto (che le opposizioni chiedevano da quasi un mese) ha prodotto due importanti bozze legislative in materia di immigrazione, annunciate martedì dal ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska. Si tratta di una riforma profonda che adeguerà le attuali leggi al nuovo Patto europeo in materia di migrazione e asilo, entrato in vigore nell’Unione europea il 12 giugno scorso e che proprio Marlaska ha tenuto a presentare come uno dei migliori risultati del semestre di presidenza spagnola, nel 2023.
Le nuove norme prevedono l’inasprimento e l’accelerazione delle procedure di rimpatrio, stabilendo uno stretto collegamento tra rigetto di una domanda di asilo e decisione di allontanamento dal territorio, due procedimenti che non saranno più trattati separatamente, come avviene ora. E’ inoltre eliminata la possibilità di presentare un ricorso amministrativo preventivo in caso di diniego. Nel procedimento alla frontiera, poi, le autorità avranno il potere di disporre misure di confinamento, assegnando al richiedente asilo una zona geografica o addirittura un edificio specifico in cui dovrà obbligatoriamente risiedere in caso di rischio di fuga. Nessuna delle modifiche legislative annunciate toccherà i diritti degli stranieri già residenti in Spagna, per i quali, com’è noto, è prevista una sanatoria imponente nei prossimi mesi. E’ l’ingresso dei nuovi arrivati che si fa più difficile, e sarà interessante vedere dove andranno a cercare i voti in Aula i socialisti, a capo di una coalizione piuttosto eterogenea.
Intanto, il nuovo corso avrà una mutazione visibile a occhio nudo proprio sulla frontiera di Ceuta. Venerdì, nella sua udienza in commissione parlamentare, sempre il ministro Marlaska ha annunciato un ampliamento dei frangiflutti di Tarajal e Benzú (due spiagge particolarmente ricercate dagli stranieri in fuga dal Marocco), una barriera permanente di contenimento marittimo realizzata con boe ancorate, un sistema di sorveglianza aerea con droni e uno di sorveglianza marittima con imbarcazioni leggere. Forse non è solo il paesaggio esterno che cambia, ma anche l’immagine interiore che molti avevano di una Spagna sempre accogliente, travolta da una crisi che è molte crisi insieme.