“Nessuno insegna più Mark Twain per paura di perdere il lavoro”. Altro che in crisi, il woke è diventato senso comune

L'ideologia ha vinto la guerra più silenziosa e più efficace, quella sul Canone. Non ha bisogno di bruciare i libri: basta che nessuno li insegni più

1 SET 26
Ultimo aggiornamento: 07:07
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Una studiosa di Mark Twain docente a Stanford, Shelley Fisher Fishkin, paragona Huckleberry Finn al fugu, il pesce giaponnese che contiene una neurotossina mortale presente negli organi interni che rende il suo consumo potenzialmente letale se non viene sventrato e sfilettato da chef altamente specializzati e con una licenza speciale. “Se viene preparato bene, è fenomenale; altrimenti può essere tossico”. Altro che in crisi: il woke è diventato senso comune. Non perché sventoli bandiere o occupi piazze, ma perché ha vinto la guerra più silenziosa e più efficace, quella sul Canone. Non ha bisogno di bruciare i libri. Basta che nessuno li insegni più. Basta leggere un saggione sul New York Times a firma di Ruth Franklin, critica letteraria e biografa, autrice di “The Many Lives of Anne Frank”.
Racconta la scomparsa di un classico della letteratura americana e occidentale. Fino a qualche anno fa, Huckleberry Finn era al terzo posto in uno studio nazionale sulle opere più frequentemente insegnate nelle scuole superiori americane. In uno studio condotto recentemente dal National Council of Teachers of English, oggi soltanto 77 insegnanti su quattromila lo hanno indicato come un libro che utilizzano. Non è scomparso per un editto. E’ evaporato. Nessuno legge più Mark Twain. Non perché la storia di un ragazzino bianco e di un uomo nero schiavo che scendono il Mississippi su una zattera non sia un grande romanzo (“prima di Twain non c’era nulla, da allora non c’è stato nulla di altrettanto buono” disse Ernest Hemingway). Ma perché contiene la parola “negro”. Non come dispregiativo razziale: è un libro di metà dell’Ottocento e Twain era un anti schiavista, ma quello era il linguaggio del tempo.
Alan Gribben notò che i suoi studenti tendevano ad assentarsi quando insegnava il romanzo. Decise di creare una nuova edizione in cui sostituiva “negro” con la parola “schiavo”. Quando l'edizione rimaneggiata di Huck Finn fu annunciata per la prima volta, nel 2011, venne duramente attaccata. Il biografo di Twain Ron Powers lo accusò di aver “sventrato” un classico. Huckleberry Finn è vietato da distretti scolastici in almeno dodici Stati. Alla Mark Twain House and Museum di Hartford, nel Connecticut, il libro occupa un posto centrale su uno scaffale di libri vietati, esposto letteralmente dentro una gabbia.
Al New York Times, scuole e insegnanti dicono ora che “il libro viene meno spesso formalmente eliminato dai programmi che semplicemente messo da parte da insegnanti oberati di lavoro, che non hanno l’energia intellettuale necessari per affrontare un testo considerato ampiamente come radioattivo e che temono che un errore possa costare loro il posto”. Così Huckleberry Finn sta “morendo di una morte silenziosa”. I classici che offendono non serve confutarli. Basta metterli in quarantena. E la quarantena, in cultura, è una sentenza definitiva.