I talebani vogliono cercano di sedurre Trump giocando la carta dei minerali

Kabul apre agli investimenti americani in Afghanistan, dice che di presenza militare americana sul territorio non se ne parla, di soldi, armi e diplomazia invece sì. Così il regime cerca di uscire dall'isolamento internazionale e cerca un canale con Washington sulle terre rare

1 SET 26
Tradotto con IA
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La prima volta in cui si è parlato di trattative tra l’Amministrazione di Donald Trump e il governo dei talebani dopo il ritiro americano dall’Afghanistan, il 15 agosto del 2021, risale ormai a due anni fa, per ristabilire una presenza militare americana nella base aerea afghana di Bagram, a nord di Kabul. I colloqui per uno scambio di prigionieri e una base per operazioni di antiterrorismo erano stati visti come i primi tra Washington e Kabul volti a normalizzare le relazioni con i talebani, il ministero degli Esteri afghano aveva parlato di collaborazione, relazioni economiche e “politiche basate sul rispetto reciproco e vantaggi comuni”, ma aveva categoricamente escluso qualsiasi ritorno di truppe americane sul territorio. Ancora oggi il regime, nonostante la sua unica priorità sia uscire dall’isolamento internazionale e ottenere un allentamento delle sanzioni, rimane fermo sul fatto che tutte le strutture militari e civili in Afghanistan – compresa Bagram – siano “beni nazionali dell’Afghanistan”, di presenza militare americana sul territorio non se ne parla, di soldi, armi e diplomazia invece sì.
Lo scorso maggio il governo dei talebani, al Forum della sicurezza di Mosca, ha firmato un accordo militare con la Russia, l’unico paese ad aver formalmente riconosciuto in questi anni il gruppo come governo legittimo dell’Afghanistan. Anche paesi come Cina, Bielorussia, India, Qatar mantengono legami diplomatici, commerciali ed economici con i talebani senza riconoscerne ufficialmente il governo e negli scorsi mesi Kabul ha concluso decine di accordi commerciali con paesi dell’Asia centrale come Kazakistan e Uzbekistan. A giugno persino l’Unione europea, per la prima volta dal 2021, ha ospitato a Bruxelles una delegazione di funzionari talebani per parlare di rimpatri: il regime ha definito la “visita storica”, un passo verso la regolarizzazione delle relazioni consolari con i paesi europei.
Ai talebani però non basta e adesso il regime starebbe aprendo più canali con la diplomazia americana, soprattutto sul settore minerario, ma non solo. Il ministro degli Esteri talebano, Amir Khan Muttaqi, ha detto in una nuova intervista al Financial Times che il suo governo accoglierebbe “senza dubbio” gli investimenti statunitensi in settori quali l’industria mineraria, le infrastrutture, l’agricoltura e il commercio, la politica economica di Kabul è aperta e “le relazioni tra l’Afghanistan e gli Stati Uniti non dovrebbero essere valutate attraverso la lente degli ultimi vent’anni di guerra, ma sulla base della futura cooperazione”. Secondo le stime, il valore delle risorse minerarie nel paese sarebbe di almeno mille miliardi di dollari: tra queste ci sono importanti giacimenti di rame, minerale di ferro, niobio, cobalto, oro e litio che è stato attenzionato da Donald Trump: dal ritiro americano i talebani hanno già annunciato investimenti minerari per oltre sette miliardi di dollari in paesi come Cina e Iran, per l’estrazione di oro, pietre preziose e cromite, utilizzata nella produzione dell’acciaio. Oltre ai minerali, il gruppo ha aperto i canali anche sulle infrastrutture, l’agricoltura, il commercio e la riapertura dell’ambasciata americana, chiusa dal 2021 e in cui il regime garantirebbe la sicurezza.
Già qualche settimana fa, in occasione dei cinque anni dal ritorno del gruppo nel paese, Muttaqi aveva detto al New York Times che il “capitolo della guerra” con gli Stati Uniti era finito, e si aspettava “relazioni basate sul rispetto reciproco e un nuovo capitolo di impegno positivo”. Al Financial Times il ministro degli Esteri afghano ha rincarato la dose, ha elogiato la capacità di negoziazione di Donald Trump, il suo approccio pragmatico e risoluto, e ha invitato qualsiasi paese a investire in Afghanistan.
Non è chiaro se la proposta sui minerali sia stata avanzata direttamente dalla Casa Bianca, ma il regime dei talebani ha capito che l’unico modo per persuadere Donald Trump a sbloccare i beni congelati e ad allentare le sanzioni così da risollevare la propria economia è quello dell’adulazione e del business, utilizzando la carta delle terre rare, che ha già funzionato in altre occasioni.
Alcuni analisti hanno notato come l’attuazione di un accordo economico con Kabul – oltre a legittimare la violazione dei diritti degli afghani che dura da più di cinque anni – sarebbe complessa dal punto di vista finanziario, per via delle sanzioni, e pratico: l’Afghanistan non dispone di strade, reti elettriche né impianti di lavorazione necessari per estrarre ed esportare minerali su larga scala.