Esteri
il ritratto •
Chi è il faccendiere Betancourt, che ha mediato fra Trump e Caracas
Figlio di un musicista e di una designer di gioielli, è colui che il presidente americano utilizza per mettere le mani sul petrolio venezuelano. Nel tempo si è accreditato come interlocutore di fiducia, malgrado un curriculum agitato

Foto ANSA
A neanche 30 anni Alejandro Betancourt divenne miliardario grazie a undici contratti senza gara d’appalto per la costruzione di centrali termoelettriche che il regime di Hugo Chávez gli aveva concesso. A 46 anni, oggi, è colui che il presidente americano Donald Trump utilizza per mettere le mani sul petrolio venezuelano. Di cinque miliardi era il valore di quei contratti, affidati alla sua società appena fondata, Derwick Associates, e di almeno 2,9 miliardi il sovrapprezzo, secondo le stime di Transparencia Venezuela. Molti di questi impianti non sono, in effetti, mai entrati in funzione, e gran parte del Venezuela deve sopravvivere senza elettricità per diverse ore al giorno. Figlio di un musicista e di una designer di gioielli, Betancourt era un tipico esemplare di quella generazione di giovanotti rampanti che approfittò del regime e che furono ribattezzati “bolichicos”: i “ragazzi” (chicos) bolivariani. Adesso, secondo Axios, è la sua North American Blue Energy Partners (Nabep) il misterioso partner privato della joint venture che, secondo Trump, servirà a “riempire” le riserve strategiche statunitensi.
E questo anche se, in teoria, gli articoli 12, 302 e 303 della Costituzione del Venezuela riservano la proprietà degli idrocarburi alla nazione e il controllo dell’industria petrolifera allo stato. Mentre il governo, erede dell’anti imperialismo e antiamericanismo chavista, consegna questo ben di Dio ai gringos, è proprio l’opposizione, già accusata di essere venduta a Washington, a opporsi. Prima fra tutti María Corina Machado. Un funzionario statunitense ha spiegato ad Axios che, senza Betancourt, Maduro sarebbe probabilmente ancora al potere. Sarebbe stato infatti lui a svolgere un ruolo chiave nel valutare la disponibilità della vicepresidente Delcy Rodríguez a guidare il governo al posto del presidente, arrestato dalle Forze speciali americane. Al contempo, avrebbe mantenuto contatti regolari con il rappresentante non ufficiale della Casa Bianca per il Venezuela, Mauricio Claver-Carone.
Il rapporto tra Betancourt e il governo statunitense risalirebbe ai tempi di Juan Guaidó, quando Betancourt avrebbe provato ad agire da intermediario tra l’opposizione a Maduro e figure politiche e militari di alto livello, per arrivare a una transizione democratica. Non ci è riuscito, ma si è appunto accreditato come interlocutore di fiducia, malgrado un curriculum agitato. E’ infatti sotto inchiesta sia in Spagna sia in Svizzera, con l’accusa di aver corrotto tre funzionari della compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa con 42 milioni di dollari per frodare 4,85 miliardi. A seguito di una richiesta di estradizione del Cantone di Zurigo, per otto mesi, nel Regno Unito è stato confinato in due residenze, a Chelsea e nell’Oxfordshire, tra le quali si spostava in elicottero. Ma, grazie a pressioni di Washington, a maggio le misure sono state revocate e Betancourt ha potuto così fare due viaggi in Venezuela, a giugno e a luglio, su aerei privati, accompagnato dalla famiglia, da soci e da investitori.
Betancourt aveva lasciato il Venezuela dopo il 2010 per spostarsi in Spagna, dove si è sposato e ha creato un impero finanziario il cui fiore all’occhiello è il marchio di occhiali Hawkers, vendutissimo online. Secondo le fonti citate da Axios, l’accordo preliminare sul petrolio tra Betancourt, Delcy Rodríguez e rappresentanti della Casa Bianca sarebbe stato raggiunto a metà agosto. Il Venezuela riceverà tra il 16 e il 40 per cento della produzione, a seconda del giacimento, oltre alle imposte sul reddito. Nabep avrebbe ottenuto dal governo di Caracas concessioni di 100 anni per 17 giacimenti petroliferi, per girare poi una partecipazione azionaria del 35 per cento all’Office of Strategic Capital, che dipende dal dipartimento della Difesa. Il dipartimento di stato avrà il diritto di acquistare “al prezzo di costo”, che corrisponde a circa 30 dollari al barile rispetto a un prezzo di mercato di 90 dollari, un 20 per cento garantito della produzione dai giacimenti attuali e futuri gestiti dalla Nabep, da utilizzare per ricostituire la Riserva strategica di petrolio, soddisfare le esigenze militari e per altri usi sensibili. Washington avrà anche diritti preferenziali per l’acquisto del restante 80 per cento della produzione e avrà il potere di veto sulla nomina del cda di Nabep, la cui maggior parte dei membri deve essere composta da cittadini americani. E gli Stati Uniti non investirebbero denaro nell’accordo.
