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L'ombra di AfD sull'anniversario della Germania unita
Una vittoria del partito nazionalista in Sassonia-Anhalt minerebbe i valori tedeschi condivisi con i vicini, minacciando anche le alleanze di Berlino

Foto ANSA
L’anniversario della riunificazione della Germania è il 3 ottobre ma la firma dell’Einigungsvertrag, il Trattato di Unificazione con cui la Ddr si scioglieva unendosi alla Germania ovest risale al 31 agosto 1990. La fine di una dittatura e l’ingresso di cinque nuovi Länder nell’architettura liberaldemocratica della Repubblica federale dovrebbero sollevare gli animi. Ma se nell’intervista appena concessa al canale pubblico Ard il cancelliere Friedrich Merz si è mostrato ottimista, il morale a Berlino è a terra. Domenica va al voto l’orientale Sassonia-Anhalt, dove l’AfD è avvistata attorno al 40 per cento. La voglia di festeggiare è dunque messa in ombra dall’attesa, fortissima affermazione della destra estrema a Magdeburgo. A preoccupare non sono (solo) la xenofobia o l’ostilità anti Ucraina dei sovranisti tedeschi: da Viktor Orbán in giù, l’Europa ha già conosciuto sbandate politiche molto sgradite.
A levare il sonno a tanti tedeschi è una questione di valori: l’AfD è soprattutto un partito antisistema che punta a “make Germany great again” non tanto a spese dei propri vicini quanto della propria storia. Se nel 1990 un’Urss ormai collassata non poté opporsi alla riunificazione tedesca, gli Stati Uniti e i partner europei vi acconsentirono perché Helmut Kohl aveva assicurato l’ancoraggio della nuova capitale Berlino ai valori e alle alleanze già fatte proprie da Bonn. Alleanze come l’Ue e la Nato che l’AfD oggi non denuncia ma critica apertamente. E lo stesso succede con la storia: la Germania è stata riammessa nel concerto delle nazioni perché si è denazificata e ha promesso di restare tale. Oggi l’AfD si guarda bene dal negare ciò che è stato ma lo minimizza, lo critica, mostrando insofferenza per l’antinazismo post bellico. Hans-Thomas Tischschneider, responsabile Cultura dell’AfD in Sassonia-Anhalt e papabile ministro dell’Istruzione a Magdeburgo, l’ha detto con chiarezza: a scuola bisogna studiare “più Bismarck e meno Hitler”. E anche questo è un tradimento di quell’accordo del 31 agosto del 1990.