Putin punta sul nuovo momento afghano degli Stati Uniti

Nel disordine di Trump in medio oriente, il Cremlino pregusta la sua occasione contro l’Ucraina. E' un déjà vu e ricorda quando la Russia pensò che fosse il momento giusto per l'invasione totale dell'Ucraina. I piani, gli obiettivi del presidente americano contro Teheran e la nuova linea degli attacchi di Mosca contro Kyiv

29 AGO 26
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Da quando il direttore della Cia, John Ratcliffe, è tornato da Mosca, il Cremlino non fa che mostrare di voler indurire la sua posizione. Il portavoce Dmitri Peskov ha detto che i negoziati sono morti, smentendo l’annuncio ucraino secondo il quale i colloqui sarebbero potuti ricominciare a settembre. La Russia ha colpito le città dell’Ucraina durante tutta la giornata di ieri e a Kyiv gli allarmi continui hanno provocato un blocco della capitale come mai si era visto dall’inizio della guerra: se l’allarme suona continuamente, più volte al giorno, con una breve pausa fra una sirena e l’altra, nulla può ripartire; i treni restano bloccati, e ogni via di uscita e accesso rimane così paralizzata. Soffocare prima che colpire sembra la nuova linea degli attacchi russi e il fatto che Mosca ci tenga a paralizzare Kyiv proprio ora, dopo una settimana di speculazioni sulla visita di Ratcliffe, è parte del codice di comportamento del Cremlino. Il Washington Post ha pubblicato una ricostruzione dettagliata in cui illustra come dietro al viaggio di Ratcliffe ci sarebbe la consapevolezza della Cia che il pantano mediorientale di Trump avrebbe convinto i russi di poter avere la vittoria contro Kyiv: basta attendere e non mollare. C’è un precedente: fra i motivi per cui Vladimir Putin si convinse che l’invasione dell’Ucraina sarebbe stata una campagna rapida, senza troppi ostacoli, ci furono le immagini di disfatta, di fuga e di disordine che accompagnarono il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan nell’agosto del 2021. 
Putin aveva già la sua invasione pronta, la prima richiesta di produrre dei piani per attaccare l’Ucraina venne presentata ai suoi generali nel 2014, ma nonostante l’annessione della Crimea e l’inizio della guerra nel Donbas, fu proprio il capo del Cremlino a dire ai suoi che non era il momento. Qualcuno non l’ha mai perdonato per essersi tirato indietro e molti, fra coloro che dodici anni fa tifavano per l’inizio immediato della guerra totale, firmarono poi nel 2022 il Manifesto dei patrioti arrabbiati, per denunciare le mancanze del ministero della Difesa russo e gli errori dei generali che guidano l’esercito. Qualcuno, fra i patrioti, è ormai in carcere. A Putin serviva un segnale, lo colse nel ritiro afghano di Joe Biden effettuato sui patti che aveva stretto il suo predecessore, Donald Trump. Oggi la seconda Amministrazione Trump continua a indagare sulle colpe di Biden nel collasso del ventennio americano a Kabul, come se l’attuale inquilino della Casa Bianca fosse completamente estraneo a quel fallimento – non lo era, gli accordi di Doha con i talebani erano stati negoziati prima dell’arrivo di Biden. Nuove accuse e minacce di tirare fuori materiale compromettente sull’Afghanistan sono molto recenti e mentre guarda Kabul, Trump non si accorge che la sua guerra mozzata contro la Repubblica islamica dell’Iran sta mandando a Putin lo stesso messaggio: gli Stati Uniti sono distratti, indeboliti e adesso hanno anche gli arsenali mezzi vuoti dopo averli sprecati contro i droni iraniani in medio oriente. Di fronte al nuovo momento Afghanistan, la Russia scommette ancora contro gli Stati Uniti.
Donald Trump non ha intenzione di lasciar andare la guerra contro Teheran, non può permettersi di tornare al fuoco vivo, ma prosegue con le minacce e adesso che sembra che il regime voglia parlare, il presidente americano non è più disposto a tornare alle condizioni offerte nel Memorandum di giugno. Il capo della Casa Bianca è più interessato al medio oriente che all’Europa e attorno a lui c’è un lavorio continuo dei suoi funzionari, fra i quali Ratcliffe, che tentano di fargli capire che le due guerre sono collegate, che Teheran guadagna se Mosca si rafforza. Trump invece continua a ripetere che la Russia in medio oriente si comporta bene, ma Putin unisce i puntini meglio del suo omologo americano e più il secondo rimane incollato al medio oriente e fa finta che l’Ucraina stia su un altro pianeta, più il primo può dire di no a ogni soluzione negoziale.