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il confronto •
Olanda e Norvegia, due modelli diversi di transizione energetica
Entrambi perseguono la decarbonizzazione, ma con una differenza sostanziale: Amsterdam intende vincolare i governi futuri alla decisione attuale, dichiarando la fine perpetua del giacimento di Groningen, Oslo affianca le sue politiche sul tema al realismo
29 AGO 26

Foto ANSA
Ci sono due modi di affrontare le politiche climatiche: fare della riduzione delle emissioni un obiettivo assoluto, da perseguire indipendentemente dai costi e dal contesto, oppure tenere conto dei vincoli economici, energetici e geopolitici. I Paesi Bassi e la Norvegia, proprio in questi giorni, hanno preso decisioni che esemplificano bene la differenza di approccio. Storicamente, entrambi sono produttori di combustibili fossili. Solo che, mentre Amsterdam conferma e anzi radicalizza l’obiettivo di ridurre l’estrazione di gas, Oslo non vuole farsi sfuggire l’opportunità di consolidare la propria posizione.
La fortuna dei Paesi Bassi col gas è legata al giacimento di Groningen, il più grande d’Europa: tra il 1959, quando è stato messo in esercizio, e il 2023, quando le operazioni sono state sospese, ha prodotto circa 2.200 miliardi di metri cubi di gas. La decisione di chiuderlo non dipende dal suo esaurimento, in quanto si stima contenga almeno altri 500 miliardi di metri cubi di metano producibile (circa una volta e mezzo il consumo di gas di tutta l’Ue l’anno scorso). Non ha neppure radici climatiche, sebbene ovviamente sia stata cavalcata dai gruppi ambientalisti. Il fatto è che, a partire dagli anni Ottanta, i residenti nell’area di Groningen hanno cominciato a percepire scosse sismiche, attribuite alle attività estrattive: pur trattandosi di eventi di magnitudine limitata (la maggioranza al di sotto di 1,5 gradi Richter) hanno determinato una crescente pressione politica, fino a ottenere la chiusura. In questi giorni c’è un passo ulteriore: il governo ha deciso di cementare i pozzi, in modo da renderli definitivamente inservibili. Intanto, il grado di riempimento degli stoccaggi olandesi è attorno al 45 per cento, ben lontano dal target del 90 per cento considerato necessario ad affrontare l’inverno con tranquillità (nel passato, la flessibilità produttiva di Groningen stesso quasi rendeva superfluo l’accumulo di scorte).
La Norvegia, viceversa, non sta scegliendo tra decarbonizzazione e fonti fossili: intende perseguire con decisione la prima, senza rinunciare ad avere un ruolo centrale nell’approvvigionamento degli altri. Dopo aver incrementato a livelli record la produzione di petrolio e gas, il governo ha annunciato che consentirà la perforazione dei giacimenti nel Mare di Barents. “Nell’attuale ambiente geopolitico e di sicurezza – ha detto il ministro dell’Energia, Terje Aasland – e data la situazione delle risorse, credo che continuare le attività nel Mare di Barents serva gli interessi sia norvegesi sia europei”. Oggi Oslo è il maggiore fornitore di gas dell’Ue, con una quota di circa il 30 per cento dell’import. Ciò nonostante, Bruxelles da tempo spinge per una moratoria sull’Artico che finora non è stata approvata. Dal governo norvegese fanno notare che, mentre i paper della Commissione promettono il rapido abbandono dei combustibili fossili, nella pratica i governi nazionali spingono per assicurarsi le forniture, perché la domanda non può essere abolita per decreto. “Noi svilupperemo queste aree – ha detto Aasland – e vedremo se l’Ue dichiarerà una moratoria sugli acquisti di oil & gas”.
Il contrasto è stridente: mentre Amsterdam intende vincolare i governi futuri alla decisione attuale, dichiarando la fine perpetua di Groningen, Oslo affianca le sue politiche di decarbonizzazione al realismo. Prevale la consapevolezza che, in qualunque scenario realistico, petrolio e gas continueranno a servirci, anche se in misura minore rispetto a oggi. Il confronto mostra due concezioni della transizione: far prevalere la decarbonizzazione su tutto il resto oppure coniugarla alla sicurezza energetica e alla valorizzazione delle risorse disponibili.
C’è poi un altro paradosso. Sia i Paesi Bassi sia la Norvegia sono nazioni attente all’ambiente, tanto da essere spesso chiamate a modello. L’Olanda è il campione europeo del fotovoltaico, con 1.494 watt di capacità pro capite nel 2025 (più del doppio dei 676 italiani); al mondo solo l’Australia fa di più (1.494 W). La Norvegia, dal canto suo, ha il primato delle auto elettriche, con circa il 97 per cento delle immatricolazioni nel primo semestre 2026 (in Italia l’8 per cento circa). Eppure, in termini di emissioni effettivamente rilasciate in atmosfera, l’italiano medio (5,1 tonnellate di CO2/anno) ne produce meno sia del suo omologo olandese (6,3 tonnellate) e norvegese (6,7 tonnellate). Certo, sono paesi diversi, con climi e società differenti. Ma la virtù ambientale si misura anche dai risultati.