La proposta choc di Boualem Sansal: “La Spagna ceda Ceuta e Melilla”

Il romanziere algerino appoggia la posizione del Marocco chiedendo che Madrid ceda le due exclave a Rabat: "Le frontiere dell’Europa devono essere in Europa. Che ciascuno tenga le proprie frontiere in casa propria e le vacche saranno ben custodite”. Ma la geografia non fonda la sovranità
29 AGO 26
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Foto Ansa

Le dichiarazioni del ministro marocchino della Giustizia, Abdellatif Ouahbi, su Ceuta e Melilla hanno provocato a Madrid la reazione che ci si poteva aspettare. Il Marocco rivendica i suoi diritti storici e geografici sulle due città spagnole in Marocco. La Spagna risponde che Ceuta e Melilla sono spagnole e che lo resteranno, tanto più che costituiscono le frontiere dell’Unione europea, le cui barriere prese d’assalto da settantamila marocchini a fine luglio sono finanziate da Bruxelles. Meno prevedibile l’articolo in cui il romanziere algerino Boualem Sansal appoggia la posizione del Marocco. Premessa: Sansal era finito in carcere in Algeria (oltre che per l’amicizia con Israele) anche per aver sostenuto il diritto del Marocco sul Sahara occidentale, rivendicato anche dall’Algeria. “Esistono questioni che si crede di risolvere decidendo di non porle più: la storia mostra che sono generalmente quelle che tornano con maggiore forza” scrive Sansal da Parigi su Le360, un sito di informazione marocchino. “Comprendo la posizione marocchina e la condivido”. Non per ostilità verso la Spagna, né per gusto di quelle controversie territoriali di cui la storia mediterranea è piena, ma per una ragione più semplice: “Le frontiere dell’Europa devono essere in Europa. Che ciascuno tenga le proprie frontiere in casa propria e le vacche saranno ben custodite”.
Sansal comprende che la loro appartenenza alla Spagna sia il prodotto di una lunga storia (risale addirittura a prima della caduta di Costantinopoli ai turchi ottomani). “Ma l’antichità di una situazione non basta a trasformarla in un ordine naturale”. Non si tratta ovviamente né di cacciare i loro abitanti né di cancellare la storia spagnola. “Restituire un territorio alla sua geografia non deve significare espellerne la storia. Ma una sovranità può evolvere senza che una civiltà scompaia”. La tesi di Sansal è che la Spagna dovrebbe riconsegnare le due enclave al Marocco, “utile quando occorre contenere le migrazioni, combattere il terrorismo, mettere in sicurezza il Mediterraneo o garantire certe catene di approvvigionamento”. Un regolamento di Ceuta e Melilla avrebbe conseguenze che supererebbero le due città. “Modificherebbe il rapporto dell’Europa con il Nordafrica. L’Europa ha eretto in Africa i muri dietro i quali pretende di proteggersi dall’Africa. Poi chiede al Marocco di aiutarla a sorvegliare questi muri. Dove l’Europa colloca la sua frontiera e, soprattutto, dove colloca il suo avvenire? Le frontiere dell’Europa devono essere in Europa. Il Marocco, lui, è a quattordici chilometri”.
Sansal ha ragione su molti punti. Le enclave sono catalizzatori di assalti e ricatti migratori; togliere il premio territoriale riduce l’incentivo a usare i corpi come ariete. Il Mediterraneo si governa meglio con un partner nordafricano titolare delle proprie coste, non con presidi che lo costringono a fare il gendarme altrui. Chi rifiuta di porre la questione la ritrova, più violenta, a ogni crisi: il rimosso geopolitico torna. Di contro, Ceuta e Melilla non furono mai parte del Marocco: Melilla è castigliana dal 1497, Ceuta iberica dal 1415 e spagnola dal trattato di Lisbona del 1668; il Regno del Marocco nasce nel 1956. Non si “restituisce” ciò che non si è posseduto. I residenti sono spagnoli ed europei; la loro volontà non è un dettaglio da liquidare in nome della geopolitica. E la geografia non fonda la sovranità: altrimenti Putin potrebbe reclamare diritti sull’Ucraina orientale. Cedere sotto pressione migratoria o una aggressione militare insegna che i flussi sono un’arma: si premia l’estorsione.
Se anche Ceuta e Melilla diventassero marocchine, i muri non sparirebbero: si sposterebbero. Il problema è la pressione demografica e la governance, non il colore della bandiera sulla recinzione. E il precedente sarebbe contagioso: ogni enclave, minoranza costiera e presidio storico diventerebbe merce. Che fare con Gibilterra? E con la Mayotte francese alle Comore? E Las Palmas, un’anomalia più vasta di Melilla? Sansal ha ragione nel dire che lo status quo è fragile. Ha torto sulla cessione come cura. Le frontiere si spostano, ma non ogni volta che un continente pretende che l’altro si sottometta.