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La distanza da Putin diventa la dottrina di governo in Armenia
Nel nuovo programma di governo di Nikol Pashinyan, Mosca perde lo status di alleato strategico. Yerevan punta su Ue, Stati Uniti e nuovi partner, mentre prova a liberarsi dalla dipendenza russa su commercio, gas e ferrovie
29 AGO 26

Una veduta di Yerevan, la capitale dell'Armenia - foto via Getty Images
Yerevan, Armenia. C'è una differenza sostanziale tra allontanarsi da un alleato e scriverlo in un documento governativo. L'Armenia ha appena fatto il secondo passo. Il 25 agosto il Parlamento ha adottato con 63 voti a favore e 24 contrari il programma d'azione del governo per il 2026-2031, il testo che tradurrà in politiche concrete la vittoria elettorale di Nikol Pashinyan, al suo quarto mandato consecutivo dal 7 giugno. Ed è un piano che, sulla Russia, non lascia margini di ambiguità. La Federazione russa non è più un alleato strategico, ma un partner da ridefinire. Il programma 2021-2026 parlava di una profonda alleanza strategica, volta a rafforzare la cooperazioni militare, energetica e infrastrutturale. Centrale per la sicurezza nazionale era il sostegno all'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), l'alleanza militare a scopo difensivo creata nel 1992 da sei ex repubbliche sovietiche. Il nuovo testo ridefinisce, molto diplomaticamente, la gerarchia: la sezione dedicata a Mosca si intitola "Trasformazione e approfondimento delle relazioni di partenariato con la Russia". Resta un impegno generico verso i rapporti esistenti in un quadro di "cooperazione multisettoriale reciprocamente vantaggiosa." La Russia, primo paese citato nel 2021, scivola all'ottava posizione, dopo Azerbaigian, Turchia, Iran, Georgia, Unione europea, Stati Uniti e Francia. La Csto, già di fatto congelata da Yerevan dal 2024, quando l'Armenia sospese i contributi finanziari all'organizzazione, scompare. Significativo anche un altro dettaglio: mentre per Iran, Georgia, Ue, Stati Uniti, Francia e Cina il governo continua a usare la parola "strategico," per la Russia quel lessico è stato accuratamente evitato.
il voto
Il ridimensionamento diplomatico arriva dopo mesi di attrito economico. Mosca ha progressivamente bloccato le importazioni di fiori, alcolici, acqua minerale e prodotti agroalimentari armeni. A fine luglio il blocco si è esteso a latticini e bevande. Perciò il nuovo programma di governo risponde mettendo nero su bianco la diversificazione dei mercati di esportazione, storicamente incanalati verso la Russia, destinazione del 35 per cento delle esportazioni del 2025. In questo senso la Commissione europea ha dichiarato il 25 agosto che l'Armenia è più vicina all'Europa che mai. Non solo per l'annuncio di luglio dei 200 milioni diretti a Yerevan al fine di alleviare la pressione economica russa. Ma, soprattutto, per la recente intenzione di Pashinyan di candidare l'Armenia a membro Ue. Sul fronte infrastrutturale, Mosca detiene la totalità di due reti armene. Il gas e le ferrovie. Nel tentativo di sganciarsi progressivamente dal Cremlino, Pashinyan ha rilanciato la richiesta che la Russia ceda la concessione sulla rete ferroviaria, gestita dal 2008 con un contratto che scadrebbe nel 2038. Il premier ha chiesto a Mosca di vendere i diritti a un paese terzo accettabile per entrambi, indicando il Kazakistan e il Qatar come possibili operatori — nessuno dei quali ha finora commentato. Mosca, dal canto suo, sostiene che le richieste di cessione siano figlie di un ricatto dell'occidente al fine di inviare a Yerevan gli investimenti promessi. Lo sfondo politico si fa sempre più rigido. Due mesi e mezzo dopo la vittoria elettorale, Putin non ha ancora inviato un messaggio di congratulazioni a Pashinyan — nel 2021 Mosca si congratulò per una vittoria "convincente". Pashinyan dichiara esaurito l'interesse dell'Armenia per la Csto, auspicandone l'espulsione. Il Cremlino risponde lasciando la porta aperta all'uscita di Yerevan, ma avverte che l'avvicinamento all'Ue creerà profonde e dannose contraddizioni con l'Unione economica eurasiatica. Pochi giorni prima, in un'inconcludente telefonata tra Pashinyan e Putin per risolvere le restrizioni commerciali russe, questo tema era già emerso. Il premier russo, stando a fonti vicine al Cremlino, spinge per un referendum armeno sull'ingresso nell'Ue.
E' in questa cornice — un programma che dà la priorità alla normalizzazione con l'Azerbaigian e la Turchia, un contenzioso commerciale aperto, una crescente tensione diplomatica con Mosca — che va letta la retorica della "Quarta repubblica." E' così che Pashinyan ha presentato il programma di governo, richiamando l'ideologia della "Real Armenia": la filosofia del nuovo mandato si concentra rigorosamente sulla preservazione e sullo sviluppo dello stato entro i confini riconosciuti a livello internazionale. Tradotto: addio al Nagorno-Karabakh. Il linguaggio diplomatico: distanziamento da Mosca, diversificazione economica e apertura a nuovi partner, sempre più occidentali.
