Teheran blinda i basiji contro la minaccia interna. La stretta sul velo, i bar e gli "agenti stranieri"

Secondo alcune fonti interne al regime, dopo sei mesi di guerra la minaccia maggiore potrebbe arrivare non dalle pressioni esterne ma dalla possibilità di nuove rivolte di una popolazione sfiancata dall’inflazione e dalla repressione. Gli iraniani sanno che la reazione alle proteste sarebbe esemplare, le iraniane sanno che che non avverrà alcun passo indietro sul velo

28 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:40
Tradotto con IA
Immagine di Teheran blinda i basiji contro la minaccia interna. La stretta sul velo, i bar e gli "agenti stranieri"
A sei mesi dall’inizio della guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio scorso con l’operazione Furia epica, Teheran, nonostante la pressione economica abbia raggiunto i massimi livelli e le sue entrate siano ridotte al minimo, non mostra alcun segnale di apertura. Secondo alcune fonti interne al regime la minaccia maggiore, ancora una volta, potrebbe non arrivare dalle pressioni esterne ma da quelle interne, dalla possibilità di nuove rivolte di una popolazione sfiancata dall’inflazione e dalla repressione. Negli ultimi mesi, distratto dal conflitto con gli Stati Uniti, il regime avrebbe allentato i controlli sull’abbigliamento femminile, sui media statali e nelle manifestazioni sono comparse donne senza velo, sui social media sono stati pubblicati video in cui alcune ragazze che corrono per le strade di Teheran in scooter con il casco scoperto si fanno chiamare “le motocicliste di Shiraz”. Il religioso ultraconservatore Mohammad Bagher Kharrazi, parente della nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, è stato arrestato questo mese dopo aver incitato i suoi sostenitori a uccidere per strada le donne senza hijab, l’ex parlamentare Gholamali Jafarzadeh Imanabadi ha detto che ci si dovrebbe concentrare sull’inflazione anziché sul velo e persino il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha raccontato in un’intervista che sua figlia a volte non è d’accordo con lui, “dovrei costringerla?”, si è chiesto.
Gli iraniani sanno che la reazione a manifestazioni di piazza come quelle dello scorso gennaio, durate per oltre un mese e iniziate sempre per il crollo del rial sarebbero esemplari, le iraniane sanno che non avverrà alcun passo indietro sulle norme sull’hijab, un pilastro ideologico della Repubblica islamica dell’Iran. Anche per questo motivo Mojtaba avrebbe nominato a capo della forza paramilitare Basiji Hossein Taeb, che rappresenta uno dei segnali più evidenti della  preoccupazione ufficiale per una possibile ripresa delle proteste  e a cui lo stesso leader avrebbe affidato il compito di intensificare la sorveglianza e facilitare la repressione, anche attraverso l’aumento della presenza della milizia nei quartieri e nelle moschee. Una fonte vicina alla linea intransigente degli ayatollah ha detto al Financial Times che “date le circostanze (Taeb, ndr) era la figura più adatta alla sicurezza, in quanto sapeva come gestire le minacce interne”, che includono: “Movimenti separatisti tra le minoranze etniche nelle province di confine come i gruppi curdi; disordini popolari dovuti a rivendicazioni economiche; tentativi di rovesciare la teocrazia da parte di gruppi di opposizione; e il contrabbando di apparecchiature di comunicazione come Starlink nel paese”.
Nel clima di guerra gli iraniani hanno affollato i bar e i marciapiedi delle città, senza velo, bevendo alcolici: così nelle ultime settimane il governo è subito corso ai ripari, ha chiuso decine di caffè, ristoranti e negozi per riprendere il controllo degli spazi pubblici, citando la   “condotta socialmente e moralmente scorretta”, il “mancato rispetto dei valori islamici” e la “violazione delle norme”. Sono stati anche sostituiti i ciottoli delle aree pedonali con l’asfalto giustificando la “gestione del traffico”: diversi giornalisti iraniani ci hanno visto una soluzione per facilitare l’ingresso e il controllo delle aree da parte delle forze di sicurezza durante possibili disordini. In decine di città sono state costrette a chiudere attività commerciali per non aver rispettato le norme sull’abbigliamento e nelle ultime settimane, scrive la Cnn, è cresciuto il clamore per il ripristino di una linea dura su ciò che i religiosi e i politici conservatori chiamano “nudità in pubblico”. Anche nei confronti dei giornalisti internazionali, la scorsa settimana il Parlamento iraniano ha approvato una bozza preliminare di un disegno di legge che criminalizza i contatti con i giornalisti di testate internazionali considerate ostili alla Repubblica islamica, introducendo termini come “governi stranieri” e “agenti stranieri”  che ricalcano una legge già collaudata in Russia.
Secondo fonti vicine al regime, la guerra contro gli Stati Uniti avrebbe dato maggiore slancio e spazio ai volontari Basiji, ora autorizzati a difendere la Repubblica islamica dalle proprie abitazioni senza dover chiedere il permesso ai comandanti. In alcuni video diffusi sui social media, si vedono le pattuglie della polizia morale tornare per le strade di Rasht, nel nord dell’Iran, dove si sono concentrate le proteste a inizio anni, mentre altri hanno segnalato di aver avvistato una presenza massiccia dei loro furgoni nella città di Isfahan e nella capitale, Teheran.