Esteri
NOVANTA GIORNI DI LIBERO SCAMBIO •
L’hamburger salato di Trump
Trump sospende i dazi sulla carne macinata che aveva imposto lui e strappa agli importatori l’impegno a vendere il 25 per cento sotto mercato. Il protezionismo che va sospeso per rimediare al protezionismo

Il 21 agosto, su Truth, Donald Trump ha annunciato che per novanta giorni fino a trecentomila tonnellate di carne macinata potranno entrare negli Stati Uniti senza i dazi fuori quota, che oggi valgono il 26,4 per cento. Ieri ha firmato il proclama che dà forma legale all'annuncio. In più la Casa Bianca dice di avere ottenuto dagli importatori l’impegno a rivendere quella carne il 25 per cento sotto i prezzi correnti di mercato. Una quota straordinaria a dazio ridotto e un prezzo amministrato per stretta di mano: l’hamburger di stato è servito.
Il motivo è che il prezzo del macinato è andato fuori controllo, e non per colpa del commercio estero. La mandria bovina americana è ai minimi dagli anni Cinquanta per via di siccità prolungate, costo dei mangimi, liquidazione dei capi di bestiame. È un problema di offerta interna, ed è uno strappo lento da ricucire, perché ricostruire una mandria richiede anni. Il macinato ha toccato a luglio i quindici dollari al chilo: il massimo storico, e oltre il dieci per cento in più di un anno prima. Sul lato dei rimedi, invece, il catalogo è questo: pressioni sulle catene perché tagliassero i listini — a luglio Walmart ha ridotto del 12 per cento il prezzo del macinato — moral suasion sugli altri distributori, e ora la apertura della frontiera. L’hamburger Trump se l’è scelto come emblema, e per un decennio l’ha esibito e offerto agli ospiti d'onore, pure sull'Air Force One e nello Studio Ovale. Chi si sceglie un simbolo popolare, però, ne eredita anche il listino.
I dazi, del resto, non stavano proteggendo nessuno. Tassare al 26 per cento un ingrediente che in casa scarseggia non difende gli allevatori, ma rincara soltanto il panino. L’hamburger americano si fa mescolando il magro d’importazione, che arriva da Australia, Brasile e Argentina, con il grasso nazionale: è un prodotto che ha bisogno strutturalmente dell’import, e infatti le importazioni del 2026 corrono verso il record dei 2,7 milioni di tonnellate, mentre il Brasile ha nel frattempo superato gli Stati Uniti come primo produttore mondiale di carne bovina. Restano fuori dalla nuova misura i paesi con quota propria e quelli con accordo di libero scambio: l'apertura straordinaria si riversa quindi sul contingente residuo, dove il primo fornitore è proprio il Brasile di Lula. Il paese che Trump ha colpito con i dazi per tutto l'anno è anche l'unico che può salvargli l'hamburger.
Poi c'è la durata di questa esenzione. Novanta giorni sono giusto il tempo che manca al voto di metà mandato. La misura trumpiana comprime un prezzo esattamente nella finestra in cui quel prezzo è politicamente letale, e scade subito dopo. A maggio un piano analogo era stato congelato per le proteste degli allevatori. Adesso si procede, ma con il calendario elettorale in mano e con gli allevatori che protestano di nuovo, mentre nel partito qualcuno fa notare che a sentirsi traditi sono i propri elettori.
Libero scambio come antipiretico, insomma. Il protezionismo che va sospeso per rimediare ai danni del protezionismo.