Il referendum in Svizzera sulla collaborazione con la Nato è un autogol di Mosca

Secondo il Servizio delle attività informative di Berna, la Russia sta cercando di influenzare l'esito del voto. Ma i sondaggi indicano una netta prevalenza di voti contrari

27 AGO 26
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Foto ANSA

Tra esattamente un mese, il 27 settembre, i cittadini svizzeri saranno chiamati a decidere se cambiare la Costituzione per definire in modo più restrittivo la sua tradizionale neutralità, che vuol dire un referendum sulla collaborazione della Svizzera con la Nato, che negli ultimi quattro anni è decisamente aumentata. La proposta di iniziativa popolare per “salvaguardare la neutralità svizzera” è stata promossa dall’Unione democratica di centro, partito dell’estrema destra nazionalista e conservatore, con posizioni ben poco ostili a Mosca. Sin dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, la Svizzera ha aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca e la modifica della Costituzione sottoposta a referendum renderebbe più difficile per Berna approvare sanzioni se non approvate dalle Nazioni Unite. I sondaggi d’opinione usciti finora sono abbastanza chiari: circa il 62 per cento degli intervistati prevede di votare contro la proposta, perché l’opinione pubblica è molto cambiata negli ultimi anni, e preferisce affidarsi alla flessibilità di governo e Parlamento per quanto riguarda le decisioni che riguardano la sicurezza nazionale.
Uno degli aspetti più interessanti della campagna referendaria è che a spostare i “no” sarebbe stato soprattutto l’intervento diretto della Russia: secondo il Servizio delle attività informative della Confederazione (Sic), da mesi la Svizzera subisce una campagna mirata da parte di Mosca per influenzare l’esito del voto, combinando interferenza diplomatica, distorsioni fattuali e propaganda. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, a fine luglio è intervenuta direttamente sulla campagna referendaria, attaccando la formula della “neutralità flessibile” con cui il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis definisce l’attuale posizione elvetica, facendo uno spericolato paragone con la vicinanza di Berna a Berlino durante la Seconda guerra mondiale.