Esteri
Le contromisure •
Sánchez torna dalle vacanze e reagisce alla crisi di Ceuta dopo un mese
Il premier spagnolo ha convocato un Consiglio dei ministri, ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale e creato una cabina di regia unica per risolvere l'emergenza umanitaria nell'exclave. Ma risulta comunque difficile capire i motivi di una reazione politica così lenta e contraddittoria
26 AGO 26

Foto LaPresse
Madrid. Alla fine, Pedro Sánchez è rientrato dalle vacanze alle Canarie e ha fatto quello che le opposizioni, gli abitanti di Ceuta e buona parte degli spagnoli gli chiedevano di fare da 26 giorni: convocare un Consiglio dei ministri, riunire il Consiglio per la sicurezza nazionale e creare una cabina di regia unica per risolvere la crisi umanitaria a Ceuta, dove migliaia di immigrati si aggirano ancora senza meta, dove i negozi sono presidiati dall’esercito per evitare i saccheggi e dove s’impone la gestione di adulti sbandati e minori smarriti. Di questi ultimi, al governo ne risultano registrati quasi tremila. Infine, Madrid ha anche chiesto alla Commissione europea un finanziamento d’emergenza per far fronte alla crisi. In cambio, il Consiglio dei ministri ha approvato una bozza di riforma della legge su immigrazione e asilo, che secondo il ministro dell’Interno Marlaska serve ad adeguare il quadro giuridico spagnolo al Patto europeo su migrazione e asilo. E’ una stretta sui controlli e, fra le novità, figura anche la raccolta dei dati biometrici alla frontiera.
Risulta comunque difficile capire i motivi di una reazione politica così lenta e contraddittoria. Sánchez si era precipitato a Ceuta nelle prime ore della crisi, ma poi se n’è andato in ferie per quasi tutto il mese di agosto. Ha promesso al sindaco Juan Vivas che il ministro dell’Interno sarebbe rimasto permanentemente sul posto, ma non è andata così e solo questo martedì un altro ministro, quello della Politica territoriale, si è insediato nella cabina di regia. Sánchez aveva dichiarato che l’ondata migratoria improvvisa (80 mila ingressi a nuoto in 24 ore) era un attacco all’integrità territoriale spagnola, ma non ha mai detto da parte di chi, neanche dopo che i ministri del governo di Rabat hanno ribadito che Ceuta e Melilla sono marocchine. Il più insistente è stato il ministro della Giustizia del Marocco, che in queste settimane ha tenuto almeno tre discorsi sul tema, ma l’ultimo è stato il ministro per gli Affari religiosi, che ieri, proprio mentre Sánchez riuniva i suoi ministri, durante una cerimonia religiosa in presenza del re Mohammed VI, ha incitato a una mobilitazione per “liberare i territori occupati”.
Anche l’invio straordinario di 45 mila dosi di vaccino, deciso dal ministero della Salute, sembra contraddire l’insistenza con cui la ministra Mónica García ha negato un’emergenza sanitaria e accusato di xenofobia chi le faceva notare il degrado delle condizioni igieniche della città (sono stati identificati focolai di scabbia e tubercolosi). Diverso lo stile della più anziana ed esperta ministra della Difesa. Margarita Robles ha parlato martedì ai deputati esaltando il comportamento degli abitanti di Ceuta e Melilla, città multietniche in cui vige un pluralismo religioso esemplare. “Rappresentano la Spagna migliore”, ha detto Robles, la quale ha riconosciuto che la sentenza della Corte suprema sui migranti che attraversano a nuoto il confine ha provocato un “effetto chiamata”. Robles ha inoltre denunciato il ruolo dei social network nella diffusione di voci su presunte “porte aperte”, con le conseguenze che sappiamo su ciò che ha definito un “assalto di massa”, un’azione che “destabilizza non solo la Spagna ma l’intera Unione europea”.
Restano le divergenze occulte nel governo, che l’opposizione ha gioco facile a svelare. Se i servizi segreti hanno svolto al meglio il loro dovere, come la ministra della Difesa ha ribadito, perché le frontiere non sono state presidiate? Dobbiamo credere a lei o al ministro Marlaska, che dice di non essere stato informato? E’ quanto le ha fatto notare Esther Muñoz, portavoce del Partito popolare: “Dovete ancora spiegarci perché avete scatenato un conflitto diplomatico con l’Italia, ma non con il Marocco”. Ma per affrontare il Marocco la Spagna avrebbe bisogno di una coesione interna che forse non ha. Bastava sentire l’intervento in commissione Difesa del rappresentante di Junts, il partito degli indipendentisti catalani. La legittimità spagnola su Ceuta e Melilla è debole, ha detto, a meno che alle popolazioni locali non sia concesso di esprimersi in un referendum, come il Regno Unito ha fatto con Gibilterra. Era chiaro che pensava al referendum catalano. Ceuta e Melilla come pretesto per un caotico “liberi tutti”.
