Merz frena con i Taurus all'Ucraina mentre Londra e Parigi accelerano sulla produzione di missili

Il cancelliere tedesco tiene ancora nel cassetto i missili a lungo raggio promessi in campagna elettorale. Intanto Regno Unito e Francia condividono con Kyiv i dati per produrre gli Storm Shadow-Scalp in Ucraina: Berlino finanzia e co-produce, ma sulla consegna dei Taurus continua a tergiversare

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Berlino. Durante la sua campagna elettorale di inizio 2025, Friedrich Merz aveva detto che la Germania può inviare a Kyiv i missili da crociera Taurus che Olaf Scholz si è sempre rifiutato di concedere. Arrivato al governo, però, Merz ha velocemente assunto la posizione del suo predecessore. Dei Taurus si è a un certo punto smesso di parlare, fino alle scorse ore, quando il premier britannico Andy Burnham ha annunciato la condivisione dei dati britannici del missile da crociera Scalp/Storm Shadow, rilasciati perché Kyiv e Francia possano costruirne in Ucraina. La domanda in Germania diventa quindi: perché Berlino continua a titubare sui Taurus?
Come riporta Politico, il parlamentare Cdu Roderich Kiesewetter commenta che ormai Regno Unito e Francia “non aspettano più né contano più sulla Germania”, mentre Berlino dovrebbe invece impegnarsi nell’invio dei suoi missili da crociera. Il Taurus Kepd 350 è un missile aria-terra tedesco-svedese, ha una gittata che supera i 500 km e una testata penetrante Mephisto anti-bunker. Inutile dire che l’arma sarebbe preziosa per l’esercito ucraino, permettendo di colpire in profondità la Russia. Anche l’ex scacchista e attivista russo Garri Kasparov è tornato sulla questione: “Dove sono i Taurus che Merz aveva promesso?”, ha chiesto, in un’intervista con il Free Russia Forum. Sulla questione il cancelliere Merz è rimasto sempre vago, dicendo infine lo scorso marzo che ormai l’Ucraina dispone di armi a lungo raggio proprie più numerose ed efficaci di quei pochi Taurus disponibili nelle riserve della Bundeswehr. Il tergiversare tedesco su alcuni nodi del supporto strategico-militare all'Ucraina risale già al governo Scholz, un esecutivo sempre impaurito dall'idea di adirare Mosca con gli aiuti tedeschi.
Per la stessa autorizzazione britannica alla condivisione dei dati per lo Scalp, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha ora nuovamente lanciato accuse su un “coinvolgimento diretto delle forze missilistiche britanniche”. Parole senza molta sostanza, provenienti da uno stato che ha coinvolto direttamente nell’invasione dell’Ucraina le forze armate della Corea del nord.
Tra i politici Cdu più attivi nel sostenere Kyiv, Norbert Röttgen sembra meno critico con Merz. Sempre parlando con Politico, il parlamentare sottolinea che la mossa di Regno Unito e Francia “abilita una produzione” in Ucraina e che la Germania già fa qualcosa di simile. Dallo scorso anno Berlino finanzia effettivamente sul posto armi a lunga gittata, in un pacchetto di circa 5 miliardi di euro, oltre a supportare la fabbricazione ucraina di droni deep-strike. C’è poi Rheinmetall, che è entrata direttamente nel paese in guerra, creando propri stabilimenti. Il modello tedesco resta quindi finanziare/co-produrre, ma non cedere in licenza un proprio sistema. Dalla Germania arrivano ancora gli Iris-T, molto utili contro droni e cruise. Il sistema di cui l’Ucraina ha bisogno resta però notoriamente un altro: il Patriot.
Il problema non sono le batterie, ma gli intercettori Pac-3 Mse, i soli missili in grado di abbattere in modo affidabile i balistici russi. Per il 2026 l’Ucraina ha ricevuto o riceverà appena 264 intercettori Patriot, un crollo del 60 per cento rispetto al 2023. Come sottolinea il presidente Volodymyr Zelensky, per l’inverno che viene Kyiv avrà bisogno di almeno 300 intercettori. Washington non manda quasi più niente. Donald Trump sembra essersi rimangiato la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per una produzione autonoma degli intercettori. Nelle ultime settimane, Zelensky ha chiesto anche a Germania e Polonia di aiutare con le proprie scorte, ma quelle tedesche sarebbero già prosciugate dalle necessità minime per sé e gli obblighi Nato. Resta da capire che margine potrà dare all’Ucraina la licenza americana concessa alla Germania per produrre gli intercettori Gem-T: sono Pac-2, comunque preziosi, ma non coprono il vuoto sui Pac-3.
Una cosa è certa: l’aiuto a Kyiv dovrà venire dall’Europa, perché Washington sta giocando un’altra partita. Le promesse di Londra e Parigi vanno in questo senso. Da parte di Berlino continua a esserci un misto di neo-intraprendenza e storica cautela di fronte alle minacce russe. Al vertice dei volenterosi di lunedì Merz era formalmente co-ospite, pur partecipando via video. Anche sulle prime esercitazioni di una forza multinazionale europea, Berlino è rimasta vaga già da luglio: prima ha detto no, poi ha detto sì, ma aggiungendo che starebbe ancora valutando la forma della propria partecipazione.