Missili per una pace accettabile: la decisione di Francia e Regno Unito

Quanto deciso da Parigi e Londra sui missili a lunga gittata per Kyiv potrebbe essere arrivata tardi, ma è una buona notizia. La svolta dell’offensiva ucraina e l'incognita che si cela dietro a una Russia agonizzante
25 AGO 26
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Foto LaPresse

La decisione di autorizzare Zelensky a progettare e costruire missili da crociera, ancora in mancanza di un sistema di difesa antiaerea e antibalistico capace di contenere i bombardamenti indiscriminati russi, potrebbe essere una svolta decisiva verso il negoziato e una pace accettabile. Perché sia così lunga e tormentosa la guerra in Ucraina è, salvo dubbi e incertezze, come sempre, abbastanza chiaro a chi ragioni con la propria testa, disponendone. Per i tre anni iniziali è stata una guerra unilaterale di una grande potenza sopravvissuta mediocremente alla gloria imperiale e sovietica, forte però del suo impianto nucleare e della sua vastità bicontinentale, una aggressione piena di illusioni scatenata contro un paese marginale ma ricco di passione e coraggio della sofferenza nella difesa della sua indipendenza. Avanguardia combattente d'Europa e dell'occidente, l'Ucraina per tre anni è stata difesa dal colosso eurasiatico e dalle sue potenti alleanze. Soldi, accoglienza a milioni di profughi, armi e munizioni, sanzioni al nemico.
Questo fino all'avvento del secondo mandato di Trump, che era visibilmente l'altro fronte (di collusione) di Vladimir Putin, e come tale ha relativamente funzionato e funziona, sebbene imperfettamente. Ma il periodo aureo delle grandi sanzioni contro Mosca e dell'unità del blocco Nato, guidato dal vecchio Joe Biden, con i treni della solidarietà e la storica foto sul treno per Kyiv o Kiev di Macron, Draghi e Scholz, fu caratterizzato, ecco perché la guerra è diventata tendenzialmente infinita, dalla cosiddetta impostazione difensiva o antiescalation che impediva all'Ucraina di tentare la vera controffensiva riequilibratrice, colpendo energia e economia russe al di là dei confini, con obiettivi fin quasi a duemila chilometri dal fronte convenzionale. L'impresa del Kursk, impossibile prototipo di una conquista territoriale in Russia, aveva il valore simbolico di un grido d'allarme, che non fu ascoltato. Per tre lunghi anni abbiamo deciso di accettare una sfida alla quale non era consentita la vera replica, quella dell'efficacia. Dall'operazione speciale di conquista e annichilimento dell'identità ucraina, dunque europea e democratica, ci si doveva esclusivamente difendere senza forzare il confine del nemico, il che era e resta un nonsenso.
La guerra, anche dissimulando, la faceva Putin, noi eravamo imbragati nella pura difesa territoriale e nella controffensiva finanziaria. Gli ucraini, con risorse tecnologiche obbligate, una parte delle quali sfugge alla regolamentazione ambigua del potere federale americano, secondo mandato, hanno cominciato nella seconda parte del 2025 e nel 2026 a contrattaccare seriamente colpendo raffinerie e centri commerciali mostrando il valore tattico della guerra dei droni a lunga distanza, incrementando l'insicurezza russa oltre che l'inflazione e la penuria in campo energetico. Nel momento di massima debolezza, offensiva trumpiana ad Anchorage e nello Studio ovale della Casa Bianca, inchieste sulla corruzione e tentativo di indebolire il comandante in capo, hanno saputo decidersi a contrattaccare e trovato il modo di farlo. Ora arriva la decisione franco-inglese sui missili a lunga gittata. Molto tardi, ma in un contesto abbastanza minaccioso per Mosca, che cerca un riscatto nella spietatezza dei bombardamenti urbani e nella guerra ibrida contro l'occidente, in funzione di aperta intimidazione. Citato da Paolo Forcellini, lo storico Peter Frankopan, che la storia del mondo a partire dall'Eurasia la conosce e l'ha raccontata bene, ha avvertito su Foreign Policy: "Stiamo molto attenti alle mosse disperate di un uomo che sta annegando".