Esteri
verso l'intesa •
La Commissione si aspetta un accordo da 9 miliardi sul Safe con l’Italia
Il governo Meloni sembra avere superato l'impasse sull'ammontare del prestito causata dalle pressioni della Lega: ora Bruxelles riferisce di "scambi costruttivi ed evoluzioni positive"
26 AGO 26

Foto ANSA
Bruxelles. La Commissione di Ursula von der Leyen si aspetta che il governo di Giorgia Meloni sottoscriva un accordo da circa 9 miliardi di euro nell’ambito di Safe, il programma di prestiti da 150 miliardi di euro dell’Unione europea agli stati membri per facilitare il riarmo di fronte alla crescente minaccia russa. E’ meno dei 14,9 miliardi di euro che l’Italia aveva inizialmente richiesto nel settembre del 2025. Ma è più dei 5-6 miliardi di euro che il governo Meloni sembrava orientato a sottoscrivere all’inizio dell’estate, cedendo alle pressioni della Lega che esigeva di rinunciare a gran parte dei prestiti dell’Ue per la Difesa. “Abbiamo ricevuto notevoli rassicurazioni dall’Italia sul fatto che utilizzerà una larga maggioranza dei prestiti loro assegnati. L’Italia rimane pienamente impegnata nella difesa europea e in questo progetto”, ha detto ieri un portavoce della Commissione. Il tono è molto più positivo rispetto a luglio, quando l’esecutivo von der Leyen aveva aumentato la pressione sul governo Meloni per fare chiarezza sulle sue intenzioni sul Safe. Nell’ultimo mese ci sono stati “scambi costruttivi ed evoluzioni positive”, ha spiegato il portavoce: i contatti “proseguono nella giusta direzione”. La Commissione ha comunque fretta. Le risorse che non saranno utilizzate dagli stati membri devono essere ridistribuite entro la fine dell’anno. Polonia e paesi baltici hanno già espresso interesse. Von der Leyen ha indicato che 10 miliardi di euro potrebbero essere ridistribuiti e che di una parte delle commesse potrebbe beneficiare l’Ucraina. “La Commissione ha ricevuto rassicurazioni da Roma: qualora vi siano fondi residui dal piano italiano, le autorità italiane ci informeranno tempestivamente”, ha detto il portavoce.
Lanciato nella primavera del 2025 nell’ambito del piano di riarmo dell’Ue, dotato di 150 miliardi di euro raccolti con debito comune, il programma di prestiti Safe (Security Action for Europe) ha avuto successo. Il suo obiettivo è aiutare gli stati membri, in particolare quelli che si finanziano a tassi più alti della Germania, ad accelerare l’aumento della spesa per la difesa. Diciannove stati membri hanno fatto richiesta dei prestiti Safe. La Polonia è il principale beneficiario con circa 43 miliardi di euro. Tredici paesi hanno già sottoscritto accordi di prestito e i primi esborsi sono iniziati. Quattro stati membri hanno inviato alla Commissione i documenti necessari a firmarlo, che contengono i contratti di forniture di armi e l’ammontare delle commesse. Due mancano ancora all’appello. Il primo è l’Ungheria, che aveva richiesto 16 miliardi di euro, rimasti bloccati fino alla cacciata di Viktor Orbán: il governo di Peter Magyar sta lavorando a un nuovo piano per cercare di ottenere una cifra il più vicina possibile a quella originale (la Commissione stima circa 12 miliardi di euro). Il secondo paese in ritardo è l’Italia: nonostante le richieste pressanti di Bruxelles, il governo Meloni non ha ancora inviato i documenti con contratti e ammontare necessari a firmare l’accordo di prestito del Safe. A fine luglio sono stati il vicepremier, Matteo Salvini, e il senatore della Lega, Claudio Borghi, a mettersi di traverso, nonostante il ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, avesse riconosciuto che il Safe ha “una vantaggiosa condizione di tasso di interesse”. Ora la Commissione spera che non ci siano più veti e ostacoli politici o elettorali. L’obiettivo è firmare con l’Italia “il più rapidamente possibile, così da poter riallocare tempestivamente le eventuali risorse residue agli altri stati membri”, ha detto il portavoce.