Esteri
Lo Stretto segreto •
A Hormuz si è aperta una rotta omanita "segreta" su cui Washington ha più controllo di Teheran
Per Trump lo Stretto resta aperto, dice che gli Stati Uniti "hanno il controllo completo". Anche se con ingenti risorse e per far transitare ancora una quantità limitata di petrolio, qualcosa sembra muoversi davvero. Con un'operazione notturna dell'esercito americano

Da 175 giorni lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso alla navigazione commerciale, al 18 agosto, secondo la società che monitora i traffici energetici Kpler, avevano attraversato il bacino d’acqua 3.456 navi, circa il 20 per cento del traffico prima che iniziasse la guerra tra Stati Uniti e Iran. Mentre si avvicinava la scadenza dei sessanta giorni di cessate il fuoco in cui non è stato concluso nessun accordo fra Washington e Teheran, la navigazione nello Stretto non solo non è ripartita, ma è rallentata dopo gli attacchi del regime iraniano ad alcune petroliere che avevano percorso la rotta omanita, il passaggio che secondo Muscat è garantito dal diritto internazionale e di cui gli iraniani vogliono il pieno controllo, portando avanti negoziati esclusivi con l’Oman. Trump ha minacciato l’Oman, dicendo di essere pronto a bombardarlo se dovesse firmare un accordo su Hormuz con Teheran, poi ha scritto sul suo social Truth di avere il “controllo completo” della via navigabile, aperta e operativa: “Tutte le mine sottomarine sono state rimosse o fatte esplodere”. Mercoledì ha detto che “molte navi” dei paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti stavano continuando a passare grazie all’aiuto dell’esercito americano. Non è la prima volta che Trump millanta un’apertura dello Stretto, poi smentita dalle società di monitoraggio marittimo: già a giugno aveva parlato di un piano di cui l’Iran non sarebbe stato a conoscenza, in cui decine di petroliere erano state scortate fuori dal canale di notte, con i trasmettitori spenti: su Truth aveva scritto che duecento navi erano partite da questa rotta sconosciuta, più vicina all’Oman che all’Iran, permettendo il transito di duecento navi con oltre cento milioni di barili di petrolio. Una tesi non completamente smentita dalle analisi satellitari e portuali, che hanno più volte confermato come sia difficile ottenere un quadro completo del traffico nello stretto, se le petroliere spengono i loro transponder per evitare di essere individuate dall’Iran.
Ora il giornalista di Axios Barak Ravid ha ricostruito, grazie a due fonti americane, come l’esercito americano starebbe gestendo “l’operazione segreta” di cui aveva parlato Trump e che sarebbe stata possibile grazie a una campagna militare di due settimane del Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha compromesso i sistemi radar e di sorveglianza marittima iraniani. Funziona così: una task force con sede presso il quartier generale dell’esercito a Fort Bragg, nella Carolina del Nord, si coordina con gli alleati del Golfo, stila un elenco giornaliero delle navi che escono dal Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz e si dirigono verso il Mar Arabico e un altro delle petroliere vuote noleggiate che viaggiano dal Mar Arabico, attraverso lo stretto, fino ai porti dei paesi del Golfo per caricare altro petrolio. Ogni notte, circa 15-20 petroliere si muovono in orari diversi in due file, una in entrata e una in uscita, lungo il corridoio meridionale che costeggia l’Oman con i trasmettitori spenti e scortate dall’esercito americano: gli iraniani, che hanno abbassato la visibilità nello stretto e sono quindi “ciechi”, sparerebbero quindi a casaccio, “nella direzione generale in cui potrebbero transitare le navi”, scrive Ravid. I due funzionari americani hanno detto che Washington controlla così il corridoio meridionale di Hormuz da ormai due mesi e le esportazioni medie giornaliere sono in crescita e si avvicinano ai dieci milioni di barili.
Seppur ottimistico – il traffico navale attraverso Hormuz è ancora al di sotto dei livelli prebellici e un numero esiguo di compagnie si è dimostrato disposto a utilizzare la rotta omanita – sembra che l’Iran abbia perso il controllo di un tratto del corridoio, perché oltre l’80 per cento dei transiti delle ultime due settimane avrebbe seguito la rotta omanita e anche l’operazione “segreta” svelata da Axios fa riferimento al canale meridionale, lungo la costa dell’Oman. David Goldman ha scritto sulla Cnn che al momento “le prove sono inequivocabili”: gli Stati Uniti, anche se con ingenti risorse e per far transitare una quantità limitata di petrolio attraverso lo Stretto, con la propria Marina stanno guadagnando terreno, mentre “sembra sempre più probabile che l’Iran abbia perso, almeno parzialmente, il suo controllo”, concorda un responsabile di Kpler, Homayoun Falakshahi. Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nelle ultime settimane avrebbero noleggiato le più grandi petroliere per attraversare lo Stretto e trasferire poi il petrolio alle petroliere dei loro clienti fuori dalla rotta minacciata dall’Iran, nel Golfo dell’Oman.
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Nata a Roma, all'università tra le tante lingue e civiltà orientali ho scelto il cinese. Grazie a un progetto di doppio titolo ho studiato un anno a Pechino, rapita dal romanticismo delle poesie Tang. Negli anni ho sviluppato un talento particolare per le passioni più costose, collezionando corsi: fotografia, ceramica, poi giornalismo. Dal 2021 lavoro al Foglio, nella redazione (umana) degli Esteri e in quella virtuale del Foglio AI.


