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i "Maga di sinistra" •
L'altra via dei democratici americani: i duri cominciano a giocare
Non solo Sanders e Ocasio-Cortez, nel partito c’è una strategia di opposizione a Trump che lo sfida facendogli il verso, a colpi di attacchi e campagne social. È quella di Mark Kelly, Jon Ossoff, Rahm Emanuel e Gavin Newsom
20 AGO 26

Foto ANSA
Nel saloon da western di Sergio Leone a cui assomiglia oggi la politica americana, c’è sempre più voglia di rispondere al cattivo per eccellenza, Donald Trump, con un atteggiamento da duri. I democratici stanno sperimentando questa nuova strada, provano a confrontarsi con la Casa Bianca o il Pentagono sfoderando sguardi di ghiaccio e dito sul grilletto alla Clint Eastwood e la cosa sembra funzionare, a giudicare da come riescono a far imbestialire Trump o il suo ministro della Difesa Pete Hegseth. E’ la strategia che sta portando sotto i riflettori una coppia di pistoleri come Mark Kelly e Jon Ossoff, che molti vedono già come un ticket presidenziale, e che offre chance anche a duri con un approccio diverso, come Rahm Emanuel o Gavin Newsom.
Nell’estate segnata dall’ascesa dei socialisti democratici, l’ala progressista di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez che continua a raccogliere successi nelle primarie per le elezioni di medio termine, il partito d’opposizione si interroga su come costruire un percorso che lo riporti alla Casa Bianca. C’è un diffuso scetticismo sullo spostamento a sinistra come scelta vincente. L’establishment democratico, che spera di controllare il Congresso nei prossimi due anni, si sentirebbe più rassicurato da candidati presidenti centristi e con esperienza esecutiva, come i governatori Josh Shapiro (Pennsylvania), J. B. Pritzker (Illinois), Gretchen Whitmer (Michigan) o il giovane e carismatico Wes Moore (Maryland). Ma a colpi di attacchi a Trump e di ben studiate campagne social, si sta facendo avanti una terza area a cavallo tra i socialisti e l’establishment. L’apripista è stato il governatore uscente della California Gavin Newsom, che si è riposizionato da tempo come un Maga di sinistra. La nuova area è quella dei “duri” con una storia da raccontare e carisma da vendere, di cui il senatore dell’Arizona Kelly e quello della Georgia Ossoff sono gli esempi più interessanti.
Con i socialisti democratici in ascesa, nella corsa alla Casa Bianca si fa avanti una terza strada oltre l’establishment
Martedì sera hanno fatto un comizio insieme ad Atlanta che a molti osservatori è sembrato l’assaggio di un ticket “Ossoff-Kelly 2028”, anche se Kelly ha scherzato con Politico su chi sia da considerare il leader e chi il vice: “Perché ci ha avete messo in quell’ordine?”. Ossoff deve farsi rieleggere a novembre, Kelly non è in corsa in queste elezioni e sta aiutando alcuni colleghi, portando in giro la propria storia. Pilota di caccia durante la prima guerra del Golfo, astronauta e pilota sugli shuttle, marito dell’ex deputata democratica Gabby Giffords sopravvissuta a un tentato omicidio, Kelly a 62 anni siede sulla poltrona di senatore dell’Arizona che fu di John McCain e come personaggio gli somiglia. La sua fama è cresciuta in questi mesi, quando si è scontrato duramente, anche in tribunale, con il capo del Pentagono Hegseth che lo vorrebbe degradare e togliergli la pensione per aver incitato i militari a rifiutare ordini che ritengono illegali.
“Non credo che nulla illustri i tempi in modo più appropriato – ha detto Ossoff presentando Kelly – del fatto che il presidente corrotto e renitente alla leva, che ha gettato la nostra nazione sconsideratamente in una guerra che non sa come concludere o vincere, abbia cercato di imprigionare quest’uomo, che incarna l’eroismo americano”. Un affondo che segue di pochi giorni l’accusa a Trump di essere un vagabondo che pensa solo a giocare a golf, costruire sale da ballo “e viaggiare con Natalie sull’aereo che gli ha regalato l’emiro del Qatar”: un riferimento malizioso all’assistente personale del presidente, Natalie Harp, che da giorni è al centro di un durissimo scontro tra Ossoff e la Casa Bianca. Il senatore trentanovenne della Georgia sta emergendo come una nuova figura obamiana, ha doti oratorie simili a quelle dell’ex presidente, ha un logo elettorale che ricorda la celebre “O” di Obama 2008, è un attento stratega di sé stesso e riesce a infilare in ogni discorso una o due frasi che diventano virali sui social e fanno infuriare la Casa Bianca.
Jon Ossof sembra una nuova figura obamiana. Mark Kelly è il suo partner perfetto, poi c’è Rahm Emanuel
Kelly è il partner perfetto per la narrazione dura di Ossoff e sembra già esercitarsi in discorsi da candidato alla Casa Bianca. “Ho avuto un presidente che ha cercato di incriminarmi per cospirazione – racconta il senatore dell’Arizona. Gli iracheni hanno lanciato missili contro il mio aereo. Ho rischiato di schiantarmi al suolo svariate volte. Ho volato quattro volte su una navicella spaziale costruita dall’azienda che aveva presentato l’offerta più bassa. Mia moglie ha rischiato di essere uccisa mentre svolgeva lo stesso lavoro che faccio io ora. Ho vissuto molti alti e bassi. Tutto questo mi ha insegnato molto sul continuare a lottare per questo paese”.
Nella categoria dei duri rientra anche Rahm Emanuel, ex capo dello staff di Obama, ex sindaco di Chicago, di recente ambasciatore in Giappone e quasi sicuramente pronto a correre per la presidenza. Combattente nato con l’approccio da pugile, Emanuel adesso fa però il duro soprattutto con i suoi. E’ uno dei più severi critici delle scelte che hanno fatto i democratici in questi anni, boccia le derive woke, è contrario anche a costruire tutto il messaggio politico solo come attacco a Trump. Per il 2028 vuole messaggi forti, poche guerre culturali e molte risposte ai problemi della gente. Non ha il carisma di Ossoff, ma nelle interviste emerge con un ruvido realismo che piace a molti nel partito.