Esteri
Provocazioni e raid •
La nuova partita fra Siria e Israele è il nucleare
Damasco non risponde militarmente ai bombardamenti dell'Idf ma dice che potrebbe usare per scopi civili il materiale nucleare ereditato da Assad. Brutto segno per Netanyahu
20 AGO 26

L’attacco dell’Idf alla base siriana di Abu al Duhur martedì mattina porta con sé strascichi destinati a incidere sul confronto fra turchi e israeliani. Il governo di Benjamin Netanyahu ha scritto su X che Israele aveva avvisato Damasco circa i pericoli di un “dispiegamento di truppe turche in Siria”. Ahmed al Sharaa però avrebbe “scelto di ignorare questi avvertimenti” “permettendo ai turchi di schierarsi in una base vicino ad Aleppo”. Quel che più conta è stata la reazione piccata di alcuni funzionari americani – riferita da Axios –, tutti schierati in difesa di Damasco “che non ha preso nessuna iniziativa ostile nei confronti di Israele”.
Se è vero che nemmeno Ankara dimostra alcun sincero interesse per il rispetto della sovranità siriana – decine di basi nel paese ospitano da mesi migliaia di militari turchi e Abu al Duhur non era certo un’eccezione – è pur vero che a Washington si giudica l’aggressione israeliana come immotivata. Soprattutto alla luce dei passi distensivi compiuti da al Sharaa in questi mesi: dalla lotta aperta a Hezbollah e all’Iran, alla creazione di una cabina di regia militare con sede in Giordania, ad Amman – che però gli israeliani non hanno mai voluto rendere operativa, secondo quanto riferito dagli americani. Le incursioni terrestri e aeree dell’Idf in Siria sono invece andate in crescendo, sia nel sud sia nel resto del paese. Al punto che, dicono fonti statunitensi ad Axios, “alcuni siriani stanno cominciando a pensare se non sia meglio cambiare atteggiamento e rispondere agli attacchi israeliani”.
Finora Damasco si è guardata bene dall’intraprendere qualsiasi reazione militare, ma martedì sera la visita in Siria di Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) è stata l’occasione per rispondere a Netanyahu. Grossi era stato invitato per ispezionare “alcune tonnellate di materiale radioattivo” ereditate dal regime assadista. Tra i siti esplorati dagli ispettori c’è anche quello di al Kibar, nella provincia orientale di Deir Ezzour, bombardato nel 2007 dagli israeliani per azzerare i propositi nucleari di Assad, che aveva avviato una collaborazione con tecnici nordcoreani. Secondo l’Aiea, lì potrebbe esserci ancora un deposito nascosto noto come “Sito 99”, con altro materiale radioattivo da mettere in sicurezza e che resterà, almeno per ora, sotto la sovranità siriana. Israele ha monitorato per anni il Sito 99 e subito dopo la caduta del regime ha bombardato le vie d’accesso per evitare che l’uranio finisse nelle mani sbagliate. Alcune settimane fa, gli israeliani hanno rilevato movimenti nell’area che li hanno indotti a sospettare che i siriani, con l’aiuto dei turchi, stiano tentando di impossessarsi del materiale nucleare. Intervenuto in conferenza stampa al fianco di Grossi, il ministro degli Esteri di Damasco, Asaad al Shaibani, ha affermato il “diritto sovrano e legale” della Siria a perseguire un programma nucleare pacifico e ha dichiarato che la Siria ha il diritto di utilizzare l’energia nucleare “per scopi civili e pacifici”. Difficile che a Gerusalemme siano troppo inclini a fidarsi.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
