Forza bruta e prove di forze di Mosca dall’Ucraina all’Europa

I missili contro Kyiv e il drone sospetto abbattuto dalla Romania nel Mar Nero. La minaccia russa è iperattiva

20 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:19
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Foto Ap, via LaPresse

I casi di corruzione indignano più dei missili e, mentre la stampa internazionale sviscerava la lotta delle agenzie anticorruzione in Ucraina e Kyiv andava a dormire tramortita dalle inchieste su soldi e appropriazioni di un’altra dei fedelissimi del presidente Volodymyr Zelensky e dalle ambizioni sfrenate dell’ex ministro della Difesa, Mykhaylo Fedorov, che ha lanciato la sfida elettorale e la prossima settimana sarà negli Stati Uniti per incontrare Elon Musk e forse anche Donald Trump, la Russia lanciava nei cieli ucraini tutto il suo armamentario: 44 missili da crociera, due missili Banderol, 168 droni Shahed. Obiettivo prediletto: Kyiv. La capitale ucraina si è ritrovata sotto al fuoco fino al mattino, con almeno quindici morti e più di trenta feriti. Dietro alle chiacchiere sulla purezza della democrazia ucraina, la Russia è passata all’azione, come fa con regolarità, anche più volte a settimana. La crisi degli intercettori in Ucraina è nota, Zelensky continua a rivolgersi sia agli alleati americani sia agli europei, chiedendo missili per i Patriot. 
Ma gli arsenali rimangono vuoti e Kyiv scivola verso l’inverno con la consapevolezza che l’estate è un assaggio di quello che potrà accadere. La capitale dell’Ucraina è ormai esposta, in prima linea. Ogni attacco russo si fa più devastante e l’aggiunta dei banderol all’arsenale consente a Mosca di combinare le caratteristiche di un missile da crociera con quelle di un drone a reazione in un’unica arma che risulta più economica da produrre e più difficile da intercettare. Per questo i russi gli hanno dato un nome dal sarcasmo scadente, banderol, plico postale, per rimarcare la sua funziona di un piccolo pacco mandato all’Ucraina. E’ il regalo dei russi per le notti ucraine. La capitale fa da schermo, ma ogni giorno in Ucraina gli attacchi si ripetono al fronte o lontano dal fronte: a Kherson, per esempio, un drone ha attaccato un autobus, a Sloviansk e Kramatorsk, nella regione di Donetsk, sono state colpite attività commerciali.
Da mesi ormai la giornata militare russa non si ferma ai confini dell’Ucraina. Anche giovedì, mentre Kyiv veniva colpita e i missili e i droni si muovevano nello spazio aereo ucraino, la Polonia ha alzato in volo i suoi caccia, per timore che, come accaduto altre volte, le armi di Mosca o la contraerea usata da Kyiv per respingerle cadessero nel suo territorio. Ed è però accaduto altro, più di un semplice sconfinamento: un drone marino, che si suppone sia di Mosca, è stato abbattuto nel Mar Nero. Dopo essersi consultata con la Nato, la Romania ha fatto alzare in volo due caccia F-16 per distruggere un drone dotato di esplosivo, a poche centinaia di metri dalla piattaforma per le estrazioni di gas Naptun Deep. Il ministro romeno della Difesa, Radu Miruta, ha spiegato che la decisione è stata presa per proteggere l’infrastruttura e le persone che ci lavorano, e prima di agire è stato chiesto all’Ucraina se si trattava di un suo drone. Alla risposta negativa di Kyiv, la Romania con i suoi alleati ha deciso di colpire. In queste settimane, diverse testate internazionali hanno raccontato di una Russia sempre meno restia all’idea di azioni di guerra contro un paese dell’Alleanza atlantica, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha descritto l’approssimarsi del drone marino, poi abbattuto, come un atto di “guerra ibrida”, parole caute per un’azione che la Nato ha ritenuto sufficientemente pericolosa da intervenire. Le azioni russe contro l’Ucraina e contro l’Europa proseguono in sincrono e, forse anche per questo, da tre giorni nei cieli della Polonia e dei paesi baltici, l’Alleanza atlantica sta svolgendo operazioni aeree massicce che sono una risposta all’aumento dei delle minacce militari. Mosca testa le difese e la volontà di reazione della Nato, la Nato invia segnali strategici in risposta.