Chi non vuole regalare soldati all’inverno di Putin

Il capo del Cremlino punta a ingigantire il suo esercito in vista dell'inverno, fra la mobilitazione interna e contratti a soldati stranieri

20 AGO 26
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Pararsi dalla guerra e preparare altra guerra. Il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ieri ha detto che i droni ucraini in Russia non sono capaci di infliggere danni importanti alle infrastrutture russe e allo stesso tempo ha ordinato al governo di collaborare alla ricostruzione dei magazzini di Wildberries, il più grande rivenditore online della Russia preso di mira dai droni ucraini perché accusato di agevolare il trasporto di materiale bellico. I russi senza Wildberries non vogliono stare, non soltanto perché offre molti posti di lavoro e la sua crisi è un problema economico, ma anche perché, proprio come Amazon, ha abituato i russi a un servizio a cui nessuno vuole rinunciare. C’è chi ha registrato dei video in lacrime per chiedere al presidente una soluzione per proteggere Wildberries.
Gli ucraini colpiscono la Russia per costringere Putin alla pace e visto che il capo del Cremlino prepara altra guerra, non hanno motivo per smettere di mandare droni contro infrastrutture vitali per l’economia e la macchina bellica di Mosca. I segnali che Putin non ha intenzione di sedere al tavolo dei negoziati sono molti, il primo riguarda la possibilità di una nuova mobilitazione che potrebbe iniziare nei prossimi mesi e servire per l’attacco massiccio che l’esercito russo vuole sferrare nella regione di Donetsk. La Russia non cerca soldati soltanto in casa e in questi anni anche l’Africa è stata un bacino da cui attingere forze umane, ma ci sono paesi che iniziano a non tollerare questa pratica di Mosca. Il Ghana per esempio ha chiesto che finisca il “reclutamento illegale” dei suoi cittadini e mentre il ministro degli Esteri Samuel Okudzeto Ablakwa era in visita a Mosca ha detto che almeno sessantadue ghanesi sono stati uccisi in Ucraina e quindici risultano ancora dispersi. Il suo omologo russo, Sergei Lavrov, gli ha risposto che i cittadini ghanesi hanno firmato i contratti con il ministero della Difesa russo per “solidarietà con un paese che li ha aiutati a combattere il razzismo” e anche per ragioni materiali e finanziarie. Alcune inchieste hanno rivelato l’esistenza di agenzie in Russia che lavorano con i paesi più poveri per promuovere l’idea di guadagni facili con mansioni non troppo rischiose dentro all’esercito russo, poi quando il contratto, scritto esclusivamente in russo, viene firmato, i nuovi soldati vengono mandati a fare un breve addestramento e poi dritti al fronte. Non c’è il tempo di ripensarci e spesso nemmeno quello di vedere i guadagni. Secondo l’intelligence ucraina, la Russia si è posta come obiettivo per il 2026 il reclutamento di oltre 18.500 stranieri e, secondo le ultime dichiarazioni del ministero degli Esteri ucraino, gli africani che combattono con i russi sono 1.780.
Secondo i contratti, tutti gli stranieri sono volontari e fra i firmatari raramente figurano soldati di professione. Soltanto i nordcoreani del dittatore Kim Jong Un sono stati addestrati e mandati in Russia per imparare a combattere la guerra sul campo. Putin sa che sull’Ucraina ha un primato ed è la quantità di uomini che può mettere in campo. Questo inverno, fra russi mobilitati e stranieri attirati, tenta di ingigantire le forze dell’esercito russo.