Al lupo al lupo: Cambridge atterrita da Cappuccetto Rosso

Lo storico ateneo britannico mette un avviso per i contenuti violenti nella fiaba dei fratelli Grimm. Sembra una clinica di igiene mentale
19 AGO 26
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Foto ANSA

In questi giorni ci sono molte fiabe, più o meno tragiche, che escono dall’Università di Cambridge. Nel bosco sterilizzato dell’accademia contemporanea, anche il lupo di Cappuccetto Rosso è posto sotto quarantena. Non più predatore arcano, non più incarnazione della voracità che da secoli mette in scena la precarietà dell’infanzia e la seduzione del pericolo, ma semplice “contenuto adulto” da segnalare con l’etichetta igienica del trigger warning. Cambridge, che un tempo formava menti capaci di affrontare Eschilo senza tremare e Shakespeare senza chiedere il permesso, oggi inserisce un avviso di sicurezza in una lezione su un racconto dei fratelli Grimm, come se si dovesse insegnare a riconoscere il disagio prima ancora di insegnare a pensare. L’università ha apposto la censura alla fiaba di Cappuccetto Rosso per i “temi di violenza” in essa contenuti.
L’avviso è stato inviato agli studenti in vista di una lezione offerta agli alunni delle scuole pubbliche per prepararli agli studi universitari nella prestigiosa università britannica, in particolare nelle materie umanistiche. Le note ufficiali del corso dicono: “Avviso sui contenuti – questa sessione prevede la discussione di alcuni contenuti per adulti, tra cui temi di violenza, con riferimento alle fiabe”. Quando il “vecchio cinese” della Pastorella e lo spazzacamino di Hans Christian Andersen venne convertito nel “vecchio uomo” in una edizione americana del Chronicle Book, Glyn Jones, il miglior conoscitore della letteratura danese, troncò ogni rapporto con l’editore americano dopo che gli era stato chiesto di cambiare il finale della Piccola fiammiferaia “per rendere la storia più allegra”. Ora a Cambridge Cappuccetto Rosso è trattata con la cautela con cui si etichetta un farmaco.
Ora una nuova produzione del “Giulio Cesare” di William Shakespeare al famoso Globe Theatre di Londra, sì proprio quello dove si esibì il Bardo, andrà in scena in autunno con una avvertenza: “Questa opera presenta rappresentazioni di guerra, suicidio e violenza”. Cambridge aveva già messo avvisi sulle lezioni dedicate a un’ampia gamma di testi classici. Come la lezione sul “Tito Andronico” di Shakespeare, che conterrebbe “violenza sessuale e aggressione sessuale” (Newsweek ha titolato giustamente “Shakespeare for Snowflakes”, gli studenti fiocchi di neve). Un avviso è stato messo a Cambridge anche alla lezione sulle “Baccanti” del drammaturgo greco Euripide, che presenta scene di donne che fanno a pezzi bestiame ed esseri umani. Offensive certo, ma meno della conferenza a Cambridge dove Winston Churchill è stato definito “peggio dei nazisti”, un suprematista bianco della peggior specie.
Intanto nella stessa università travolta dal caso Jason Arday oggi si assegnano tranquillamente dottorati (e si preparano cattedre) in “norme culturali tradizionali e relazioni di genere in Ghana”, “economia politica della circoncisione femminile” e “mobilitazione legale delle womxn lesbiche, bisessuali e queer nere in Kenya e Sudafrica”. L’università che un tempo era una grande palestra intellettuale si è trasformata in una clinica di igiene mentale e la grande letteratura in un museo di oggetti pericolosi da visitare solo con mascherina e guida autorizzata. Forse dovrebbe esserci un avviso sulla scelta di Cambridge come luogo di studio.