Il killer di Arday scoperto dall’Ai e poi da Dawkins

L'Intelligenza artificiale del Foglio aveva già intuito tutto: il problema del "più giovane professore nero della storia di Cambridge" è stato proprio l'università inglese che dovrebbe distinguere uno studioso da chi non lo è. Non perseguitato perché nero: stritolato dal cinismo in gloria DEI (Diversità, Equità e Inclusione)
18 AGO 26
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La questione dell’Intelligenza artificiale, se faccia male o bene, se sia giusta o sbagliata, mi è venuta a noia almeno da quando Papa Leone ci ha scritto su 240 pagine di moralities. Ma devo dire che a volte fa benissimo il suo dovere, ad esempio quando si mette la livrea di servizio del Foglio Ai. Jason Arday, aka “il più giovane professore nero della storia di Cambridge”, è morto e soli ci ha lasciato, gli sia lieve la terra. Sulla causa della sua morte, l’Ai in quota Foglio aveva già scovato il killer: “Il problema di Jason Arday non è Jason Arday. Di mitomani, curriculum gonfiati è pieno il mondo. Il problema è Cambridge, un’università che dovrebbe distinguere uno studioso” da chi non lo è. Arday era “un adulto fragile”, scrive compassionevole il Corriere; ma i gli adulti fragili non vanno usati come trofei.
L’Ai già lo sapeva. Anche prima di un grande scienziato e spirito libero come Richard Dawkins, che sullo Spectator ha scritto: “La tragedia di Arday risiede nell’essere stato al contempo esaltato e distrutto dallo spietato meccanismo del DEI (Diversità, Equità e Inclusione). Il mondo accademico lo ha trasformato nel beniamino del suo progetto filisteo… Ormai è innegabile: la cultura woke crea falsi idoli e tragedie reali”. Non perseguitato perché nero: stritolato dal cinismo in gloria DEI.