Trump vuole imporre una scelta binaria sull’AI. Non è detto che funzioni

La Cina offre i suoi modelli di dati per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale. La Casa Bianca chiede una posizione ai firmatari della Pax Silica

18 AGO 26
Tradotto con IA
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Non è possibile essere parte di una coalizione sull’intelligenza artificiale guidata dagli Stati Uniti e allo stesso tempo di una corrispettiva rivale cinese, ha scritto il dipartimento di stato americano in una bozza di lettera visionata negli scorsi giorni da Reuters. La coalizione a cui fa riferimento la lettera è la Pax Silica, l’iniziativa lanciata lo scorso anno dagli Stati Uniti volta a garantire le catene di approvvigionamento per modelli di intelligenza artificiale e la sicurezza della catena di approvvigionamento, a cui hanno aderito decine di paesi tra cui Giappone, Australia, Corea del sud e anche l’Italia. L’adesione alla Pax Siliva non è una semplice adesione a un patto, “ma è un impegno”, si legge nella bozza: è così che il presidente americano Donald Trump si starebbe preparando a imporre una scelta di campo agli alleati. Washington evita attentamente di menzionare la concorrenza con Pechino, proprio come fece il leader cinese Xi Jinping durante il suo primo discorso alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai lo scorso luglio, ma il riferimento alla sfida tecnologica con la Cina è chiaro: “Non è possibile affiancare tale adesione a iniziative duplicate le cui aspettative sono in conflitto con le nostre”, si legge nella lettera. Per questo motivo i 35 firmatari della “Dichiarazione sulle opportunità in materia di AI” americana sono chiamati a fare una scelta di campo: o l’America o la Cina.  
Negli ultimi mesi il divario tra le aziende americane e cinesi nel campo dell’intelligenza artificiale si è rimpicciolito, e gli ultimi modelli presentati da Pechino come Kimi K3 di Moonshot AI e Qwen 3.8 di Alibaba si sono avvicinati sempre di più ai modelli all’avanguardia americani di OpenAI e Anthropic, nonostante le restrizioni imposte dagli Stati Uniti alla Cina sui chip avanzati e la minaccia di ulteriori sanzioni alle start up cinesi da parte del Tesoro americano. Xi Jinping ha risposto a luglio alle restrizioni americane inaugurando una coalizione di 29 paesi (tra cui Russia, Bielorussia, Serbia, Cuba, Pakistan, Brasile e Venezuela) per la cooperazione sull’AI, offrendo tecnologia “open source” e formazione ai paesi del sud del mondo, quelli con cui la cooperazione è “vantaggiosa”.
Il rischio non è soltanto che sempre più paesi adottino i sistemi di intelligenza artificiale cinesi, perché più economici e accessibili, ma anche che i dati cinesi vengano utilizzati per addestrare i chatbot in tutto il mondo. Secondo il New York Times, il fatto che i principali chatbot vengano addestrati su set di dati in lingua inglese rappresenta un pericolo per la Cina, che “per colmare questo divario e per sviluppare strumenti di intelligenza artificiale più potenti, aspira a diventare un fornitore leader di dati”. All’inizio dell’anno, l’amministrazione nazionale per i dati del paese ha presentato un piano per trasformare la Cina in una potenza nel settore entro la fine del 2028, “attirare un maggior numero di utenti nell’orbita dell’AI cinese e ridurre il divario con gli Stati Uniti nell’accesso a dati di addestramento di alta qualità”. Il più grande di questi set di dati si chiama WanJuan, che in cinese significa “diecimila rotoli”, oltre al cinese è disponibile in arabo, coreano, russo, thailandese e vietnamita ed è pensato per essere in linea con i “valori dominanti cinesi”. Ieri Lizzi Lee, ricercatrice presso il Center for China Analysis dell’Asia Society Policy Institute, ha scritto sul Financial Times che “la Cina sta iniziando a costruire un proprio ecosistema di intelligenza artificiale autosufficiente e in grado di rafforzarsi internamente, e lo sta offrendo sempre più spesso all’estero”, per questo gli Stati Uniti, con l’aut aut sulla Pax Silica, sperano di frenarne l’avanzamento.
Per ora l’unico paese ad aver aderito sia all’iniziativa cinese sia a quella americana è il Kazakistan, ma alla Conferenza di Shanghai era presente anche il direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Mario Nobile, che dopo il vertice aveva detto: “Condivido pienamente la posizione espressa dal presidente Xi Jinping: lo sviluppo dell’AI deve essere al servizio del bene comune”.