La Germania non segue l’effetto Ceuta

Berlino ha ragione e la decisione sui migranti è concordata con Roma. Non si tratta certo di un tradimento, ma di applicazione degli accordi
11 AGO 26
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Foto LaPresse

Il governo del cancelliere tedesco Friedrich Merz è nemico dell’Italia? A leggere i commenti del governo di Giorgia Meloni parrebbe di sì e lo si dovrebbe evincere dall’annunciata decisione del ministro dell’Interno di Berlino, Alexander Dobrindt, di rispedire i “dublinanti”, un termine con cui si indicano quei cittadini stranieri che, approdati sulle coste europee – in Italia, in Spagna o in Grecia – abbiano chiesto asilo a un paese europeo diverso rispetto a quello di approdo. La Germania ha notificato che applicherà le regole di Dublino alla lettera: l’asilo si chiede al paese di arrivo, non in quello in cui si vorrebbe cercare fortuna. E’ vero che l’Italia, con i suoi quasi 8 mila chilometri di coste è molto più esposta ai flussi migratori rispetto alla Germania, che confina con otto paesi dell’Ue e con la Svizzera. Ed è anche vero che in passato il nord d’Europa ha lasciato che il sud se la sbrigasse con la Libia o la Turchia: ma l’annuncio tedesco non è legato a Ceuta ma è il frutto di un accordo che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha concordato con il suo omologo Dobrindt in conseguenza del nuovo Patto su migrazione e asilo.
Un accordo sul quale veglia l’Ue e che sarà ridiscusso a ottobre. Quindi non si tratta certo di un tradimento, ma di applicazione degli accordi, soltanto che l’Italia in campagna elettorale ha deciso di iniziare a tracciare la trama del tradimento politico anche da parte della Germania e di cercare di portare tutta l’attenzione sui migranti, come ha fatto dopo il disastro spagnolo di Ceuta, dove la prima reazione è stata la negazione assoluta della solidarietà europea, l’inizio delle liti con Pedro Sánchez e le misure di ritorsione con la Spagna. Inutile continuare a strombazzare che la migrazione è un problema, quando non lo è. Inutile scrivere lettere e post sui social con la premier danese Mette Frederiksen quando quello che si tenta di ottenere non è la soluzione europea di una questione comunitaria, ma la ricerca di un nemico con cui fare campagna elettorale.