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Il Reno, la nostra Hormuz?
La secca del grande fiume d’Europa sta causando danni ai commerci. L’allarme dell’Associazione tedesca per la navigazione interna
11 AGO 26

Foto LaPresse
Forse è esagerato dire che la secca del fiume Reno potrebbe diventare una piccola “Hormuz” europea, ma di certo l’attuale abbassamento delle acque sta mettendo a rischio la navigazione della via fluviale commerciale più importante d’Europa. L’allarme arriva dall’Associazione tedesca per la navigazione interna, la Bdb, che ha anche paventato la divisione in due del fiume dove stanno emergendo le cosiddette “pietre della fame”, vale a dire antichi massi incisi durante le grandi siccità del passato che invece di rappresentare un monito per le generazioni future sui rischi causate dalla mancanza d’acqua sono diventate il simbolo dell’ignoranza climatica (intesa proprio come attitudine diffusa a ignorare il fenomeno).
Tutta l’Europa sta affrontando le forti ondate di calore – in Francia il governo ha limitato l’uso dell’acqua per il 70 per cento del territorio nazionale e in Italia è stato già calcolato il costo della siccità in oltre 70 miliardi – ma la situazione del Reno desta particolare preoccupazione a causa del rischio di interruzioni del trasporto merci. Per adesso, le navi sono riuscite a continuare la navigazione che attraversa il cuore industriale dell’economia europea seppure con carichi ridotti e costi aumentati, secondo un iter che il mondo ha imparato a conoscere in altre aree e in altri corsi d’acqua per ragioni di carattere sanitario e bellico. Le autorità di bacino tedesche hanno avvertito che, con livelli d’acqua così bassi, il Reno non è più navigabile in modo, con allungamenti di percorso ed effetti ancora non calcolabili su ritardi nelle consegne e prezzi delle merci. Il governo tedesco, infatti, sta già valutando di autorizzare aiuti alle aziende più colpite. Alcuni studi della Bce avevano lanciato in primavera l’allarme sulla possibilità che l’estate torrida potesse avere un impatto sull’economia dell’Eurozona in termini di minore crescita e inflazione, ma erano state considerate stime più potenziali che concrete. I fatti dicono che non erano previsioni troppo pessimiste e che a fine anno si potrebbe vedere un effetto sul pil europeo.