Economia
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La Bce teme ancora lo choc energetico di Hormuz
Crescono le preoccupazioni a Bruxelles: scarsa crescita dell’Eurozona, molta paura dell’inflazione, evidenti differenze con la Fed. E per fare un bilancio completo bisognerà aspettare giugno 2027
7 AGO 26

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La crescita economica dell’Eurozona sarà modesta nel breve periodo e anche le prospettive restano incerte fino a quando la situazione in medio oriente renderà tanto volatili i prezzi dei beni energetici. Sono, in sintesi, le previsioni della Bce contenute nel bollettino economico di luglio e pubblicate ieri. Se sulle borse sta tornando una relativa calma dopo l’annuncio di un accordo in arrivo tra Stati Uniti e Iran, l’economia reale è molto più lenta a reagire e, anzi, secondo la Bce non ha neanche ancora manifestato appieno gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz. In altre parole, per fare un bilancio della ricaduta sull’Europa della politica estera trumpiana bisognerà attendere ancora qualche mese, la fine di quest’anno e i primi sei mesi del 2027. Infatti, secondo gli economisti dell’Eurotower, l’inflazione resterà “ben al di sopra il 2 per cento” almeno fino a giugno del 2027, mentre sulle prospettive di crescita pesano “rischi al ribasso”.
A preoccupare è la fragilità della situazione geopolitica nonostante gli sforzi per trovare una via d’uscita. Il rischio principale è che nuove interruzioni delle forniture energetiche potrebbero mantenere elevati i prezzi dell’energia, pesando su redditi reali, consumi e investimenti. Un peggioramento della fiducia sui mercati, un irrigidimento del credito e maggiori frizioni commerciali potrebbero, inoltre, indebolire la domanda, le esportazioni e le catene di approvvigionamento. La ragione per cui gli effetti del blocco di Hormuz non si sono ancora visti appieno sull’economia europea è che le imprese continuano a sostenere costi maggiori per approvvigionarsi e pertanto prevedono di incrementare i prezzi di vendita. Così, solo in un periodo più lungo si manifesterà l’intero impatto dello choc energetico che è destinato a condizionare anche la politica monetaria. Su questo fronte, però, la Bce, a differenza della Fed in cui stanno emergendo profonde divergenze, appare tutto sommato compatta ad agire per combattere la corsa dell’inflazione anche se intende aspettare i prossimi dati per decidere se ci sarà un nuovo rialzo dei tassi dopo l’aumento di giugno.