Economia
l'analisi •
Bruxelles apre gli occhi: il sistema bancario Ue non è competitivo
L'economia del blocco ha perso competitività, soprattutto rispetto a quella degli Stati Uniti. Il documento della Commissione sembra però inquadrare correttamente le cause del malfunzionamento, dalla regolamentazione fuori fuoco alla frammentazione del mercato
25 LUG 26

Foto ANSA
Due anni dopo la pubblicazione dei rapporti Letta e Draghi del 2024 sulla competitività dell’economia europea, la Commissione europea ha appena pubblicato una sua “Comunicazione” – una specie di libro bianco – sul settore bancario. Il primo commento potrebbe essere: meglio tardi che mai! Un giudizio definitivo potrà comunque essere dato solo quando verranno fatte le proposte legislative, previste per la fine del 2026. Bisognerà poi vedere se gli stati membri accetteranno quelle proposte, per rimuovere definitivamente gli ostacoli alla creazione di un mercato finanziario europeo veramente integrato.
Tuttavia, il documento della Commissione presenta alcune importanti novità. La prima consiste nel riconoscere apertamente che il sistema bancario europeo ha accumulato un problema di competitività. Può sembrare una affermazione banale, eppure tale evidenza è stata a lungo negata, in particolare dalla Banca centrale europea. In varie occasioni, non ultima la consultazione organizzata dalla Commissione europea prima di redigere la sua Comunicazione, i rappresentanti del Meccanismo di vigilanza unico avevano sostenuto che “la competitività non è un problema del sistema bancario (europeo), ma piuttosto di singole banche”. Viene altresì smentita la tesi, alquanto originale, secondo cui “la competitività del sistema bancario non deve essere misurata in base alla redditività o alle quotazioni azionarie”. Oltre a riconoscere l’evidenza che il sistema europeo ha perso competitività, in particolare rispetto a quello statunitense, la Commissione considera che una delle principali cause risieda proprio nella regolamentazione, che ha consentito la frammentazione del mercato. Ciò significa che la regolamentazione europea, adottata in particolare nell’ambito degli accordi di Basilea, non deve più essere considerata come un tabù. Può – e deve – essere riesaminata con una prospettiva nuova, tenendo conto dell’esperienza e degli interessi europei. Una tesi finora negata a Francoforte.
Un esempio di regolamentazione obsoleta e distorsiva riguarda le regole macroprudenziali, che hanno finora consentito alle autorità nazionali di imporre cuscinetti di capitale diversi da paese a paese, in base a criteri non solo differenti ma spesso incoerenti. Un altro esempio sono le norme che permettono alle autorità di vigilanza nazionali di bloccare il flusso della liquidità e il capitale all’interno dei paesi, invece di farli fluire nell’intera area.
La terza novità del documento della Commissione è il riconoscimento di uno stretto legame di complementarietà tra la competitività del sistema finanziario e quella dell’economia reale. La frammentazione del mercato non indebolisce solo il sistema bancario ma rappresenta un ostacolo per la crescita economica dell’Europa. Senza un mercato bancario integrato le famiglie e le imprese hanno meno accesso al credito, il che rende l’economia europea meno competitiva.
Infine, la Commissione evidenzia come, anche alla luce di ciò che è successo in questi ultimi due anni, l’azione dei governi, spesso in violazione della normativa europea, abbia contribuito ad accentuare la frammentazione del mercato. Ostacolando in particolare la crescita dimensionale delle banche, necessaria per competere con i grandi operatori americani che già dominano comparti strategici del mercato finanziario europeo. Tali azioni non hanno peraltro prodotto alcun beneficio agli intermediari che si intendevano proteggere. Non è un caso che le banche europee attualmente oggetto di offerte pubbliche di acquisto non concordate siano proprio quelle dove lo Stato è rimasto – forse troppo a lungo – azionista.
Nel complesso, la Comunicazione della Commissione europea ha il pregio di spiegare che l’economia europea non può essere competitiva se non lo è in ciascun comparto, incluso quello finanziario. Non basta che il sistema bancario sia solido e ben patrimonializzato. Se non è al contempo efficiente e competitivo, non può sostenere lo sviluppo economico europeo. Nel perseguire l’obiettivo prioritario della stabilità finanziaria, le autorità di regolamentazione e di vigilanza europee non possono più ignorare le conseguenze delle loro azioni sulla competitività del sistema bancario europeo. Questo già avviene in altri paesi, a cominciare dal Regno Unito. Non si capisce perché non debba esserlo anche nell’Unione europea.