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il ritratto •
Chi è Francesca Hong, candidata socialista in Wisconsin
Chef, ex proprietaria di ristorante e madre single, proviene dalla sinistra del Partito democratico ed è la favorita alle primarie per la carica di governatore dello stato che ha votato per due volte Trump. I democratici centristi, però, si sono compattati intorno al suo avversario David Crowley

Foto Lapresse
Dopo la vittoria risicata del socialista Abdul El-Sayed in Michigan della settimana scorsa, un’altra candidata proveniente dalla sinistra del Partito democratico cerca di ottenere una netta affermazione. Si tratta di Francesca Hong, 37 anni, di origini asiatico-americane, favorita a vincere le primarie democratiche per la carica di governatore del Wisconsin.
Chef, ex proprietaria di ristorante e madre single, Hong non si nasconde dal definirsi socialista, anche se afferma di non aderire per intero alla piattaforma dei Socialisti democratici d’America (DSA), quelli da cui proviene anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Eletta alla Camera statale nel 2020, da deputata ha portato avanti disegni di legge perché i bambini ricevessero pasti salutari nelle mense e contro gli eccessi di potere dell’Ice, l’agenzia anti-immigrazione diventata un simbolo del secondo mandato di Trump. È a favore dell’abolizione tout court dell’agenzia, come scritto in un post sui social media a gennaio, in cui asserisce che “abolire l’Ice non è radicale, è buona politica”. In campagna elettorale ha portato avanti due proposte concrete: la sanità pubblica e gratuita per i bambini e la moratoria di un anno nella costruzione di nuovi data center. Non si ritiene contraria all’utilizzo e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma asserisce che, rispetto a come ci si sta muovendo oggi, servano più regolamentazioni.
Ma il dibattito si è spostato altrove nel corso della campagna. Infatti, nelle ultime settimane sono riemersi vecchi tweet della candidata. Ha scritto che la polizia esiste solo per mantenere la supremazia bianca, che Halloween non le piace, i fuochi d’artificio del 4 luglio, il giorno dell’indipendenza statunitense, nemmeno, che San Valentino porta con sé il peggio dell’umanità, essendo un giorno in cui “il capitalismo ti dice come devi mostrare l’amore”. Ma, soprattutto, ha scritto di voler cancellare il giorno del Ringraziamento. Tutte idee da cui la candidata ha fatto marcia indietro: la sua campagna ha affermato che quei tweet sono stati scritti nel periodo di picco del woke, a inizio 2020, e Hong ha detto che le idee evolvono col tempo, anche se ha ribadito che il giorno del Ringraziamento, per quanto importante, può essere doloroso per molte persone della comunità.
I repubblicani fanno il tifo per lei, tanto che hanno speso ben 3,5 milioni di dollari in pubblicità in cui la dipingono come una vera progressista. Inoltre, hanno attaccato anche la sua vicedirettrice di campagna, Renee Faust, una paladina dei diritti delle sex worker, per avere un account sulla nota piattaforma di contenuti per adulti OnlyFans. I democratici centristi, invece, si sono compattati intorno al suo avversario, il presidente della contea di Milwaukee David Crowley, sostenuto anche dal governatore uscente Tony Evers. Loro sperano che i sondaggi che danno Hong in vantaggio di oltre 20 punti percentuali sbaglino, come avvenuto settimana scorsa in Michigan, quando il progressista El-Sayed ha vinto di meno di un punto contro la deputata centrista Haley Stevens.
I progressisti più famosi in questa campagna si sono fatti da parte: Elizabeth Warren ha affermato di non conoscere la candidata, Sanders ha dichiarato che non l’avrebbe sostenuta ufficialmente e lo stesso è valso per Alexandria Ocasio-Cortez. Dicono di essere concentrati sulle sfide per il Congresso e di non occuparsi di campagne statali. In realtà, avrebbero paura che la candidata possa riservare sorprese in negativo, come già accaduto in Maine quando tutti i progressisti si erano schierati con Graham Platner, per poi dover ritirare il sostegno dopo le accuse di violenza sessuale.
Molti temono che Hong, anche se prevalesse nettamente alle primarie, metterebbe il partito in difficoltà a novembre: in uno stato che ha votato per due volte Donald Trump, potrebbero servire candidati più moderati. Non sembra però la scelta fatta nemmeno dai repubblicani, che schierano il deputato Tom Tiffany, fervente trumpiano che ha cercato di sovvertire il risultato elettorale del 2020 votando contro la certificazione della vittoria di Joe Biden. D’altronde, anche i due senatori che rappresentano lo stato, la democratica Tammy Baldwin e il repubblicano Ron Johnson, non provengono dalle ali centriste dei rispettivi partiti. Nonostante questo, secondo il governatore Tony Evers, i vecchi post di Hong la rendono una candidata difficilmente competitiva a novembre.
