Le cartoline di Putin all’Europa. Uno studio anti propagandisti

Il disinteresse per il drone a Lipsia è la spia di una grande rimozione: negare la minaccia russa per giustificare il pacifismo in formato bandiera bianca. Come funziona la guerra di Putin all’Europa
8 AGO 26
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Foto ANSA

La propaganda più efficace, in tempo di pace e in tempo di guerra, non vive solo di affermazioni ma vive soprattutto di rimozioni. Per sostenere una buona propaganda, le rimozioni sono necessarie, cruciali, fondamentali, non per negare una realtà ma semplicemente per ometterla, per nasconderla, per cancellarla. Il gioco è semplice: se neghi l’esistenza di un problema, avrai gioco facile nel demonizzare ogni tentativo di risolvere quel problema. Vale in molti campi, nel mondo, oggi vale prima di tutto di fronte alla minaccia russa. Se la neghi, se la nascondi, se la ometti, se la minimizzi, se la cancelli, avrai buone possibilità di rendere più efficace la tua propaganda. Non serve difendersi: la minaccia non c’è. Non serve armare l’Ucraina: la minaccia non c’è. Non serve alzare l’attenzione contro Putin: la minaccia, per l’Europa, non c’è. L’International Institute for Strategic Studies (Iiss) è un think tank internazionale indipendente con sede a Londra, specializzato in sicurezza, difesa, geopolitica e questioni militari. E’ stato fondato nel 1958, da anni pubblica analisi e ricerche utilizzate da governi, forze armate e studiosi per orientarsi sui dossier militari, è noto soprattutto per il rapporto annuale “The Military Balance” e pochi giorni fa ha pubblicato un importante rapporto che aiuta a illuminare con chiarezza una delle rimozioni più interessanti portate avanti negli ultimi mesi dai propagandisti del finto pacifismo. 
Il rapporto si chiama “la campagna russa con i droni nei cieli d’Europa” e documenta alcuni fatti che abbiamo pensato di riportare oggi nella cover del nostro giornale. Da agosto 2024 a febbraio 2026, scrive l’Iiss, ci sono stati droni sospetti avvistati almeno 144 volte in tredici paesi diversi. Non tutti i droni avvistati possono essere riconducibili alla Russia ma l’insieme delle incursioni russe in Europa, sommate alla guerra ibrida, agli attacchi informatici, alla diffusione capillare di spie nel continente offre abbastanza materiale per poter sostenere che quella che abbiamo di fronte a noi è, secondo l’Iiss, “la più ampia guerra non convenzionale del Cremlino portata avanti contro l’Europa”. Il rapporto non tiene conto dell’ultimo tassello del mosaico dell’aggressione all’Europa, che secondo diversi politici italiani (da Conte a Vannacci) e secondo diversi osservatori (da Marco a Travaglio) è un’aggressione inventata dai media, dai lobbisti delle armi, dai guerrafondai di Bruxelles, e non cita naturalmente quanto accaduto il 4 agosto a Lipsia, all’aeroporto di Halle, in uno snodo logistico utilizzato anche dalla Nato, dove è stato trovato vicino ad aerei cargo ucraini Antonov un drone dotato di esplosivo professionale con un detonatore (la procura federale tedesca indaga per un possibile attacco alla sicurezza nazionale, il ministro dell’Interno tedesco ha parlato di minaccia ibrida e di possibile regia statale straniera, i giornali più sensibili alla propaganda putiniana hanno dedicato alla storia un’attenzione inferiore a quella che dedicherebbero se si fulminasse una lampadina al Consiglio comunale di Genova). Ma nonostante le ultime rilevazioni risalgano a febbraio, la meccanica descritta dall’Iiss è interessante e istruttiva. La Russia, si legge nel rapporto, ha scelto di condurre una campagna prolungata di droni per sondare le falle nelle difese aeree del continente. E le incursioni di droni russi in Europa avrebbero avuto i seguenti obiettivi. Mappare infrastrutture sensibili, in particolare basi militari, siti nucleari, porti, aeroporti e nodi logistici utilizzati per sostenere l’Ucraina. Imporre costi economici e psicologici all’Europa, provocando chiusure di aeroporti, disagi, spese sproporzionate per intercettare droni relativamente economici e una sensazione pubblica di vulnerabilità. Normalizzare infine le violazioni dello spazio aereo, abituando governi e opinioni pubbliche a incursioni ambigue e difficili da attribuire.
Le incursioni dei droni in Europa sono tuttora oggetto di indagini da parte di una mezza dozzina di agenzie di sicurezza e di intelligence e, ricorda l’Iiss, anche di numerosi governi europei che ritengono che la Russia sia stata dietro a una parte degli incidenti. Sono stati colpiti, nei mesi, hub aeroportuali tra cui Bruxelles, Copenaghen, Monaco, Oslo e Vilnius. Sono state interrotte le attività di aeroporti regionali più piccoli in Danimarca, Germania e nei paesi baltici. Sono stati osservati voli sospetti sopra installazioni militari altamente sensibili, come è successo nel febbraio 2026 con la portaerei francese a propulsione nucleare Charles de Gaulle sopra la quale è planato un drone sospettato di essere russo, probabilmente lanciato dalla nave-spia russa Zhigulevsk. La Germania ha registrato il maggior numero di episodi fra tutti i paesi europei, con 58 avvistamenti segnalati tra agosto 2024 e febbraio 2026. Seguono il Belgio con 25, la Danimarca con 16 e i Paesi Bassi con nove. La Francia ne ha registrati otto, mentre Regno Unito e Norvegia sette ciascuno. Finlandia e Svezia hanno avuto quattro avvistamenti ciascuna. Il presidente del comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, giorni fa ha detto che negli ultimi due anni ci sono stati “circa 700 caccia alleati che sono decollati quasi quotidianamente in risposta ad aerei russi che si avvicinano al nostro spazio aereo”. La negazione della minaccia russa all’Europa, come se poi non fosse sufficiente vedere ciò che accade da quattro anni in Ucraina per capire che l’attacco all’Ucraina da parte di Putin è anche un attacco ai confini della democrazia europea, è un problema non soltanto perché nega la realtà ma perché la rimozione della verità si inserisce all’interno del processo di normalizzazione della minaccia russa all’Europa a cui lavora da mesi Vladimir Putin. Se l’Europa è minacciata e non fa nulla per reagire o si divide nella reazione alla minaccia ci saranno più possibilità nel futuro di vedere l’Alleanza atlantica divisa in caso di aggressione vera e propria dell’Europa.
Ieri il Wall Street Journal ha pubblicato un’esclusiva, di cui parla oggi sul Foglio la nostra Micol Flammini, in cui si dà conto che l’intelligence statunitense ritiene che Putin potrebbe mettere alla prova la risolutezza della Nato con un’incursione limitata in un periodo che va dal prossimo autunno al 2029. La ragione, spiega il Wall Street Journal, è controintuitiva: Putin si trova sempre più sotto pressione in Ucraina, si trova in difficoltà in patria, non riesce a trovare un modo per ottenere una vittoria semplice, i droni ucraini ormai creano quasi quotidianamente danni all’esercito russo e all’industria petrolifera russa e aprire un fronte in Europa può aiutare la Russia a mostrare la vulnerabilità della Nato. E’ possibile che lo scenario evocato dall’intelligence americana sia esagerato (nel 2022, gli stessi che oggi sostengono che la Russia non sia una minaccia per l’Europa sostenevano che mai e poi mai Putin avrebbe aggredito l’Ucraina, come ricorderanno certamente i lettori del Fatto quotidiano). Ma è impossibile non rendersi conto di un fatto semplice: una propaganda che oltre a vivere di affermazioni si alimenta di rimozioni nega la realtà, cancella i problemi, demonizza le soluzioni, trasforma gli aggrediti in aggressori, gli aggressori in aggrediti aiutando certamente in modo involontario i nemici dell’Europa ad avere un’Europa un po’ meno forte e i nemici dell’Europa un po’ più forti. Di fronte a un drone russo che sorvola l’Europa, si chiudono gli occhi, si minimizza, si rimuove la realtà. Di fronte a un euro speso per difendersi, tutti in piazza per difendere l’aggressore e indebolire l’aggredito. Un ripassino, per non rimuovere la realtà, può essere utile, con la cover anti propaganda che trovate oggi sul nostro giornale.