Esteri
A Berlino •
Cosa ci dice della Germania il dibattito sulla soglia di sbarramento
Perché la proposta di abbassare l'asticella dal 5 al 3 per cento apre una crepa nel consenso su una regola rimasta intatta per settant'anni
8 AGO 26

Berlino. Britannico a turno secco, francese a doppio turno, spagnolo con collegi piccoli. Paese che vai, sistema elettorale che trovi, di solito stabile nel tempo. La Germania non fa eccezione: dal 1949 a oggi le riforme e i ritocchi alla legge elettorale, assieme ad alcune sentenze della Corte costituzionale con sede a Karlsruhe, non si contano. Eppure, l’impianto generale è rimasto immutato nel tempo: metà dei deputati viene scelta in collegi uninominali sul modello inglese e l’altra metà in liste bloccate nel quadro di un sistema proporzionale con sbarramento al 5 per cento. A ogni elezione, in sostanza, i tedeschi possono esprimere due voti, anche disgiunti: uno per scegliere chi siederà al Bundestag per quel collegio e l’altro per il partito “del cuore”. Il sistema ha funzionato bene, dando al paese maggioranze chiare e governi stabili dal 1949 al 2021, con la fine dell’èra Merkel. Nel tempo la legge elettorale ha subìto vari aggiustamenti: nel 1990 per tenere conto della riunificazione; di recente per evitare che il numero dei deputati continuasse a crescere a ogni elezione – la legge li ha fissati a 630. Oggi però c’è chi spinge perché la soglia di sbarramento nella quota proporzionale sia abbassata dal 5 al 3 per cento. Un ritocco che non cambierebbe il rapporto 50-50 tra deputati eletti nei collegi uninominali e deputati scelti con il proporzionale, ma che modificherebbe gli equilibri all’interno di quest’ultimo gruppo.
Fra i fautori della mini riforma c’è Hans-Jürgen Papier, già presidente della Corte di Karlsruhe. Ai media tedeschi il giurista ha ricordato come alle ultime elezioni federali solo sei dei 29 partiti in corsa sono riusciti a superare la soglia del 5 per cento, con il risultato che 6,8 milioni di elettori delle formazioni minori non hanno oggi rappresentanza al Bundestag. Alle elezioni di febbraio 2025 sono rimasti fuori per un’incollatura gli elettori del partito russo-bruno Bsw con il 4,98 per cento e i Liberali (Fdp) con il 4,3. Più indietro i Liberi elettori con l’1,5 per cento. E’ vero che la legge permette comunque di superare l’ostacolo nel caso in cui il partito con meno voti ottenga almeno tre mandati diretti (così era entrata la Linke nel 2021) ma la scappatoia non è alla portata di tutti. Il cambiamento è arrivato in anni recenti: se nel 2013 la somma dei partiti rimasti fuori dalla porta era pari al 6,3 per cento dei voti espressi e solo al 5,1 nel 2017, è aumentata al 7,8 per cento nel 2021 balzando al 13,8 nel 2025. A cambiare gli equilibri è stato anche il successo elettorale dell'AfD, entrata con forza nel panorama politico tedesco: oggi chi sta dentro ha meno seggi e fatica a governare mentre cresce il numero degli elettori non rappresentati. Da cui la “condanna” pronunciata dall’ex giudice: “La soglia di sbarramento al 5 per cento non è più al passo coi tempi”, ha affermato Papier al Tagesspiegel. E ancora: “Quasi un voto di lista su sette è risultato privo di valore. E’ davvero indispensabile per mantenere il Parlamento funzionante e il governo in grado di agire? Io credo di no”. Con il giurista si sono schierati alcuni esponenti socialdemocratici che puntano sul lungo periodo ad abbassare la stessa soglia alle elezioni regionali visto che faticano molto all’est. Anche l’ex leader della Linke, Bodo Ramelow, è della partita poiché ritiene che la soglia sia “altamente pericolosa per la democrazia”.
Non tutti però danno ragione all’ex giudice costituzionale. Non il deputato della Cdu Günter Krings, secondo cui più elettori sceglierebbero partiti piccoli con tanti saluti alla governabilità già messa a dura prova dalla massiccia presenza al Bundestag delle truppe sovraniste. Al di là dell’interesse pro domo sua nel bocciare la proposta di Papier, il deputato della Cdu si fa interprete di un timore diffuso. La proliferazione dei partiti piccoli è come l’inflazione fuori controllo: ai tedeschi fa paura perché ricorda la Repubblica di Weimar, finita malissimo con i suoi 15 partiti rappresentati in Aula.
Al momento una maggioranza per abbassare la soglia dal 5 al 3 per cento non c’è ma Papier, Ramelow e l’associazione Mehr Demokratie (Più democrazia) sperano in una pronuncia di Karlsruhe a favore di un taglio della barriera: nel passato recente la corte ha bocciato come incostituzionale lo sbarramento del 5 per cento alle elezioni europee visto che quel voto non serve a esprimere un esecutivo. Quella soglia, insomma, non è scolpita nel marmo.