E se Palantir facesse bene a Schengen?

Chi controlla i documenti dei migranti nell’area europea? Se tutto va bene, Ryanair. Se ci si sposta in pullman o macchina, peggio ancora
6 AGO 26
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Foto ANSA

Anche alle persone distratte o poco ferrate in materia è bastata una manciata di minuti per rendersi conto che il notorio teorema Tajani su Ceuta – sospendere Schengen e chiudere i confini con la Spagna per evitare l’invasione – non stava in piedi. La Spagna non confina con l’Italia e Ceuta è in Africa: farsela a nuoto è improponibile. I più avvertiti, invece, ci hanno presto resi edotti dell’esistenza di fatti e regole più stringenti. Ceuta (con Melilla) è una exclave spagnola in terra d’Africa, non fa parte dell’area Schengen e per passare da Ceuta in Spagna, e in altri paesi europei, servono documenti d’identità. Inoltre i migranti non regolarizzati non possono lasciare l’exclave se non con severi controlli e permessi. Ci hanno poi ricordato, a prova di Tajani, che la regolarizzazione dei migranti è una competenza nazionale e, in ogni caso, i migranti regolarizzati non possono circolare in automatico e liberamente nell’Ue.
Ora, fatti tutti esperti di diritto internazionale e comunitario e di regolamenti per la libera circolazione delle persone nell’Unione europea, per cielo per terra per mare e persino a nuoto, abbiamo infine letto e ascoltato molte opinioni rassicuranti (o semplicemente dettati da polemica verso il sovranista governo italiano) sul fatto che le attuali regole funzionano – non ci riferiamo qui ad eventi eccezionali, come quelli di Ceuta o Lampedusa 2023 – e bastano controllare o non consentire la circolazione di irregolari, anche una volta che siano entrati nella famosa cattedrale del bengodi denominata area Schengen. Tutti dovrebbero esserne rassicurati. Anche se il fatto che nel vertice di martedì dei ministri dell’Interno europeo seguito all’allarme Ceuta sia stato innalzato, per ora solo a parole, il livello di guardia sul controllo delle frontiere esterne e sui meccanismi di regolarizzazione indica che tutto così tranquillo non è. O non è percepito. In ogni caso, se davvero una volta entrati nei paesi Schengen le regole esistenti vanno bene e non serve altro non si può che essere contenti. Ma è davvero tutto a posto così?
Riposizionandoci per un attimo nel gruppo dei cittadini che sanno poco delle regole, possono sorgere delle curiose domande. Che curiosamente sono di solito escluse dal dibattito. Domande semplici, ma non banali. L’acquis di Schengen che regola la libera circolazione nelle frontiere interne si applica ai cittadini dei paesi aderenti e agli altri cittadini entrati o residenti in modo regolare in un paese Schengen. Per gli immigrati e le persone non regolarizzate le regole sono diverse: ma anche i migranti regolarizzati non possono circolare liberamente e sono sottoposti a controlli. Con buona pace di Tajani, insomma, se non hai un permesso non ti fanno passare. Ci sono ovviamente una serie di sottoinsiemi e di fattispecie, ad esempio i permessi per soggiorni brevi che i cittadini extracomunitari possono ottenere per lavoro o turismo. Per il resto, ci sono i controlli. Già, ma chi fa questi controlli? Se sei nell’area Schengen, l’unico documento che ti viene chiesto per passare in un altro paese Schengen in aereo è la carta d’identità che Ryanair ti chiede al momento di comprare un biglietto. Insomma: il controllo interno lo fanno le aziende private, o al massimo le compagnie dei bandiera. Ma se ci si sposta in treno? Il documento non è richiesto per comprare un biglietto da Mantova ad Amburgo. E non serve per un passaggio Flixbus. C’è la possibilità che i controllori possano richiederlo, e dunque c’è un obbligo formale di avere documenti in regola, ma la possibilità dei controlli è random. (Sì, c’è tutta una letteratura sulla caccia delle guardie ai migranti, ma è un altro discorso). E se invece si va in auto da Genova a Gand? In quel caso l’unico controllo è il Telepass al casello, che è agganciato a un documento e (soprattutto) a una carta di credito. Nessun altro controllo. Se un irregolare viaggiasse con un’auto presa in prestito da un conoscente, chi mai lo controllerà? Certo, anche qui la letteratura e una triste casistica insegnano che, se passa con targa italiana un cittadino di origine africana, il controllo glielo fanno eccome. Certo, la legge prevede che arrivati nel nuovo paese – diverso da quello in cui si è sbarcati, chiesto asilo o regolarizzazione – si venga intercettati e controllati. Statisticamente non succede spesso. In ogni caso, ancora una volta, l’unica reale barriera di controllo sarebbe affidata a un’azienda privata: i fornitori di servizi di telepedaggio (Eets, European electronic tolling service). E’ davvero sufficiente, normale? E’ soprattutto legale? A questo punto ci si può domandare se non siano possibili dei migliorativi: ad esempio l’obbligo di documento di identità per prendere un treno. Oppure, se si accetta che i controlli interni a Schengen li fanno i privati, perché non appaltarli direttamente a qualcuno che se ne intende? Insomma perché non Palantir, anche senza riconoscimento facciale, invece di ITA Airways? Forse ci sarebbero meno buchi che nella rete tutta rattoppata di Schengen.