Si prevede un esito incerto per le primarie democratiche in Michigan

La sfida fra Abdul El-Sayed e Haley Stevens per rappresentare il partito si è rivelata più accesa del previsto. Chi vince affronterà il repubblicano Mike Rogers per il posto in Senato

5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 12:02 PM
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Foto ANSA

Una notte che poteva essere un trionfo per il movimento progressista si è trasformata in uno scontro all’ultimo voto. Alle primarie democratiche per il Senato in Michigan, il candidato della sinistra del partito, l’ex ufficiale sanitario di origini egiziane Abdul El-Sayed, è in vantaggio sulla deputata Haley Stevens di circa due punti percentuali, ma la sfida è ancora lontana dall’essere chiusa. Una battaglia più dura del previsto, come affermato anche da James Gasber, direttore della campagna di El-Sayed, che ha detto al New York Times che si aspettava un distacco maggiore. Invece, la sfida è proseguita per tutta la notte e ancora non ha un vincitore chiaro: il candidato di origine egiziana ha dominato le contee in cui si trovano le università dello stato, a dimostrare la sua forza sui giovani istruiti, mentre Stevens è stata in vantaggio nella contea di Wayne, a maggioranza afroamericana. Nella città di Dearborn, dove vive la più grande comunità di arabo-americani dello stato, El-Sayed è in vantaggio di oltre 57 punti. Stevens ha affermato nella notte che il vincitore deve battere i repubblicani, che “ci vendono al miglior offerente, vietano l’aborto e tagliano la sanità”. Un segnale importante per compattare il partito in vista di novembre. Chi vince affronterà il repubblicano Mike Rogers, che non ha avuto rivali nella sua primaria.
La sfida è stata dura e senza esclusione di colpi. El-Sayed ha da subito ottenuto l’appoggio delle figure preminenti della sinistra del partito, dal senatore del Vermont Bernie Sanders alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez. Ha fatto campagna su temi cari al mondo progressista statunitense, come la sanità pubblica e gratuita per tutti, una tassazione più alta per i miliardari e l’abolizione dell’Ice, l’agenzia anti-immigrazione che durante il secondo mandato di Trump ha ricevuto sempre più fondi. Al contrario, Stevens, sostenuta da tutto l’establishment del partito, compresa la popolare governatrice dello stato Gretchen Whitmer, si è autodefinita come la scelta più pragmatica e centrista e ha basato la sua campagna sull’eleggibilità. Ritiene che in uno stato in bilico come il Michigan, che ha sostenuto Trump due volte nelle ultime tre elezioni, una figura come El-Sayed rischi di far perdere ai democratici il seggio, compromettendo la battaglia, già dura, per ottenere il controllo del Senato. Il candidato progressista, però, nel suo discorso tenuto nella notte ha affermato che “il Michigan non è uno stato in bilico, ma uno stato che ha bisogno di un movimento per potersi permettere l’affitto e i beni di prima necessità”. 
Il tema di divisione centrale nella campagna è stato il supporto a Israele. El-Sayed ha preso posizioni durissime contro lo Statoebraico nel corso della campagna: oltre a definire genocidio le azioni di Israele nella Striscia di Gaza, ha affermato che gli Stati Uniti non dovrebbero più fornire aiuti di alcun tipo a Tel Aviv. Pressato sul tema, ha dichiarato di non credere negli etno-stati e di non volere che il proprio paese sia responsabile del sostegno a uno di questi. Stevens, invece, è filoisraeliana, supporta gli aiuti statunitensi allo stato ebraico, anche se ha criticato il primo ministro attuale, Benjamin Netanyahu, in quanto le sue azioni avrebbero reso gli ebrei americani meno sicuri. Stevens è appoggiata dalla lobby filo-israeliana Aipac, che ha speso ben 30 milioni di dollari in spot pubblicitari a suo favore. In uno di questi, si vede Barack Obama definirla “una componente importante del mio team”: l’ex presidente non le ha dato l’endorsement, ma queste campagne pubblicitarie sono state comunque fondamentali per ottenere il supporto dell’elettorato afroamericano. El-Sayed critica apertamente Stevens per accettare i soldi delle grandi corporation, che ne avrebbero condizionato la campagna
Inoltre, il candidato progressista è stato attaccato nell’arco della campagna per i suoi modi molto aggressivi, sconfinati nel sessismo. Ha definito Stevens “un vestito con un conto in banca di Aipac, che non sa mettere insieme due frasi coerenti”. Ma non solo lei: riferendosi al senatore centrista della Pennsylvania John Fetterman, ha affermato che “bisogna mettere un orco su una picca, e poi tutti capiscono il messaggio”. Ha fatto anche due eventi con lo streamer di sinistra Hasan Piker, che ha molto seguito tra i giovani progressisti ma che è finito nell’occhio del ciclone per aver affermato che gli Stati Uniti si sono meritati l’11 settembre.
In un’altra corsa molto seguita è arrivata invece una vittoria importante per la sinistra del partito: nella primaria per il settimo distretto del Michigan, il candidato progressista William Lawrence ha sconfitto due candidati moderati, l’ex Navy Seal Matt Maasdam e l’ex ambasciatrice in Ucraina Bridget Brink. Lawrence ha affrontato critiche per un commento del 2024 in cui aveva detto che la vecchia generazione della leadership afroamericana “neutralizza la sinistra bianca”: successivamente si è pentito di averlo detto e ha affermato che, nel caso in cui sconfigga il repubblicano Tom Barrett a novembre, supporterà l’oggi leader della minoranza Hakeem Jeffries come speaker. La principale sconfitta per la sinistra è arrivata invece dal Missouri: l’ex deputata progressista Cori Bush non è riuscita a tornare alla Camera. Il deputato Wesley Bell, sostenuto anche lui da Aipac, ha ottenuto il 60 per cento dei voti.