Esteri
Dal Washington Post •
I danni della Reflecting Pool. Così tutte le promesse e gli attacchi di Trump si sono sgretolati in poche settimane
Jeanine Pirro, i vandali, lo squarcio dalle dimensioni indefinite e le responsabilità dell’appaltatore. La linea difensiva dell’Amministrazione si è trasformata in un grattacapo politico, sollevando interrogativi su cosa sapessero i vertici mentre il governo perseguiva penalmente quattro persone
5 AGO 26

Foto LaPresse
All’inizio di maggio, in piedi sulla vasca della Reflecting Pool del Lincoln Memorial, Donald Trump ha promesso di risolvere le perdite e gli altri problemi che da tempo affliggevano uno dei monumenti più riconoscibili della capitale. “Durerà, direi, 50 anni” ha detto. “Durerà, durerà a lungo”. Trump aveva promesso di completare i lavori in tempo per i festeggiamenti del 4 luglio al National Mall. Lui e i suoi collaboratori avevano presentato il progetto – avviato con un appalto multimilionario senza gara e senza il consueto processo di revisione – come la prova di quanto rapidamente il magnate immobiliare potesse trasformare Washington. I cambiamenti sono invece durati pochi giorni. Il rivestimento della vasca ha cominciato a scrostarsi visibilmente: pezzi del nuovo rivestimento, colorato “blu bandiera americana”, disseminavano la superficie, mentre fioriture di alghe intorbidivano l’acqua. Da allora la linea difensiva dell’Amministrazione – attribuire i danni ai “vandali” – si è trasformata in un grattacapo politico, sollevando interrogativi su cosa sapessero i vertici mentre il governo perseguiva penalmente quattro persone, tra cui l’ex olimpionico statunitense David Hearn.
Il presidente è furioso con una delle sue sostenitrici più accanite, Jeanine Pirro, procuratrice federale della capitale, per aver ritirato nei giorni scorsi le accuse di vandalismo contro le quattro persone. In un atto depositato venerdì in tribunale, i pubblici ministeri hanno attribuito il danno a lavori di installazione difettosi, sostenendo che il dipartimento degli Interni non aveva condiviso in tempo informazioni fondamentali. Trump ha attaccato Pirro sui social e le ha rivolto un messaggio “molto tagliente” al telefono sabato, secondo un funzionario della Casa Bianca; lunedì, dallo Studio ovale, ha ribadito che lei si era “piegata come un ombrello”. Il progetto della Reflecting Pool, pensato come vetrina della rapidità di Trump nel portare a termine le cose, è diventato invece un ostacolo nel suo secondo mandato – proprio mentre l’Amministrazione avanza su progetti ben più ambiziosi per lo skyline di Washington, come la nuova sala da ballo della Casa Bianca e un arco di trionfo alto 76 metri.
La piscina è stata svuotata nuovamente il 10 luglio per ulteriori riparazioni. I documenti governativi “suggeriscono fortemente che un’installazione affrettata e mal eseguita da parte di Aic, l’appaltatore principale” abbia causato i danni visibili nel nuovo rivestimento, hanno scritto venerdì Pirro e uno dei suoi vice. Pirro ha accusato gli Interni di aver nascosto documenti rilevanti che avrebbero fatto fallire l’indagine. I problemi della piscina avevano già scatenato le invettive di Trump dentro la Casa Bianca; il presidente si è poi arrabbiato anche perché Pirro non aveva avvisato preventivamente lo Studio ovale dell’archiviazione delle accuse, secondo un funzionario. I due ne hanno discusso al telefono sabato, colloquio riportato per primo dalla Cnn. Trump ha ribadito pubblicamente di non essere d’accordo “al 100 per cento” con la decisione di Pirro, insistendo che la colpa fosse dei vandali. Anche il segretario degli Interni Doug Burgum è intervenuto, sostenendo che i vandali avessero danneggiato “ripetutamente” il sito, che gli atti fossero stati ripresi dalle telecamere e che la sua agenzia avesse collaborato pienamente con gli avvocati del dipartimento di Giustizia.
Da settimane, però, gli osservatori esterni smentivano l’ipotesi del vandalismo diffuso. Un’analisi del Washington Post basata su immagini satellitari, foto e video di giugno ha concluso che il distacco della vernice fosse dovuto molto probabilmente a errori di applicazione, conclusione condivisa anche dagli esperti di impermeabilizzazione consultati. L’Amministrazione ha sempre contestato pubblicamente questa ipotesi, ma lunedì Trump ha ammesso una certa frustrazione verso gli appaltatori: “Non sto dicendo che fossi entusiasta al 100 per cento dell’appaltatore, ma l’appaltatore stava lavorando in fretta” ha detto nello Studio ovale, sottolineando la scadenza serrata imposta agli operai. Le parole più dure, però, le ha riservate a Pirro: “Immagino che abbia perso la testa. Non so che diavolo sia successo”.
Pirro, ex conduttrice di Fox News, era stata una strenua difensora del presidente prima di entrare nella sua Amministrazione e, nel ruolo attuale, aveva perseguito diverse accuse contro presunti nemici politici di Trump, incassando anche qualche battuta d’arresto in tribunale. Il documento di 20 pagine con cui i pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione del caso Hearn è risultato sorprendente non solo perché contraddiceva quanto Trump e Pirro avevano dichiarato pubblicamente, ma anche perché ricostruiva nel dettaglio i documenti del dipartimento degli Interni che evidenziavano i problemi di installazione, spiegando come i pubblici ministeri fossero giunti a ritenersi ingannati. Pirro ha esaminato e approvato la mozione dopo aver parlato con Michael Spence, a capo dell’unità che segue i casi della Corte superiore presso la procura, secondo persone informate che hanno chiesto l’anonimato per discutere di deliberazioni interne. Norm Eisen, avvocato di Hearn, non accetta la tesi secondo cui il dipartimento di Giustizia non fosse a conoscenza delle prove a favore del suo assistito, citando fotografie e rapporti pubblici che indicano l’errore degli appaltatori come causa più probabile. “L’idea che Pirro e il suo ufficio siano stati in qualche modo ingannati dagli Interni non è credibile” ha dichiarato.
“Ha perso la testa”, ha detto Trump su Pirro, dopo che ha ritirato le accuse di vandalismo contro la Reflecting Pool
Questo resoconto si basa su interviste con funzionari del dipartimento di Giustizia, degli Interni e della Casa Bianca, oltre che su dichiarazioni pubbliche e documenti resi noti dall’Amministrazione nel corso delle battaglie legali sulla Reflecting Pool. Alcune fonti hanno parlato in forma anonima non essendo autorizzate a commentare pubblicamente. Trump aveva deciso di rinnovare la piscina centenaria a inizio anno, dopo che alcuni amici ne avevano criticato l’aspetto e l’odore. “Ricevevo lamentele da persone che dicevano che non andava bene” ha raccontato ai giornalisti. “Ho chiamato Doug (Burgum) e lui era d’accordo”. L’ultimo intervento significativo sulla Reflecting Pool, avviato sotto l’Amministrazione Obama, era durato diversi anni ed era costato 34 milioni di dollari. Trump era convinto di poterlo realizzare molto più rapidamente e a un costo di gran lunga inferiore, guidando personalmente il progetto grazie al rapporto ormai ravvicinato tra la Casa Bianca e il personale del National Park Service. Dopo aver demolito l’Ala Est per costruire una sala da ballo di 8.000 metri quadrati e avviato la progettazione di un arco di trionfo vicino al Cimitero di Arlington, la piscina gli sembrava, al confronto, un’impresa semplice.
L’Amministrazione aveva inoltre eliminato i livelli gerarchici tra il personale sul campo del Park Service e i vertici degli Interni e della Casa Bianca. Molti dipendenti esperti se ne erano andati a seguito dei tagli imposti lo scorso anno dal dipartimento per l’Efficienza governativa (Doge), che avevano ridotto il personale dell’agenzia di circa un quarto, lasciando decisioni tecniche – anche in materia di conservazione storica – a funzionari junior e nominati politici con poca esperienza specifica, mentre il personale qualificato veniva messo da parte. A marzo il Park Service stava già accelerando il progetto su indicazione della Casa Bianca. L’applicazione di una nuova resina epossidica colorata non è passata attraverso le revisioni normalmente richieste perché, come scrisse un funzionario in un documento del 30 marzo, “non c’è altra opzione” se si vuole rispettare la tempistica imposta. Trump ha presentato il progetto il 23 aprile nello Studio ovale, pubblicando poco dopo un video promozionale e definendolo uno “studio di fattibilità”: “Sarà molto più bello di quanto non fosse nel 1922, quando lo costruirono” ha detto, promettendo un costo inferiore ai 2 milioni di dollari e meno di due settimane di lavori invece di anni e centinaia di milioni. Quel costo sarebbe poi lievitato considerevolmente. Quasi subito gli esperti di conservazione storica e alcuni ex funzionari hanno avvertito che si stava procedendo con troppa fretta. Charles A. Birnbaum, a capo della Cultural Landscape Foundation, si è detto sorpreso che “qualcosa di così importante potesse essere modificato senza testare” i nuovi materiali, osservando come la logica fosse sempre la stessa applicata anche ad altri cantieri di Trump: “Prima fare i lavori e poi porre le domande”. La sua organizzazione ha anche intentato causa per bloccare il progetto, ma un giudice ha respinto la richiesta di ingiunzione. I lavori sono iniziati il 5 maggio, con gli appaltatori che hanno ripulito il sito e iniziato a spruzzare un rivestimento protettivo speciale, il Rhino 406, su parte della vasca. Il giorno dopo la pioggia ha imposto una prima sospensione. Dietro le quinte i segnali di allarme non si sono fatti attendere: “Sembra che l’Aic sia in notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia” ha scritto il 7 maggio, in una mail condivisa con gli Interni, un dipendente incaricato di monitorare l’avanzamento dei lavori, secondo il dipartimento di Giustizia. Altri ritardi sono seguiti: la pioggia ha continuato a interrompere i lavori e il 18 maggio gli appaltatori hanno esaurito le scorte di Rhino 406, costringendo a un’ulteriore pausa in attesa di nuove forniture.
Il lavoro era in gran parte completato entro il 7 giugno, quando la piscina ha iniziato a essere riempita di nuovo. Il 9 giugno si è tenuta l’ispezione finale, in vista dell’inaugurazione ufficiale avvenuta un mese più tardi e con un costo superiore di oltre 12 milioni di dollari rispetto a quanto promesso inizialmente. La piscina ripulita ha inizialmente ricevuto elogi bipartisan e Trump ha pubblicato una raffica di foto sui social, accostando immagini della vecchia piscina sporca – a suo dire l’eredità di Joe Biden – a quelle della nuova, immacolata. “Tutti stanno guardando quella piscina riflettente; non riescono a credere che rifletta” ha detto il giorno dopo. “Quando ci sarò io, sarà perfetta”. Il giorno successivo, però, un ingegnere del Park Service ha già concluso che il nuovo rivestimento aveva iniziato a staccarsi, attribuendo la responsabilità a un errore dell’appaltatore, secondo documenti resi pubblici venerdì. Presto anche i passanti hanno notato il distacco: Hearn ha raccontato al Washington Post che il 19 giugno, vedendo un pezzo di rivestimento già parzialmente staccato, ha allungato la mano nell’acqua per toccarlo. E’ stato arrestato quasi immediatamente dagli agenti della Polizia dei Parchi e accusato di vandalismo. Sono seguiti altri arresti. Le accuse hanno offerto ai funzionari dell’Amministrazione una copertura per la tesi del danneggiamento intenzionale. Nessuno degli arrestati, però, è stato accusato della condotta più grave attribuita loro pubblicamente da Trump – l’uso di lame o sostanze chimiche. “Hanno preso una sorta di coltello o lama e hanno praticato uno squarcio lungo 250 piedi nella splendida facciata di ciò che ha richiesto così tanto lavoro, competenza e denaro per essere costruito. Hanno anche versato sostanze chimiche corrosive nella piscina” ha scritto Trump su Truth Social il 20 giugno, portando in post successivi la lunghezza dello squarcio prima a 300 e poi a 350 piedi. Frank Lands, vicedirettore del Park Service, ha dichiarato a un giudice federale, in un caso separato del 24 giugno, che il sigillante schiumoso era stato “tagliato con un coltello affilato o un rasoio”. Lands, ex vicecomandante di guarnigione dell’Esercito entrato nel Park Service nel 2021, è diventato una figura centrale nell’attuazione delle politiche di Trump a Washington e ha rifiutato di commentare con il Washington Post.
Pirro aveva inizialmente definito il presunto vandalismo come un attacco al patrimonio comune degli americani. Il primo luglio si è recata di persona alla piscina per ispezionare i danni e, il giorno dopo, quando un gran giurì ha incriminato Hearn per distruzione di proprietà – l’unica accusa di vandalismo effettivamente perseguita – ha tenuto una conferenza stampa e rilasciato un’intervista a Fox News in cui lo descriveva mentre tirava “con forza e violenza” il rivestimento con entrambe le mani, ignorando un dipendente del Park Service che gli intimava di smettere. “Non ho formulato accuse troppo severe” disse allora ai giornalisti, aggiungendo che “i danni erano ingenti”. Nell’ufficio del procuratore federale, però, cresceva la frustrazione verso gli Interni, che non avevano ancora fornito le informazioni richieste sui danni. I pubblici ministeri disponevano solo di alcuni rapporti di polizia “essenziali” redatti dagli agenti che avevano arrestato Hearn e altri tre imputati per reati minori. Quando, il 17 luglio, la difesa di Hearn ha ispezionato il sito, Pirro vi si è recata di nuovo: con la piscina prosciugata, i pubblici ministeri hanno potuto osservare più chiaramente i danni, che secondo i documenti presentati in tribunale non riguardavano solo i bordi ma anche il centro della vasca – punti molto difficili da raggiungere per eventuali vandali.
Pirro ha affermato che il suo ufficio aveva subito richiesto agli Interni la documentazione sul processo di installazione. “Questi documenti indicavano un processo affrettato e viziato da difetti, con ripetuti cedimenti del rivestimento durante la posa e un esteso distacco in tutta l’area della Reflecting Pool” si legge nel documento presentato dal suo ufficio, che includeva email e rapporti sui difetti di installazione, gli intoppi causati dalla pioggia, la formazione di bolle e lo sfaldamento – tutto documentato per iscritto prima ancora che le accuse fossero formalizzate. “Se (gli Interni) avessero fornito le informazioni di cui erano chiaramente in possesso, il governo non avrebbe richiesto un atto di accusa” si legge ancora nel documento. I pubblici ministeri hanno inoltre ritirato le accuse contro le altre tre persone imputate per reati minori; uno di loro, Justin Carreno, ha perso il lavoro come appaltatore governativo e subìto un danno alla reputazione, secondo il suo avvocato David Benowitz, che ha commentato: “L’accusa non avrebbe mai dovuto essere formulata”. Il dipartimento di Giustizia potrebbe in teoria tentare di riformulare le accuse, ma appare improbabile alla luce delle conclusioni contenute nello stesso documento di archiviazione. Trump, intanto, sembra proseguire per conto proprio le indagini. Sabato ha condiviso su Truth Social un filmato di sicurezza che mostra alcune persone con le mani nella piscina: “Guardate voi stessi l’atto di vandalismo che ha avuto luogo alla Reflecting Pool” ha scritto. “Il materiale viene tagliato con un coltello o un taglierino, sotto gli occhi di tutti!”. Nel video si vedono tre persone infilare le mani nell’acqua lungo il bordo nord della vasca, ma non è chiaro se qualcuno tenga davvero in mano una lama. Il filmato sembra una versione più lunga di una clip già diffusa dalla Polizia dei Parchi il 24 giugno per chiedere aiuto nell’identificare una persona ripresa – girata, secondo la polizia, il 19 giugno alle 15:36, circa un’ora prima che Hearn venisse fermato.
Con la piscina prosciugata è stato possibile vedere che i danni sono in punti molto difficili da raggiungere per i vandali
La vicenda ha suscitato l’indignazione dei democratici al Congresso, che hanno aperto un’indagine sul progetto sostenendo che i passanti non avrebbero mai dovuto essere arrestati, lasciando anche diversi repubblicani perplessi. “E’ praticamente la definizione da manuale di kakistocrazia” ha affermato il deputato democratico della California Jared Huffman. “Pirro si trova tra l’incudine e il martello: se dice la verità viene licenziata, se continua a mentire rischia la radiazione dall’albo”. Tra i repubblicani spiazzati dall’episodio anche il senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy, che domenica a “Meet the Press” della Nbc ha commentato: “L’intera vicenda è un tamponamento a catena. Non capisco perché abbia intentato la causa senza condurre un’indagine approfondita. Lei sostiene di essersi affidata agli Interni. Ma ha fatto bene a ritirarla”.
La piscina resterà chiusa fino al 10 agosto per ulteriori lavori, secondo quanto dichiarato dall’Amministrazione nei documenti presentati in tribunale.
Hanno collaborato Isaac Arnsdorf, Perry Stein e Meg Kelly
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