God save Binface. Lezioni per i buffoni di tutta Europa

Lì dove Grillo chiedeva di essere preso sul serio, l'alieno proveniente dal pianeta Sigma IX propone un programma elettorale da ridere. Ai comici la satira, ai politici le cose serie
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Foto Lapresse

Ho sempre condannato i comici che scendono in politica, in quanto il più grave tradimento deontologico che un comico possa fare è quello di chiedere di essere preso sul serio. Ecco perché saluto con gioia la prima eccezione alla regola che mi capiti di constatare: Count Binface (alias il comico inglese Jonathan Harvey), alieno proveniente dal pianeta Sigma IX e vestito con tuta, mantello e bidone della spazzatura in testa, il quale alle elezioni del 13 agosto, per il seggio di Clacton, sfida niente meno che Nigel Farage (fautore della Brexit e che si candida a guidare in futuro l’Inghilterra, chissà fuori da cos’altro ancora). Count Binface è ovviamente un personaggio di fantasia e un candidato satirico (ma la candidatura è vera, sia ben chiaro): antica tradizione inglese, fra il colore locale e la celebrazione della democrazia. Di solito queste candidature sono delle goliardate a fin di bene, che servono a mettere sotto i riflettori cause più o meno importanti. In questo caso però Count Binface ha alcuni sondaggi a favore, insomma potrebbe vincere; e in tal caso spernacchiare Farage in un’elezione che è di per sé una presa per i fondelli: Farage era già rappresentante parlamentare della contea di Clacton, ma dopo esser stato accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti si è dimesso per poi ricandidarsi subito dopo – insomma una buffonata solo per distrarre l’opinione pubblica dalle indagini su di lui. Dato il tenore ridicolo di questa elezione, nessun esponente di altri partiti politici ha (giustamente) voluto prestarsi al gioco di Farage; l’unico a candidarsi contro di lui è stato appunto Count Binface, che con la sua candidatura satirica (presto appoggiata da tutti, dai laburisti ai conservatori) ha denunciato la poca serietà del suo avversario e dell’uso che i populisti fanno del voto.
Perché questa candidatura è diversa, per esempio, dal Movimento 5 Stelle di Grillo? Basta guardare il programma: lì dove Grillo proponeva la democrazia diretta, Count Binface propone la nazionalizzazione di Adele (sì, la cantante); lì dove i 5 Stelle proponevano di abolire i finanziamenti pubblici, Count Binface promette la costruzione di “almeno una casa a prezzi popolari”... Insomma, lì dove Grillo chiedeva di essere preso sul serio, Count Binface resta un comico e propone un programma elettorale da ridere. Count Binface ha capito che nel discorso pubblico alla satira spetta sempre e solo la pars destruens (comunque necessaria per fare largo alla pars construens, la quale però non è satirica); al contrario della parodia che è sempre una celebrazione, la satira non è mai pro-qualcosa (sarebbe altrimenti propaganda), la satira è sempre e solo contro, per questo è “marxista” – nel senso di Groucho, che infatti nel film “Horse Feathers” (1932) cantava la canzone programmatica “Whatever It Is, I’m Against It” (“Di qualunque cosa si tratti, io sono contrario”). Se mai Count Binface dovesse vincere l’elezione, ovvio che dopo dovrà gettare la maschera/bidone e capire seriamente il da farsi; ma il suo lavoro a quel punto lo avrebbe già fatto, e bene: avrebbe battuto Nigel Farage con le armi della satira, rovesciandogli contro la sua stessa farsa. Ancora una volta lo humour inglese ha qualcosa da insegnarci: mai prendersi sul serio, mai farsi prendere dalla vanità personale, e sempre e solo servire la Musa della satira. God Save Count Binface!