Esteri
dopo i rimpatri •
Così il governo spagnolo cerca di gestire il ricasco interno di Ceuta
Decine di morti, i difficili rapporti di Madrid con Marocco e Algeria, e la tanto reiterata guerra ai trafficanti di esseri umani. È ancora presto per parlare di un "day after": la crisi non è ancora alle spalle

Foto ANSA
Lisbona. Dopo l’arrivo in massa in poche ore di oltre 50 mila migranti dal Marocco, a Ceuta non c’è ancora un “day after”, perché la crisi non è ancora alle spalle. Anche se la maggior parte dei migranti è già tornata indietro, ne sono rimasti migliaia e le strutture di accoglienza locali non reggono. Circa 860 (ma è una cifra provvisoria) sono minorenni, i “Mena”, minori stranieri non accompagnati, che tanto alimentano le campagne elettorali in Spagna, perché Vox impone agli alleati regionali del Partito popolare di rifiutare la redistribuzione fra le varie comunità autonome, come il governo tenta invece di fare proprio per alleggerire la pressione sui punti più sensibili della frontiera africana, come Ceuta e le Canarie. Inoltre c’è l’economia in ginocchio, basata sul turismo. Molti negozi sono ancora chiusi e le feste patronali in onore della Virgen de África, previste per la prima settimana di agosto, sono state cancellate. Era successo solo durante la pandemia e nel 1936, allo scoppio della guerra civile.
Infine, ma non da ultimo, il lutto: al momento sarebbero 88 i corpi ripescati privi di vita dalle acque. Solo una decina, secondo i calcoli delle autorità marocchine, e già questa discrepanza nel conteggio delle vittime potrebbe bastare a sottolineare uno stile e una sensibilità diversi. Invece il governo spagnolo ha deciso di ingaggiare una battaglia verbale e statistica solo con i partner europei, mentre non ha fatto altro che ringraziare il vicino Marocco per la collaborazione nei procedimenti di rimpatrio. Nessun riferimento all’improvvisa evaporazione dei controlli, né al sospetto uso di esseri umani come pedoni nella complessa e spregiudicata partita fra Marocco e Algeria sulle sorti del Sahara occidentale, che tiene sempre più sotto scacco Madrid, la cui politica estera è influenzata dal dirimpettaio marocchino, ma anche dal bisogno del gas algerino (un terzo del suo fabbisogno). Ed ecco che Pedro Sánchez dà la colpa alle mafie dei trafficanti umani. Reazione curiosamente non dissimile da quella di Giorgia Meloni, quando ai tempi della tragedia di Cutro promise di combattere gli scafisti “su tutto il globo terracqueo”.
Secondo Sánchez, sulla cui posizione si è poi allineato il governo marocchino, sono state le mafie a mettere in giro bufale sulle “porte aperte” della Spagna, provocando un disastroso “effetto chiamata”. Le bufale riguarderebbero da un lato la recente sentenza della Corte suprema, che rende più difficile i respingimenti immediati per chi arriva a nuoto. Queste persone, hanno stabilito i giudici, hanno diritto all’assistenza legale perché non superano una barriera di contenimento frontaliera, come invece accade nel caso delle recinzioni. L’altra bufala riguarda il piano di regolarizzazione messo in atto dal governo, che certamente non riguarderà gli stranieri arrivati oggi.
Entrambe le misure, però, preoccupano gli addetti ai lavori. I sindacati delle Forze dell’ordine prevedono uno sforzo burocratico notevole, basti dire che il piano di regolarizzazione era previsto per 500 mila stranieri e ha già superato il milione di richieste. Anche da tutto ciò dipenderà la credibilità della politica migratoria di Sánchez. Per il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, non è altro che “un’internazionale reazionaria” che ha deciso di mettersi contro il governo socialista spagnolo. Ma in quel governo affiora una prima voce dissonante, quella della ministra della Difesa, Margarida Robles, che difende il lavoro dei servizi d’informazione e chiede al Marocco di fare fino in fondo la sua parte nella ricerca delle responsabilità. Il ministro dell’Interno Marlaska, seguito a ruota dalla portavoce del governo, aveva negato l’esistenza di rapporti che segnalassero una situazione come quella che si è poi verificata. Ma i servizi spagnoli, a quanto pare, avevano informato il governo e anche a Madrid bisognerà cercare delle responsabilità. Intanto l’unica testa a rotolare in queste ore è stata quella di un’oscura funzionaria del dipartimento per la Sicurezza nazionale, che venerdì aveva già pubblicato i dati in possesso del ministero dell’Interno relativi agli arrivi registrati a Ceuta: il numero provvisorio era 49 mila. La sintesi la dava il titolo del quotidiano el Mundo, martedì mattina: “120 ore senza spiegazioni sul più grave attacco all’integrità della Spagna: divisioni nel governo, silenzio sul Marocco e un’innocente licenziata”.