Pazza idea: l’Albania per aiutare Sánchez

Altro che Schengen. Meloni aveva di fronte a sé una mossa politica perfetta e molto europea: offrire subito alla Spagna l’utilizzo di Gjader e Shëngjin per i rimpatri degli irregolari arrivati a Ceuta, con il sostegno Ue. Farlo, why not?
1 AGO 26
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Se il governo italiano fosse un minimo smaliziato, coraggioso, controcorrente e non demagogico, dovrebbe mettere con urgenza da parte la retorica sulla sospensione di Schengen, rilanciata a causa del dramma umanitario di Ceuta e dell’arrivo in massa di immigrati dal Marocco, e dovrebbe valutare una mossa a sorpresa che potrebbe spiazzare tutti e che potrebbe riportare il dibattito attorno all’immigrazione su binari diversi: solidarietà, europeismo, collaborazione, trattati europei. La soluzione, pazza e spericolata ma non impossibile, si chiama Albania e non è così difficile da immaginare e da proporre.
L’Italia, con alterni insuccessi e notevoli sprechi di denaro, ha sottoscritto nel novembre del 2023 un accordo con l’Albania per utilizzare i centri di Gjadër e Shëngjin, in territorio albanese, dunque extra Ue, per gestire migranti sottoposti a procedure italiane di asilo o di rimpatrio: Shëngjin è il punto di arrivo e identificazione, mentre il trattenimento avviene a Gjadër. La formula albanese è pasticciata ma è in sintonia con la direzione imboccata dall’Unione europea: accelerare le procedure alle frontiere e prevedere, attraverso la distinta riforma europea dei rimpatri, la possibilità di utilizzare centri in paesi extra Ue per accelerare il rimpatrio degli immigrati irregolari, in età adulta, che non hanno i requisiti per stare in Europa. Meloni ha di fronte a sé una mossa politica perfetta: offrire alla Spagna, attraverso una nuova intesa concordata con Madrid e Tirana, l’utilizzo di Gjadër e Shëngjin per gli adulti già identificati e destinatari di un provvedimento definitivo di rimpatrio. L’Albania è distante dalla Spagna e anche da Ceuta, certo, e lo stesso Sánchez si è dichiarato contrario all’utilizzo dei paesi extra Ue per governare i rimpatri. Ma la carta è lì. Non la chiusura di Schengen, ma il sostegno alla Spagna, legittimando il modello dei paesi terzi e coinvolgendo l’Europa in nome della solidarietà. Che si aspetta?