Ceuta, la frontiera che non tiene. Su Schengen Finlandia, Austria e Danimarca sostengono Meloni

L'esercito spagnolo schierato a sostegno della Guardia Civil: mentre Sánchez tratta i rimpatri con Rabat, tra Roma e Madrid si apre un caso diplomatico sulla sospensione di Schengen

31 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 12:45
"Le stime parlano di circa 60.000 persone entrate nelle ultime ore, il che equivale al 70 per cento della popolazione di Ceuta. La situazione è insostenibile", ha detto il presidente dell'enclave spagnola in Marocco, Juan Jesus Vivas, dopo una riunione con il premier Pedro Sanchez, il ministro dell'Interno e i vertici delle forze di sicurezza. È il bilancio degli attraversamenti che dal tardo pomeriggio di ieri hanno ridisegnato la geografia umana di Ceuta, l'exclave spagnola sulla costa nordafricana. Tra gli arrivati, si stima ci siano almeno settemila minori.
Il flusso è iniziato approfittando di un allentamento dei controlli marocchini. Migliaia di persone hanno attraversato il confine di terra nella zona industriale del Tarajal, a sud est dell'exclave, altre hanno tentato la traversata a nuoto. Ventiquattro i corpi recuperati in mare dalla Guardia Civil. Rabat ha reagito rafforzando i cordoni di polizia a Fnideq, con mezzi antisommossa e cannoni ad acqua. Scontri con lanci di pietre sono stati segnalati anche a Melilla, dove circa quattrocento persone sono riuscite a entrare nella notte: un "effetto emulazione", lo ha definito il presidente della città, Juan José Imbroda. Il valico di Beni-Enzar resta chiuso, con pesanti ripercussioni sull'Operazione Passaggio nello Stretto, il piano estivo che regola il transito dei cittadini magrebini tra Europa e Marocco. Il governo Sánchez ha mobilitato l'esercito a sostegno della Guardia Civil. Madrid promette il rimpatrio dei nuovi arrivati sulla base degli accordi bilaterali già in vigore con Marocco, Mauritania e Senegal, distinguendo tra procedure per adulti e minori.

La crisi migratoria diventa una crisi diplomatica

La crisi ha aperto un fronte diplomatico, in prima battuta con l'Italia. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere ieri che Roma valuta la sospensione di Schengen con la Spagna. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di una scelta sbagliata di Madrid e di un pericolo per la sicurezza legato all'immigrazione incontrollata. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha definito "indegne" quelle parole e ha convocato l'ambasciatore italiano, Giuseppe Buccino Grimaldi, per protesta.
La proposta italiana ha però trovato sponde. Per prima è arrivata Helsinki. Le ministre finlandesi dell'Interno e delle Finanze, Mari Rantanen e Riikka Purra (Veri Finlandesi, gruppo Ecr), si sono schierate con Meloni sulla sospensione di Schengen con la Spagna. Rantanen ha accusato Madrid di aver fallito nella protezione delle frontiere esterne e ha chiesto che tutti i paesi europei sostengano la linea italiana, pena l'esclusione dall'area Schengen per chi non rispetta gli obblighi di controllo. Purra ha rincarato, invocando la chiusura dei confini.
Anche l'Austria si è detta pronta a chiudere temporaneamente i confini dell'area Schengen qualora gli sviluppi in Spagna dovessero tradursi in una maggiore pressione migratoria sul proprio territorio. Il cancelliere austriaco Christian Stocker dell'ÖVP (Partito Popolare Austriaco) su X ha definito quanto sta accadendo a Ceuta "un chiaro segnale di allarme", sostenendo che è "fondamentale" che la Spagna "adempia alle proprie responsabilità europee" impedendo che "migranti irregolari raggiungano il continente europeo". "Qualora la situazione in Spagna dovesse evolversi in modo tale da esercitare pressione sui nostri confini nazionali, faremo tutto il possibile per proteggerli, compresa, se necessario, la chiusura temporanea dei confini Schengen", ha concluso il cancelliere.
La premier danese Mette Frederiksen ha chiesto all'Ue di esaminare tutte le opzioni, compresa l'esclusione della Spagna dal trattato di Schengen. Frederiksen ha detto di aver già parlato con la premier Giorgia Meloni. "Stiamo riunendo i leader europei per discutere la situazione," ha detto.
La Francia, che pure condivide confini terrestri con la Spagna, è più cauta. Emmanuel Macron ha chiesto al ministro degli Interni, Laurent Nuñez, di "intensificare i controlli al confine con la Spagna", secondo quanto riporta l'agenzia Afp. Macron, hanno aggiunto le fonti, ha sottolineato che "la Francia è pronta ad assicurare alle autorità spagnole tutto il sostegno necessario, qualora ne facessero richiesta, anche attraverso Frontex".
Ceuta e Melilla restano, dal 1995, gli unici confini terrestri dell'Unione europea in Africa: due exclavi spagnole circondate da barriere multiple, telecamere e sensori, punto d'approdo simbolico oltre che fisico per chi tenta la rotta verso l'Europa. La crisi attuale non è la prima: episodi di ingressi di massa si sono già verificati negli anni scorsi, complice l'alternarsi di tensioni diplomatiche tra Madrid e Rabat sulla questione del Sahara occidentale, spesso all'origine degli allentamenti nei controlli marocchini alla frontiera.