Il governo di Andy Burnham verso le couples di fatto

Coabitazione di almeno tre anni uguale matrimonio: la proposta dovrebbe garantire maggiore tutela finanziaria al partner economicamente più debole. Rimangono però diversi nodi da sciogliere
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L'ex ministro David Lammy, sostenitore della proposta di legge (foto ANSA)

Una delle prime leggi che il nuovo governo britannico di Andy Burnham dovrà vagliare sarà quella, auspica l’ex ministro della Giustizia David Lammy, che mira a estendere automaticamente i diritti coniugali a tutte le coppie non sposate che convivano da almeno tre anni. Equiparando di fatto la coabitazione prolungata al matrimonio, tale legge potrebbe apparire un ulteriore passo avanti in materia di diritti, tanto più che il suo dichiarato obiettivo è la tutela finanziaria del partner economicamente più debole, il quale si vedrebbe garantito un paracadute in caso di separazione ingiustificata o, peggio ancora, di improvviso decesso. Eppure, la proposta rischia di fallire a causa di alcuni nodi potenzialmente deleteri.
Il primo è di natura culturale e consiste nel repentino rovesciamento dell’attuale paradigma in materia di relazioni. Qualche appassionato dei Simpson ricorderà la puntata, ambientata nel futuro, in cui la fidanzata di Bart rifiutava la sua proposta di matrimonio, non sentendosi pronta per “un impegno che dura tre anni”: era la distorsione satirica della tendenza, radicatasi nel corso dell’ultimo secolo, di alleggerire il più possibile il matrimonio offrendo scudi e svincoli ai singoli contraenti e rendendolo – com’è oggi nei fatti – un accordo temporaneo. Finora il principio sotteso era che più una relazione è lieve e revocabile, più sono tutelati i diritti di chi la compone; la legge sulla coabitazione inglese propone invece l’esatto contrario, ossia una difesa dei diritti imperniata sull’appesantimento di relazioni provvisorie che, venendo equiparate al matrimonio, finiscono per comportare effetti per certi versi irreparabili.
Il guaio è che si tratta di una preoccupante irruzione dello Stato nelle camere da letto dei cittadini. Il punto più irritante, che crea perplessità nella stessa area laburista, è come allo stato attuale la proposta di legge faccia strame del consenso, che grazie al cielo è invece il cardine di qualsiasi rapporto sentimentale, fugace quantunque. Poiché nel Regno Unito chiunque è libero di sposarsi, c’è da presumere che le coppie longeve non sposate lo evitino a ragion veduta, per ragioni che esulano dalla sfera pubblica; nel momento in cui, con l’intento di difendere i diritti economici, un tocco di bacchetta magica trasforma la relazione preesistente nel matrimonio indesiderato, vengono calpestati diritti di altra natura, ma altrettanto rilevanti. Se per giunta davvero la legge sulla coabitazione dovesse valere non solo per chi convive da almeno tre anni, ma per tutte le coppie che hanno almeno un figlio, l’operazione assumerebbe un’orribile coloritura da matrimonio riparatore di Stato.
C’è infine un aspetto ancor più delicato, poiché rischia di creare problemi incalcolabili proprio lì dove vuole risolverne. L’intento di proteggere economicamente il partner meno abbiente che dovesse ritrovarsi solo all’improvviso è senza dubbio commendevole, ma presuppone che le coppie vadano d’amore e d’accordo. Immaginate invece questo scenario: una coppia in cui un partner, non finanziariamente indipendente, cominci dopo sei mesi a subire vessazioni, minacce o violenze dall’altro, proprio in ragione della propria impossibilità materiale a liberarsene. Nel momento in cui dovesse decidere di farlo (ed è molto arduo), la legge sulla coabitazione gli metterebbe i bastoni fra le ruote, ponendo a tre anni il traguardo minimo per potersi garantire una tutela economica e costringendolo così a stringere i denti e a continuare a subire chissà cosa. Soprattutto, regalerebbe al partner economicamente più stabile un ulteriore strumento di ricatto e vessazione, che – com’è purtroppo fin troppo noto – potrebbe alfine sfociare in violenza non solo psicologica, ma anche fisica; a riprova che, forse, bisogna pensarci due volte prima di farsi paladini dei diritti in astratto senza pensare alle ricadute concrete. In fondo, per rendere la vita di coppia un inferno, basta lastricarne la strada di buone intenzioni.