Andy Burnham, il cattolico per modo di dire

Abortista convinto e favorevole all'eutanasia, si è convinto che la realizzazione pratica di quel che è scritto nel catechismo è il Partito laburista

20 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 15:57
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Andy Burnham

Roma. E adesso come la mettiamo con il Roman Catholic Relief Act del 1829? E’ una legge, conosciuta anche come Catholic Emancipation Act, che bontà sua consente ai cattolici britannici di sedere in Parlamento e di ricoprire quasi tutte le cariche pubbliche ma che proibisce loro di dare consigli al re sulle nomine dei vescovi d’Inghilterra. Ha un senso: è come se il Papa chiedesse lumi a un ortodosso d’obbedienza moscovita su chi nominare arcivescovo di Milano. Non si può. Il problema si pone ora con la nomina di Andy Burnham a primo ministro, il primo cattolico da cinquecento anni a prendere possesso di Downing Street. Secondo gli esperti, non si può fare nulla: dura lex, sed lex, e quindi a consigliare re Carlo sarà ora il Lord cancelliere. Che poi il problema neppure ci sarebbe, visto che il cattolicesimo di Burnham è assai tiepido, “discreto” l’ha non a caso definito lui
Andy Burnham è infatti un abortista convinto, è schierato in difesa delle nozze tra omosessuali e non ha dubbi neppure sul suicidio assistito per i malati in fase terminale. O meglio, qualche dubbio sul disegno di legge presentato dal suo partito l’aveva, ma non per questioni di morale o etica: non era convinto che gli hospice dedicati a porre fine alla vita dei richiedenti avessero i fondi sufficienti. Il Times, cercando di far rientrare tutto ciò in una linea cattolica o almeno cristiana, ha scritto che lui bada al sodo, all’esperienza delle persone e non ad “astrazioni teologiche”. Come quelle, per capirsi, di Benedetto XVI, che lui contestò per un esagerato “approccio prescrittivo”. La sua cifra spirituale, così ha detto, è ispirata al motto “vivi e lascia vivere”, non proprio il segno di contraddizione cristiano, insomma. Eppure lui del tema dovrebbe saperne qualcosa: da ragazzino non si perdeva una messa domenicale, sua madre (irlandese) ha raccontato che litigava sempre con i fratelli per chi dovesse essere il capo dei chierichetti e ovviamente “Andy doveva sempre essere quello davanti, a reggere il piattino della comunione”. Lui non pare ricordarlo, anzi: in un’intervista di qualche tempo fa disse che il suo cattolicesimo era vissuto “senza ostentazione”. Usò anche un’espressione colorita ma indubbiamente efficace: “Non lecchiamo (parlava di sé e della moglie) i gradini degli altari”. Adesso a messa non ci va o ci va poco (a Natale, a Pasqua) e il National Catholic Register l’ha definito non a caso un “cattolico à la carte”. La dottrina sociale della Chiesa per lui significa applicare i princìpi di equità e giustizia alle politiche pubbliche, null’altro. Gli piaceva tanto Papa Francesco, che conobbe nel 2023 e quell’incontro fu per lui “l’esperienza più emozionante della mia vita”. Gli regalò la maglia autografata di Lisandro Martínez, difensore del Manchester United (ma il nuovo primo ministro è un fan sfegatato dell’Everton) e soprattutto argentino. Bergoglio ringraziò per il cadeau, ma soprattutto per l’impegno dell’ospite nei confronti dei senzatetto: dopotutto, l’assistenza data loro a Manchester era la stessa che si vedeva sotto il colonnato berniniano di piazza San Pietro. Idem sentire, dunque. Passata però l’emozione per essere stato al cospetto del Vicario di Cristo in terra, Burnham invitò il Pontefice a portare la Chiesa nel Ventunesimo secolo, ché sui diritti era rimasta martinianamente indietro di almeno duecento anni. A ogni modo, Andy Burnham, che s’incaponiva a fare il capo dei chierichetti, oggi dice di non sapere bene se Dio esista davvero. Quel che ha capito del catechismo, quando lo studiava in modo indefesso, era che la realizzazione pratica e in terra di quel che c’era scritto lì era il Partito laburista. Un cattolicesimo quantomeno confuso.