I cartelli “di avvertimento” di Trump davanti allo Smithsonian

Per la Casa Bianca il museo non riflette la storia della nazione. L’ordine esecutivo per riscrivere la storia americana
28 LUG 26
Immagine di I cartelli “di avvertimento” di Trump davanti allo Smithsonian

Foto ANSA

La scorsa settimana il presidente americano Donald Trump ha ordinato l’installazione di cartelli all’esterno del Museo nazionale di Storia americana dello Smithsonian, avvertendo i visitatori che il museo non riflette accuratamente la storia americana e indirizzandoli verso materiale che invece la rappresenta in modo veritiero: una drammatica escalation nella sua campagna per assumere il controllo di come viene raccontata la storia della nazione. L’ordine esecutivo, firmato al termine di una settimana di accese audizioni al Congresso sul museo, incarica il segretario degli Interni Doug Burgum di installare cartelli temporanei lungo i marciapiedi e i percorsi pedonali gestiti dal National Park Service, utilizzati dal pubblico per raggiungere il museo. I cartelli informeranno i visitatori delle critiche della Casa Bianca, affermeranno che le mostre del museo “dovrebbero essere rinnovate” e li indirizzeranno “verso luoghi e risorse per ottenere informazioni accurate sulla storia americana”. Questa mossa segna un nuovo fronte in una campagna di pressione durata 16 mesi contro lo Smithsonian Institution, che ha incluso revisioni dei contenuti del museo, minacce di finanziamenti e un tentativo riuscito di estromettere un direttore. Ora la Casa Bianca si sta muovendo per diffondere una narrativa governativa alternativa all’esterno di uno dei musei più visitati del paese, un approccio che, secondo gli storici, non ha precedenti.
Trump ha giustificato l’ordine con il rapporto del Consiglio per la politica interna della Casa Bianca del 4 luglio, “Saving America’s Story” (Salvare la storia dell’America), che, a suo dire, “dimostra che la dirigenza dello Smithsonian non presenta la storia americana come un patrimonio nazionale condiviso da insegnare e celebrare, ma la considera piuttosto uno ‘strumento primario’ per promuovere idee di giustizia sociale e la trasformazione radicale della nostra società”. Una dichiarazione congiunta della Casa Bianca si è spinta oltre, accusando lo Smithsonian e il suo museo di storia di essersi orientati “verso un attivismo politico estremo, radicato nel marxismo, per dividere, demoralizzare e scoraggiare gli americani”. Ha affermato che “Nell’ultimo decennio, gli americani hanno assistito a uno sforzo concertato per riscrivere la storia americana e costringere la nostra nazione ad adottare un’ideologia priva di fondamento fattuale, volta a screditare gli eroi americani e a sminuire i successi americani”.
Trump ha inoltre accusato il museo di non aver reso il giusto omaggio ai 56 firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza durante l’anno del 250esimo anniversario del paese, e ha ordinato a Burgum di installare mostre temporanee o cartelli informativi sui terreni del Servizio dei parchi nazionali che “correggano le informazioni inesatte presentate nel museo”. Lo Smithsonian ha rifiutato di commentare. I suoi dirigenti hanno affermato che il rapporto della Casa Bianca travisa la realtà del museo e che si impegnano a garantire l’accuratezza e una ricerca imparziale.
Il decreto ha suscitato immediate condanne da parte dei democratici che sovrintendono all’istituzione. La deputata del New Mexico Melanie Stansbury, la democratica di più alto rango nella sottocommissione della Camera per l’efficienza governativa, lo ha definito “uno dei decreti esecutivi più stupidi e bizzarri che abbiamo mai letto”. “Questo ordine esecutivo rappresenta un chiaro abuso di potere politico, dettato da un’agenda ideologica volta a riscrivere la storia americana”, ha scritto Stansbury su X. “Le nostre istituzioni Smithsonian non appartengono al presidente, ma al popolo americano, e così anche la storia della nostra nazione”.
Sarah Weicksel, direttrice esecutiva dell’American Historical Association, ha affermato che il progetto di collocare materiale governativo all’esterno del museo rappresentava “un affronto assoluto per i professionisti che lavorano in quell’edificio” e ha paragonato la segnaletica a un avviso di contenuto sensibile per i visitatori prima che si trovino di fronte a mostre come quella dell’inno nazionale americano. “Non ci sono precedenti”, ha affermato Weicksel. Ha fatto notare che lo Smithsonian ha già affrontato controversie relative a mostre in passato, la più famosa delle quali riguardava l’allestimento dell’Enola Gay e il bombardamento del Giappone, ma ha aggiunto che il potere esecutivo non aveva mai cercato prima “di presentare una narrazione completamente alternativa” a quella raccontata all’interno del museo nazionale. Il rapporto e l’ordinanza si basavano su “una definizione di patriottismo molto ristretta e circoscritta”, ha aggiunto Weicksel, una definizione in contrasto con quella della generazione fondatrice a cui l’amministrazione fa riferimento. I padri fondatori della nazione, ha affermato, comprendevano che “l’amore per la propria patria è legato al riconoscimento degli errori commessi e delle aree in cui si può migliorare”. La sua preoccupazione maggiore, ha affermato, era che la campagna potesse minare la fiducia del pubblico in un’istituzione su cui insegnanti e ricercatori fanno affidamento da oltre 150 anni.
“In sostanza, la Casa Bianca sta dicendo al pubblico americano di non fidarsi dello Smithsonian Institution”, ha affermato. I conservatori che da tempo premono per un cambiamento allo Smithsonian hanno accolto con favore il provvedimento, sebbene alcuni sperassero in qualcosa di più. Mike Gonzalez, ricercatore senior presso l’Heritage Foundation, che ha testimoniato in entrambe le audizioni al Congresso questa settimana, ha affermato che le disposizioni che ha apprezzato maggiormente sono quelle che nominano funzionari dell’Amministrazione, tra cui il capo del Consiglio per la politica interna Vince Haley, e che li incaricano di utilizzare “ogni autorità disponibile” per imporre le correzioni. “Se riusciranno a usare questo ordine esecutivo per fare piazza pulita e sbarazzarsi della dirigenza, sarebbe fantastico”, ha detto Gonzalez, aggiungendo che a suo parere installare i cartelli “è una cosa intelligente”. Alla domanda se si fosse consultato con la Casa Bianca in merito al rapporto o all’ordine esecutivo, Gonzalez ha risposto che tali conversazioni sarebbero state “private”. L’ordine rappresenta l’ultimo capitolo di una battaglia che si è intensificata costantemente sin dal decreto esecutivo di Trump del marzo 2025, con il quale si chiedeva la rimozione di “ideologie inappropriate” dallo Smithsonian. Da allora, la Casa Bianca ha avviato revisioni dei contenuti di diversi musei Smithsonian, criticato mostre e testi esplicativi specifici e minacciato di sospendere i finanziamenti già approvati qualora l’istituzione non avesse soddisfatto i requisiti. In quanto istituzione pubblico-privata, il vasto complesso museale e di ricerca è storicamente indipendente, con un bilancio federale stanziato dal Congresso. Tuttavia, tali fondi vengono erogati dall’ufficio bilancio della Casa Bianca e l’Amministrazione ha affermato che tutte le spese devono essere conformi agli ordini del presidente. Le note a piè di pagina del rapporto della Casa Bianca segnalano che la pressione continuerà, promettendo un “aggiornamento futuro” sull’approccio dello Smithsonian alla diversità, all’equità e all’inclusione.
Jonathan Edwards
Copyright Washington Post