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Crosetto cerca consiglio da Fedorov per cambiare le regole del gioco
Il ministro della Difesa vuole come advisor il suo ex omologo ucraino che ha lasciato l'incarico: una rivoluzione tecno-culturale per il settore, con conseguenze significative in diversi ambiti
28 LUG 26

Foto ANSA
"Fedorov rappresenta l’innovazione”, sostiene il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervistato su Repubblica. Aggiungendo, subito dopo, di aver contattato il suo ex omologo ucraino per offrirgli un incarico da advisor in Italia. Il telefono di Mychajlo Fedorov, subito dopo l’allontanamento deciso da Zelensky, si è fatto rovente: estimatori, colleghi, e molte realtà del Tech, tra cui Palantir di Alex Karp, lo hanno chiamato, chi per incoraggiarlo, chi per esprimergli vicinanza, e chi infine per offrirgli un incarico.
Crosetto ha ragione quando individua nel giovane politico ucraino una figura capace di modificare radicalmente le regole del gioco: Fedorov ha costruito uno stato digitale interconnettendo tra loro una nuova logica amministrativa (prima che della difesa si è occupato della trasformazione digitale), l’accelerazione tecnologica delle start-up e della Silicon Valley, con cui ha collaborato passo dopo passo sotto le bombe russe, e infine il linguaggio bellico. Uno Stato-piattaforma in cui l’innovazione non è un gingillo buono per photo opportunity, quanto una realtà esistenziale. Un cambio di paradigma culturale, prima di tutto. E non c’è dubbio alcuno che sia quell’aspetto ad attirare maggiormente l’attenzione di Crosetto. Da un lato, c’è la piena consapevolezza che gli strumenti tecnologici siano ormai un’estensione del conflitto: non esiste più alcuna distinzione possibile, in termini empirici e funzionali, tra sicurezza nazionale, difesa e sicurezza digitale. Potrà darsi la differenza nei perimetri asettici delle norme, forse, ma come ha sperimentato sulla sua pelle l’Ucraina, i piani di battaglia e di aggressione ormai sono indistinguibili. Un aspetto, questo, che concilia un nuovo design, un nuovo sistema di governance e, inevitabilmente, una nuova cultura della difesa cyber. C’è infatti un altro tema assolutamente centrale, in cui una figura come Fedorov sarebbe non solo stella polare simbolica ma cardine di ridefinizione degli equilibri: la cultura della tecnologia applicata ai vari livelli che compongono l’azione e la decisione della difesa. Già nel gennaio 2026, Crosetto aveva rimarcato quanto l’industria della difesa fosse costosa, lenta e ossificata, invocando un cambiamento radicale di approccio culturale. Una richiesta che a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina e nella Silicon Valley, è stata trasformata in progetto esistenziale.
D’altronde i concetti espressi da Crosetto si possono trovare nero su bianco anche nel libro “Mobilize”, del cto di Palantir Shyam Sankar e nelle varie interviste rilasciate da Karp. Fedorov è stato il primo a dare seguito a queste idee, con un approccio realmente rivoluzionario. Ma Fedorov, naturalmente, è una singola persona e le singole persone, in assenza di un ecosistema dentro cui far germogliare l’invocato cambio di paradigma, difficilmente potrebbero cambiare le carte in tavola. La sfida quindi è quella di modulare un ecosistema affine a quello che Fedorov ha plasmato: per farlo c’è bisogno che si inizi, anche in Italia, a cambiare mentalità e a percepirsi come fossimo davvero sotto gli sciami di droni, unico modo per imprimere accelerazione al processo di rimozione di ostacoli, mentali prima di tutto, che rallentano la nostra difesa e la nostra innovazione. Un’apertura in tal senso potrebbe derivare anche dalla leva finanziaria del venture capital americano. Non è un mistero, in questa prospettiva, come il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti stia attivamente lavorando per colmare il divario tecnologico con le altre realtà dello scenario globale. Se Fedorov, tra le molte cose, ha qualcosa da insegnarci, è che ogni tecnologia avanzata, si pensi all’IA, è intrinsecamente dual-use: non è pensata in assoluto per essere arma o strumento civile, sono gli impieghi e gli adattamenti a differire. Fedorov lo sa bene. E per questo Crosetto lo vorrebbe in Italia.