Zelensky sceglie il nuovo capo dell'esercito in accordo con la piazza

Gli ucraini festeggiano la nomina di Mykhailo Drapatyi, simbolo della resistenza anti russa fin dal 2014, con esperienza e tocco umano. Rimane ancora aperta la questione Fedorov
Immagine di Zelensky sceglie il nuovo capo dell'esercito in accordo con la piazza

Foto LaPresse

Kyiv. Nella tarda serata di martedì, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato il suo consueto videomessaggio serale, e i social network ucraini sono esplosi di gioia. Zelensky ha annunciato che il nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi, che sostituirà il generale Oleksandr Syrsky. “Il desiderio che abbiamo tutti è uno solo: la vittoria sul nemico e il raggiungimento di condizioni sul fronte e di pressione sulla Russia che possano costringerla alla pace”, ha dichiarato il presidente.
La nomina è arrivata sullo sfondo di una crisi politica che lo stesso Zelensky aveva creato, quando aveva deciso, la settimana scorsa, di sostituire il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Dopo sei giorni di proteste, il presidente ha scelto di accogliere le richieste della piazza, e le dimissioni di Syrsky erano una delle due richieste principali. Zelensky ha incontrato ogni giorno i comandanti militari e infine ha fatto la sua scelta: il quarantatreenne Mykhailo Drapatyi, comandante delle Forze congiunte, insignito della Croce al merito militare e cavaliere dell’Ordine di Bohdan Khmelnytsky. 
Drapatyi si è fatto conoscere già agli albori della guerra. Alla fine della primavera del 2014, la città di Mariupol si trovava sotto il controllo dei separatisti filorussi. Il 9 maggio vi fece irruzione un veicolo da combattimento della fanteria (Bmp) della 72esima brigata meccanizzata separata, sul quale sventolava la bandiera ucraina. Sul suo cammino si trovava un posto di blocco: una barricata alta un metro. A bordo del Bmp c’era Mykhailo Drapatyi, comandante del Secondo battaglione meccanizzato della 72esima brigata, ed era lui a dirigere tutte le operazioni. Il Bmp saltò sulla barricata e la superò, proseguendo la sua corsa. Il video di quello sfondamento, diventato virale, si trasformò in uno dei simboli della resistenza eroica dell’Ucraina contro i russi. I soldati della 72esima brigata riuscirono così ad aiutare i propri commilitoni a uscire dalla città e a ritirarsi su posizioni più favorevoli. Drapatyi aveva allora 31 anni. E il 7 agosto del 2014, guidò fuori dall’accerchiamento, nel villaggio di Izvarine, nell’oblast di Luhansk, 410 militari ucraini, salvando uomini e mezzi. In seguito il militare continuò a prestare servizio al fronte e a formarsi presso l’Università nazionale della Difesa.
Nel marzo del 2022, quando era iniziata l’invasione su vasta scala, fermò l’avanzata delle truppe russe verso Krivyi Rih, città natale di Volodymyr Zelensky. In seguito partecipò alla liberazione di alcuni centri abitati sulla riva destra dell’oblast di Kherson. E nel maggio del 2024 riuscì a stabilizzare la situazione nel nord dell’oblast di Kharkiv, dove l’esercito russo aveva tentato uno sfondamento. Grazie all’abile comando di Drapatyi, l’esercito russo rimase impantanato nei combattimenti a Vovchansk e non riuscì ad avanzare oltre. Il 29 novembre del 2024, Zelensky lo nominò comandante delle Forze di terra. Ma il 1° giugno del 2025 Drapatyi si dimise, dopo un attacco missilistico russo contro un poligono dove si erano radunati militari ucraini. Nell’attacco morirono 12 persone e 60 rimasero ferite. “Come comandante, non sono riuscito a garantire pienamente l’esecuzione dei miei ordini”, dichiarò Drapatyi, ammettendo di non essere riuscito a ottenere un trattamento più attento nei confronti dei militari all’interno del sistema. “Questa è la mia responsabilità”, scrisse allora. Non lasciò però l’esercito, in cui presta servizio ormai da 26 anni, e continuò a difendere il paese sulla direttrice di Kharkiv.
Dopo la notizia della sua nomina a comandante in capo, molti militari hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno alla decisione del presidente. “Rispetto e umanità negli occhi”, scrive Drapatyi Artem Osypian, comandante di una compagnia di droni d’attacco della brigata Achilles. “E’ un’esperienza enorme, è una forza unita a una sensibilità non usuale negli ufficiali di grado più alto”, prosegue elencando le sue qualità. Da Syrsky, Drapatyi ha ricevuto tre richiami ufficiali. Uno di questi per la stretta collaborazione con il ministero della Difesa guidato da Fedorov. Lo ha raccontato lo stesso ex ministro durante un briefing il 16 luglio. Drapatyi, come Fedorov, sostiene l’introduzione di innovazioni e tecnologie al fronte. I sostenitori del nuovo comandante in capo invitano gli ucraini alla calma e a non costruirsi aspettative eccessive. Perché l’annosa e complessa questione della mobilitazione non si risolve con una singola nomina, così come non si ottiene una stabilizzazione immediata del fronte.
Nonostante la reazione positiva alla nomina di Drapatyi, per Zelensky resta ancora un problema irrisolto: Mykhailo Fedorov. Il 21 luglio il presidente gli ha proposto un nuovo incarico nel governo, ma secondo quanto risulta al Foglio, Fedorov è disposto ad accettare soltanto la carica di ministro della Difesa. “Penso che continueranno a discuterne”, dice Dmytro Litvin, consigliere del presidente. Gli ucraini, dal canto loro, si preparano a scendere di nuovo in piazza il 24 luglio se Zelensky non reintegrerà Fedorov. E lui, a quanto pare, non ha intenzione di farlo. A tutti gli incontri del presidente con i militari, e anche al primo incontro con il nuovo comandante in capo Mykhailo Drapatyi, era presente il generale maggiore Yevhen Khmara, uno degli artefici dell’operazione Ragnatela. Il governo lo ha nominato ministro della Difesa ad interim. Il che significa che, per Zelensky, la crisi non è ancora finita.